Guerra civile in Yemen: ne discutono funzionari di USA e Arabia Saudita

Pubblicato il 3 giugno 2021 alle 9:52 in Arabia Saudita USA e Canada Yemen

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Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Lloyd Austin, ha ribadito a Riad il sostegno di Washington agli sforzi profusi per difendere il popolo e i territori sauditi e porre fine al conflitto civile in Yemen. Nel frattempo, anche l’inviato speciale degli USA, Timothy Lenderking, ha discusso con funzionari yemeniti degli ultimi sviluppi nell’arena yemenita.

Il 2 giugno, Austin ha tenuto una conversazione telefonica con il ministro della Difesa saudita, il principe ereditario Mohammed bin Salman, per discutere di questioni legate alla sicurezza della regione mediorientale, prima fra tutte la crisi yemenita. A tal proposito, il segretario statunitense, oltre a definire Riad un “pilastro” nell’architettura della sicurezza e stabilità regionale, ha messo in luce gli sforzi profusi dal Regno per contrastare le milizie ribelli Houthi e ha ringraziato il suo interlocutore per aver collaborato, in modo costruttivo, con l’inviato Lenderking. Washington, ha affermato Austin, continuerà a sostenere l’Arabia Saudita affinchè questa riesca ad autodifendersi, migliorando le sue capacità difensive e militari.

Nel frattempo, Lenderking, nella medesima giornata del 2 giugno, ha incontrato il ministro degli Esteri yemenita, Ahmed bin Mubarak, e il vicepresidente Ali Mohsen Saleh al-Ahmar. Nel corso dei colloqui, Saleh ha affermato che gli Houthi continuano a violare l’Accordo di Stoccolma, siglato il 13 dicembre 2018 con il governo yemenita, oltre a perpetrare “attacchi feroci” contro altre regioni, prima fra tutte Ma’rib. A detta del vicepresidente, sono state tali operazioni a rivelare il sostegno dell’Iran al gruppo sciita, mostrato soprattutto dalle armi fornite, mentre, secondo il ministro bin Mubarak, l’intransigenza dei ribelli e la loro opposizione alle iniziative di pace hanno ulteriormente esacerbato la situazione umanitaria in Yemen.

Per Lenderking, il ruolo di Teheran nell’arena yemenita non ha assistito né ad una diminuzione né a sviluppi positivi. Ad ogni modo, anche per l’inviato degli USA è necessario che le milizie ribelli pongano fine alla propria offensiva a Ma’rib, ultima roccaforte delle forze filogovernative nel Nord dello Yemen, così come alle azioni “destabilizzanti” nei restanti territori. Dichiarazioni simili sono state riferite anche il primo giugno, nel corso di una videochiamata con il governatore di Ma’rib, Sultan al-Arada, durante la quale Lenderking ha espresso preoccupazione per le conseguenze umanitarie derivanti dall’offensiva degli Houthi, in corso sin dalla prima settimana di febbraio. Per al-Arada, Ma’rib desidera la pace e sarà tale governatorato a rappresentare il punto di partenza per ripristinare lo stato yemenita.  

In un’intervista con al-Arabiya, del 2 giugno, uno sceicco di una tribù di Ma’rib, Ali bin Gharib, ha affermato che gli Houthi continuano a seminare morte nello Yemen, prendendo di mira anche i civili. Per bin Gharib, le tribù yemenite svolgono un ruolo rilevante nella difesa del Paese e della sua identità nazionale, con esse, la coalizione internazionale guidata da Riad, posta a fianco dell’esercito filogovernativo. Ad ogni modo, il gruppo sciita è un “nemico dello Yemen e del Medio Oriente in generale” e sta provando a conquistare Ma’rib per la sua rilevanza a livello economico ed energetico. Secondo i dati diffusi dall’Organizzazione SAM per i diritti e le libertà, dall’inizio del conflitto yemenita, Ma’rib è stata colpita da più di 115 missili balistici e 140 Katyusha, che hanno provocato la morte di 255 civili e il ferimento di altri 445.

Anche a Hodeidah, governatorato occidentale oggetto dell’accordo di Stoccolma, la situazione continua a essere tesa. Stando a quanto riportato da al-Arabiya, tra il primo e il 2 giugno, decine di combattenti Houthi sono rimasti uccisi o feriti a seguito di scontri con le forze congiunte, nel Sud della regione, dopo che i ribelli avevano provato ad avanzare verso le postazioni delle forze yemenite presso Hays e al-Durayhimi, oltre che nella zona orientale della città portuale.

La crisi yemenita è scoppiata a seguito del colpo di stato Houthi del 21 settembre 2014. Da gennaio 2020, le tensioni si sono particolarmente acuite presso i fronti settentrionali e Nord-occidentali, tra cui Ma’rib. Qui, dalla prima settimana di febbraio 2021, i ribelli hanno lanciato una violenta offensiva, tuttora in corso, volta a conquistare una regione ricca di risorse petrolifere e che consentirebbe loro di completare i propri piani espansionistici nel Nord dello Yemen. Al momento, però, non sono stati registrati risultati significativi, mentre il peggioramento della situazione umanitaria desta preoccupazione a livello internazionale. Gli Houthi hanno provato ad avanzare verso l’Ovest del governatorato, a circa 10 km dal centro della città, ma hanno incontrato la resistenza dell’esercito yemenita, coadiuvato dalla coalizione a guida saudita. Quest’ultima è intervenuta nel conflitto il 26 marzo 2015, e vede la partecipazione di Emirati Arabi Uniti, Sudan, Bahrain, Kuwait, Egitto e Giordania. 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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