Israele: chi è Naftali Bennett

Pubblicato il 3 giugno 2021 alle 11:50 in Israele Medio Oriente

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Naftali Bennett, l’uomo che potrebbe diventare il prossimo primo ministro di Israele, è un ebreo ortodosso moderno e un imprenditore milionario nel settore dell’high-tech che, in quindici anni di carriera politica, è stato definito un leader nato, un estremista di destra, un opportunista e un pragmatico.

Bennett è nato nel 1972 da genitori statunitensi che si erano trasferiti in Israele da San Francisco, nel 1967. È cresciuto ad Haifa, una città sulla costa settentrionale di Israele, e ha studiato alla Yavneh Yeshiva High School della stessa città. Nell’esercito, Bennett ha prestato servizio nel Sayeret Matkal, un’unità di ricognizione dello stato maggiore generale, e come comandante di squadra e di compagnia nell’unità Maglan, raggiungendo il grado di maggiore. Successivamente, ha ottenuto una laurea in legge presso l’Università Ebraica di Gerusalemme. Nel 1999, Bennett ha co-fondato, insieme a tre soci, la società high-tech Cyota, specializzata nella sicurezza delle informazioni online, dell’e-commerce, nella prevenzione di frodi bancarie e del phishing. Nel 2005, l’azienda è stata venduta a una società statunitense per 145 milioni di dollari. Bennett è stato anche amministratore delegato di Soluto, che è stata a sua volta ceduta per circa 100 milioni di dollari.

Bennet è entrato poi in politica nel 2006, appena dopo aver servito nella guerra tra Israele e Libano, e ha supportato come assistente proprio Benjamin Netanyahu, allora leader dell’opposizione nel Knesset, il Parlamento israeliano. Non solo, i due uomini sembrano avere un rapporto piuttosto personale in questi anni poiché, secondo Reuters, Bennett ha chiamato il suo primogenito come il fratello di Netanyahu, Yoni, deceduto nel 1976 mentre partecipava ad un raid israeliano per liberare i passeggeri di un volo dirottato, presso l’aeroporto di Entebbe, in Uganda. Il 2005 è un anno di grandi cambiamenti nella politica israeliana. L’allora primo ministro, Ariel Sharon, aveva ordinato l’evacuazione di tutti i cittadini israeliani dalla Striscia di Gaza, poco prima di imporne la chiusura totale, a seguito della vittoria di Hamas alle elezioni palestinesi del 2006. Il ritiro degli israeliani da Gaza è percepito come una sconfitta dalla destra israeliana e dal partito del premier, il Likud, che si è fratturato. Sharon ha fondato il partito centrista Kadima, mentre Netanyahu è rimasto nel Likud. Nel 2006, proprio Bennett era a capo della campagna elettorale di Netanyahu, per le primarie del partito, che lo hanno visto diventarne il leader. Tuttavia, il rapporto di Bennett con il leader del Likud è andato progressivamente deteriorandosi, dal 2006 al 2009.

Nel 2009, Bennett è stato nominato direttore generale del Consiglio Yesha, che raggruppa gli insediamenti israeliani in Cisgiordania, considerati illegali secondo il diritto internazionale. Si tratta di una delle numerose attività che collocano il politico israeliano piuttosto a destra nello spettro politico del Paese. Le sue posizioni estremiste riguardo al rapporto tra israeliani e palestinesi sono testimoniate da numerose affermazioni pubbliche controverse. Nel 2013, secondo una rivista israeliana di sinistra con base a Tel Aviv, Bennet avrebbe dichiarato che i prigionieri palestinesi potevano essere giustiziati senza processo e avrebbe ammesso candidamente di aver ucciso lui stesso numerosi arabi “senza problemi”. Posizioni estremiste si sono concretizzate anche nelle sue attività politiche. Per esempio, come direttore del Consiglio Yesha, l’uomo ha guidato la lotta per annullare il blocco delle costruzioni israeliane nei Territori Palestinesi e per rafforzare la politica degli insediamenti e delle annessioni, nonostante l’opposizione delle Nazioni Unite e le difficoltà che questi propositi creavano e continuano a creare nel dialogo con i rappresentanti palestinesi. 

