Disputa tra Madrid e Rabat: il leader del Fronte Polisario lascia la Spagna

Pubblicato il 3 giugno 2021 alle 12:14 in Marocco Spagna

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Il leader del Fronte Polisario, Brahim Ghali, accolto dalla Spagna per ricevere cure mediche, ha lasciato il Paese europeo, il 2 giugno, per recarsi in Algeria. L’accoglienza di Ghali, in aggiunta alla crisi migratoria nell’enclave spagnola di Ceuta, è stata alla base di una disputa diplomatica tra Madrid e Rabat.

Il capo del Fronte Polisario, un movimento indipendentista sostenuto dall’Algeria, che richiede la sovranità sulla regione del Sahara Occidentale, è stato ricoverato dal 18 aprile presso un ospedale a Logrono, 300 chilometri a Nord di Madrid, dopo essere risultato positivo al Covid-19 e aver sviluppato sintomi di cui non è stata mai chiarita la portata. Il suo ingresso in Spagna ha suscitato tensioni con il Marocco, il cui governo, già il 25 aprile, aveva messo in luce come il leader indipendentista fosse perseguibile per crimini di guerra e violazioni dei diritti umani, e, pertanto, la decisione spagnola di ospitare Ghali era contraria allo spirito di partenariato e di buon vicinato. Ghali, inoltre, sarebbe entrato nel Paese europeo sotto falsa identità, con lo pseudonimo di “Mohamed Ben Battouche”, dopo una serie di trattative di alto livello che hanno visto l’intervento del presidente algerino, Abdelmajid Tebboune, e del premier spagnolo, Pedro Sanchez. Il Ministero degli Esteri spagnolo, da parte sua, aveva precedentemente dichiarato che la permanenza in ospedale di Ghali era avvenuta sotto la premessa di “ragioni strettamente umanitarie”.

È stato il medesimo Ministero a riferire, il primo giugno, che il leader avrebbe preso un aereo civile da Pamplona, senza specificare la destinazione, e che le autorità marocchine erano state informate. Poi, il rappresentante in Algeria dell’autoproclamata Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi (SADR) Abdelkader Taleb Omar, ha affermato che Ghali è giunto nel Paese Nordafricano per continuare il periodo di degenza. Il 2 giugno, il leader ha altresì ricevuto la visita del presidente Tebboune, recatosi presso l’ospedale militare Ain Naadja di Algeri. La partenza di Ghali per Algeri è avvenuta dopo la deposizione in tribunale avvenuta, da remoto, il primo giugno. Dopo aver ascoltato il leader, accusato di torture e genocidio, un giudice spagnolo ha deciso di non imporre misure come il sequestro del passaporto o la custodia cautelare, considerata l’assenza di prove che confermassero il coinvolgimento di Ghali nei crimini di cui era stato accusato.

I crimini di cui è accusato il capo del Fronte Polisario si sarebbero verificati tra il 1976 al 1989 ai danni di civili spagnoli e saharawi. Vari testimoni sono comparsi davanti al tribunale nazionale di Madrid, nel marzo 2014, per fornire la loro versione sulle presunte torture avvenute nella prigione di Errachid. Qualche anno dopo, prima nel 2008 e poi nel 2016, il giudice Pablo Ruiz ha convocato Ghali in tribunale per affrontare le accuse a suo carico, ma l’uomo si è mai presentato.

Per alcuni analisti, la partenza del leader potrebbe favorire un allentamento delle tensioni tra Rabat e Madrid. Per altri, invece, le divergenze tra i due sono difficili da risanare, e non è da escludersi lo scoppio di ulteriori crisi. Ad ogni modo, secondo diversi osservatori, attraverso le vicende delle ultime settimane, il Regno del Marocco ha tracciato delle “linee rosse” nei dossier che riguardano la propria integrità territoriale, ribadendo la propria posizione sul Sahara occidentale e mostrando la capacità di difendere i propri interessi. Inoltre, è stato rilevato, nonostante la Spagna abbia provato a dirottare la questione sul dossier migratorio, il Marocco “ha vinto”, attraverso pressioni diplomatiche.

Circa un mese dopo la notizia del ricovero di Ghali, a partire dal 17 maggio, più di 8.000 persone sono entrate in maniera irregolare nel territorio spagnolo di Ceuta, in Nord Africa, grazie ad un allentamento dei controlli transfrontalieri. Madrid ha considerato l’evento un gesto politico punitivo e ha accusato Rabat di aver deliberatamente deciso di diminuire la sorveglianza al confine favorendo in questo modo i passaggi. Ad oggi, quasi tutte le persone sono state rimpatriate in Marocco ma resta aperta la questione di centinaia di minori non accompagnati ancora sul territorio di Ceuta, che non possono essere espulsi, secondo la legge spagnola. In tale quadro, il primo giugno, il sovrano marocchino, il re Mohammed VI, ha ordinato il ritorno nel Regno di tutti i minori marocchini che si trovano illegalmente in alcuni Paesi europei. La mossa è stata vista come un passo per porre fine alla crisi con Madrid.

La disputa sul Sahara Occidentale ha avuto inizio nel 1975 quando, in seguito al ritiro del dominio spagnolo, il Marocco ha annesso una parte di tale area, situata sulla costa Nord-occidentale dell’Africa. In risposta, nel 1976, il Fronte Polisario, costituitosi come movimento il 10 maggio 1973, ha annunciato la nascita della Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi (SADR), instaurando un governo in esilio in Algeria ed intraprendendo una guerriglia per l’indipendenza durata fino al 6 settembre 1991, anno in cui venne dichiarato un cessate il fuoco, promosso dalla Missione delle Nazioni Unite per il referendum nel Sahara Occidentale (MINURSO).

Ad oggi, il governo di Rabat rivendica la propria sovranità sul Sahara Occidentale, mentre il Fronte Polisario continua a battersi affinché venga indetto un referendum per l’autodeterminazione del proprio territorio, dove risiede circa mezzo milione di individui. Nonostante l’adesione del Marocco al cessate il fuoco, i tentativi del fronte separatista di effettuare operazioni militari contro le postazioni dell’esercito marocchino hanno portato Rabat a rivendicare il diritto di autodifesa, al fine di garantire la integrità territoriale e sicurezza nazionale. Dopo circa 30 anni dalla proclamazione del cessate il fuoco, le tensioni si sono riaccese il 13 novembre 2020, quando le autorità marocchine hanno deciso di intervenire nella zona cuscinetto di Guerguerat, un piccolo villaggio nell’estremo Sud-Ovest del Sahara occidentale, per rispondere alle “pericolose e inaccettabili provocazioni” del Fronte Polisario. In realtà, già il 21 ottobre, stando a quanto riportato da fonti marocchine, gruppi armati fedeli al Fronte Polisario, pari a circa 70 combattenti, avevano chiuso il valico di frontiera tra Marocco e Mauritania e si erano infiltrati nell’area di Guerguerat, ostacolando la circolazione di persone e merci, oltre a limitare il lavoro degli osservatori militari della Missione dell’Onu.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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