Arabia Saudita: il colosso energetico pronto a vendere obbligazioni

Pubblicato il 3 giugno 2021 alle 15:37 in Arabia Saudita Medio Oriente

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La compagnia petrolifera dell’Arabia Saudita, Saudi Aramco, ha avviato trattative con circa 15 banche per gestire una vendita di “debito islamico”, altresì noto come “sukuk”, attraverso obbligazioni in dollari statunitensi e moneta locale. L’obiettivo è raccogliere fondi che consentano al gigante petrolifero saudita di mantenere gli impegni presi con il governo di Riad.

La notizia, riportata dal quotidiano al-Arab, è stata diffusa, il 2 giugno, da Bloomberg, sulla base di fonti a conoscenza dei fatti, in condizioni di anonimato. Sono state queste a specificare che l’azienda si ritrova a finanziare un dividendo pari a circa 75 miliardi di dollari, già mantenuto, lo scorso anno, nonostante il calo dei prezzi di petrolio. Ora, l’obiettivo sembra essere lo stesso, il che lascia presagire che vi saranno altresì investimenti interni significativi, inclusi nei piani del Regno volti a trasformare l’economia del Paese. Una delle fonti ha affermato che l’accordo potrebbe avvenire nelle prossime settimane e che, in totale, la società potrebbe riuscire a raccogliere circa 5 miliardi di dollari. Tra gli istituti bancari coinvolti vi sono First Abu Dhabi Bank, HSBC, NCB Capital e Standard Chartered.

Al pari di Saudi Aramco, anche la Qatar Petroleum dovrebbe emettere obbligazioni entro la fine di giugno, il che potrebbe consentire alla compagnia di raggiungere i 10 miliardi di dollari, mentre la Energy Development Oman sta cercando di raccogliere circa 3 miliardi. Circa la società saudita, risale al 2019 il suo debutto nel mercato obbligazionario. In particolare, il 2 novembre di quell’anno è stata aperta un’offerta pubblica iniziale (IPO) che ha portato Saudi Aramco a vendere parte delle proprie quote in borsa a investitori pubblici, in modo da aumentare il proprio capitale. In tale occasione, la percentuale delle azioni di vendita è stata pari all’1,7%.

L’IPO di Aramco 2019 è stata vista come un pilastro del programma di diversificazione economica volto ad attrarre investimenti esteri. Inoltre, la società è stata in grado di raccogliere 25,6 miliardi di dollari nell’IPO aperta a novembre 2019 e successivamente ha venduto più azioni con una “opzione greenshoe”, raggiungendo in totale 29,4 miliardi di dollari. L’obiettivo è stato consentire la partecipazione di investitori all’interno e all’esterno del Regno, creare migliaia di posti di lavoro e aumentare le dimensioni del mercato azionario saudita. Non da ultimo, era stato riferito che i fondi sarebbero destinati ad alimentare il Fondo pubblico per gli Investimenti, per promuovere progetti promettenti per il Paese.

L’utile di Saudi Aramco è aumentato nel primo trimestre 2021, alla luce della ripresa dei mercati globali di petrolio e gas, sebbene il flusso di cassa libero sia rimasto troppo basso per coprire completamente il suo dividendo per il periodo, pari a 18,75 miliardi di dollari. Quasi tutti i pagamenti dell’azienda vanno al governo saudita, il quale, a sua volta, sta cercando di ridurre un deficit di bilancio che lo scorso anno ha raggiunto 12% del prodotto interno lordo. Il prezzo del petrolio, definito la “linfa vitale” dell’Arabia Saudita, è raddoppiato da ottobre a più di 70 dollari al barile. L’aumento è stato sostenuto anche dal cartello dei produttori OPEC+, di cui l’Arabia Saudita è uno dei principali membri, che ha ridotto le esportazioni.

Tuttavia, all’inizio del 2020, in risposta al crollo dei prezzi del greggio, Saudi Aramco aveva tagliato le spese, ridotto i posti di lavoro e optato per la vendita di asset non essenziali. Parallelamente, i debiti sono aumentati, principalmente a causa della sua acquisizione da 69 miliardi di dollari del produttore di prodotti chimici Saudi Basic Industries Corp., un accordo concordato prima che scoppiasse la pandemia di Coronavirus. Il rapporto di indebitamento è passato da meno del 5% all’inizio del 2020 al 23% a marzo 2021, al di sopra del limite autoimposto della società del 15%. La spesa in conto capitale è destinata ad aumentare quest’anno a 35 miliardi di dollari, ma sarà ancora al di sotto delle indicazioni fornite durante l’offerta pubblica iniziale di Aramco del 2019.

Ciò avviene in un momento in cui a maggio, per il nono mese consecutivo, è stato registrato un ampliamento del settore privato non petrolifero dell’Arabia Saudita. A mostrarlo l’indice IHS Markit Saudi Arabia Purchasing Managers, aumentato dal 55,2 di aprile al 56,4 di maggio 2021, avvicinandosi sempre più alla media del Regno, pari a 56,9. Ciò dimostrerebbe una ripresa dell’economia saudita, che, dopo la contrazione del 4,1% del 2020 si prevede crescerà del 2,1% nell’anno in corso, secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale (FMI).

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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