Nel novembre 2012, Bennett è stato eletto presidente dell’Habayit Hayehudi, in italiano “la Casa Ebraica”, un partito religioso nazionalista nato nel 2008 e che, alle elezioni del 22 gennaio 2013, è riuscito ad ottenere 12 dei 120 seggi del Knesset. Con la formazione del terzo governo Netanyahu, nel quale la Casa Ebraica partecipa, Bennett è stato nominato prima ministro dell’Economia, poi ministro dei Servizi Religiosi e ministro di Gerusalemme e degli Affari della Diaspora, a seguito di una serie di rimpasti. È stato anche membro del gabinetto per la sicurezza politica e ha presieduto il gabinetto dei ministri per la revisione economica, che aveva l’obiettivo di abbassare il costo della vita in Israele. Alle elezioni del 17 marzo 2015, la Casa Ebraica di Bennett ha ottenuto 8 seggi in Parlamento e il suo presidente è stato nominato ministro dell’Istruzione e poi degli Affari della Diaspora, nel quarto governo Netanyahu. Come ministro dell’Istruzione, ha attuato la riforma della “piccola aula”, che ha ridotto il numero di studenti per ogni classe, ha insistito per una maggiore presenza di materie scientifiche alle superiori e ha promosso l’assunzione di 4.600 assistenti negli asili nido.

Il 16 novembre 2018, Bennet annuncia l’uscita del suo partito dalla coalizione di governo, togliendo la maggioranza all’esecutivo guidato dal Likud di Netanyahu e forzando la strada verso nuove elezioni in Israele. Tale decisione arrivava a seguito delle dimissioni dell’allora ministro della Difesa, Avigdor Lieberman, il 14 novembre 2018, a causa di disaccordi interni relativi ad un accordo per il cessate il fuoco con Gaza negoziato dall’esecutivo. Tuttavia, questa crisi di governo porterà ad una stagione di grande instabilità politica in Israele. Le prime elezioni si sono tenute il 9 aprile del 2019, quando il Likud ha ottenuto la maggioranza relativa, non sufficiente a formare un governo. I tentativi di coalizione sono falliti e il Paese è tornato alle elezioni il 17 settembre 2019 e poi ancora il 2 marzo del 2020. Il partito di Netanyahu ha ottenuto sempre la maggioranza relativa dei consensi, ma gli esecutivi che le forze politiche sono riusciti a formare sono sempre stati instabili. In seguito alla mancata approvazione della legge di bilancio nei termini di legge, il 23 dicembre 2020, il Knesset è stato sciolto e sono state indette nuove elezioni. I cittadini israeliani tornano al voto il 23 marzo 2021. Si tratta della quarta tornata elettorale in meno di due anni. 

Durante questo periodo, Bennett effettua una serie di movimenti strategici nell’arena politica. Dopo aver fatto cadere il governo, il 29 dicembre 2018, insieme all’allora ministro della Giustizia, Ayelet Shaked, lascia il suo partito, la Casa Ebraica, per formare un nuovo gruppo parlamentare con un altro deputato, Shuli Moalem-Refaeli, e fondare il partito Nuova Destra, in ebraico HaJamin HeChadasch, che inizialmente era guidato congiuntamente da Bennett e Shaked. Alle elezioni del 2019, la Nuova Destra ottiene solo il 3.22% dei voti e nessun seggio, non avendo superato la soglia di sbarramento. Quinfi, il 29 luglio 2019, il partito di Bennett si coalizza con l’Unione dei Partiti di Destra per partecipare alle elezioni parlamentari del settembre 2019. L’alleanza prende il nome di Yamina e ottiene il 5.87% dei voti, conquistando 7 seggi, di cui 3 spettanti alla Nuova Destra di Bennett e Shaked.

Tuttavia, il 10 ottobre 2019 la coalizione si frattura e la Nuova Destra e il partito Tkuma fuoriescono. L’8 novembre 2019, Benjamin Netanyahu aveva annunciato che la Nuova Destra si sarebbe unita al suo partito, ma il giorno dopo Shaked ha smentito la notizia. Dopo una serie di discussioni, la coalizione Yamina è tornata unita per partecipare alle elezioni parlamentari del 2020, rafforzata dall’ingresso dell’ex partito di Bennett, la Casa Ebraica. Nelle elezioni del 2020 Yamina ha ottenuto 6 seggi, uno in meno del 2019, ma la Nuova Destra ha comunque mantenuto i suoi 3 seggi. Con l’accordo di governo fra Gantz e Netanyahu, la coalizione è stata quindi all’opposizione. Infine, alle elezioni del 2021, Yamina ha ottenuto di nuovo 7 seggi, con il 6.21% delle preferenze. Dopo nuove contrattazioni politiche, la coalizione diventa una delle forze politiche protagoniste di una nuova possibile alleanza di larghe intese in Israele, pronta a formare un governo, che metterebbe fine alla leadership di Netanyahu, alla guida dell’esecutivo di Israele da dodici anni.

Il 2 giugno, il leader centrista, Yair Lapid, alla guida del partito Yesh Atid, ha annunciato ufficialmente di aver raggiunto un’intesa con le altre forze politiche israeliane per la formazione di un nuovo governo di unità nazionale. Lapid ha informato il presidente israeliano, Reuven Rivlin, di essere riuscito a trovare una maggioranza per un nuovo esecutivo. Già il 30 maggio, Bennett, a nome della coalizione Yamina, si è detto disposto a formare un governo di unità nazionale con Yesh Atid, dando nuovo impulso alle negoziazioni in corso. In totale, la nuova coalizione potrebbe contare sul sostegno di 61 parlamentari, con una risicata maggioranza nel Knesset e ricoprendo un ampio spettro politico. L’estrema destra è rappresentata dalla coalizione “Yamina”, con Bennett come leader, dal partito “Nuova Speranza”, guidato dall’ex Likud Gideon Saar, e da “Israel Beytenu”, con a capo Avigdor Lieberman. Al centro, invece, c’è il partito “Blue and White”, guidato dall’ex vicepremier, Benny Gantz, e in cui è confluito il partito centrista e laico, Yesh Atid, di Lapid. Invece, a sinistra, troviamo “Ha’Avoda”, il partito laburista, “Meretz”, un partito politico di ispirazione laica e socialdemocratica, e la “United Arab List”, conosciuta in ebraico come “Raam”, un partito arabo che rappresenta parte dei palestinesi israeliani. Quest’ultimo è fuoriuscito il 28 febbraio 2021 dalla “Joint List”, un’alleanza politica degli altri quattro principali partiti politici palestinesi in Israele. La United Arab List, da sola, ha totalizzato il 3.79% delle preferenze e ha ottenuto 4 seggi. La Joint List ha preso il 4.81% dei voti e ha ottenuto 5 seggi. 

Secondo l’intesa raggiunta da Bennett e Lapid, sarà il primo ad assumere la carica di premier per i primi due anni, mentre il secondo guiderà il Ministero degli Esteri. Successivamente, toccherà al leader di Yesh Atid guidare l’esecutivo. Lapid, rivolgendosi al capo di Stato israeliano, ha assicurato che il nuovo governo si impegnerà per unire le componenti della società israeliana, mettendosi a servizio di tutto il Paese, anche di chi non sostiene il nuovo esecutivo, i quali verranno comunque rispettati. La prossima mossa è assegnare i portafogli ministeriali e ottenere l’approvazione della Knesset, il Parlamento israeliano, a cui Lapid intende sottoporre il nuovo governo quanto prima. In tale contesto, la posizione di partiti estremisti di destra, come quello di Bennett, appare complessa, poiché questi saranno costretti a scendere a patti con le necessità dei palestinesi israeliani, per esempio, o dei movimenti socialdemocratici. Alla luce di ciò, la tenuta di questo possibile nuovo esecutivo è incerta e il ruolo di personalità come Bennett sembra essere estremamente rilevante. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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