Che cosa sta succedendo in Mozambico?

Pubblicato il 2 giugno 2021 alle 6:00 in Africa Mozambico

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Mentre l’insurrezione islamista nel Nord del Mozambico continua a minacciare la sicurezza del Paese e la crisi umanitaria si aggrava, l’instabilità rischia di diffondersi oltre i confini nazionali. Più di 30.000 persone sono fuggite dalla città di Palma dopo l’attacco dei militanti locali legati allo Stato Islamico, il 24 marzo. Gli sforzi per contenere e sconfiggere i jihadisti, nonché per proteggere i massicci investimenti internazionali nel settore del gas naturale liquefatto (GNL), hanno messo in evidenza le difficoltà delle truppe del Mozambico, che hanno delegato a compagnie di sicurezza private, russe e sudafricane, la protezione dei cittadini.

Cosa è successo in Mozambico?

Il 24 marzo di quest’anno, circa 100 membri di un gruppo affiliato allo Stato Islamico e noto con il nome di al-Shabab (da non confondersi con l’omonima organizzazione terroristica somala) hanno preso d’assalto la città di Palma, nel Nord del Paese. Decine di civili (ancora non è noto il numero esatto delle vittime) sono state uccise nell’escalation di violenza che ha visto i militanti sparare indiscriminatamente alle persone e distruggere gli edifici, tra cui case, banche, negozi, strutture militari e uffici di polizia. In pochi giorni, al-Shabab è riuscito a prendere il controllo di parte della costa e di alcune delle maggiori strade intorno alla città, tagliando le vie di accesso per il passaggio dei rinforzi militari.

Secondo alcune testimonianze locali, raccolte in un’inchiesta del New York Times pubblicata qualche giorno fa, il 26 maggio, Palma sarebbe stata mal difesa dalle truppe nazionali. La maggior parte dei soldati si sarebbe schierata a protezione del sito sviluppato dalla francese Total per la produzione di GNL, situato ad Afungi, poco più a Sud. Solo alcuni elicotteri di compagnie di sicurezza private avrebbero organizzato l’evacuazione dei civili rimasti bloccati nell’assalto. Tra queste, la Dyck Advisory Group (DAG), una società militare privata sudafricana intervenuta per aiutare il governo del Mozambico a contrastare la rivolta armata. Altri civili avrebbero organizzato autonomamente la fuga da Palma. In un albergo della città, l’Hotel Aramula, dove circa 200 persone erano rimaste intrappolate a causa dell’offensiva, diversi clienti della struttura avrebbero guidato insieme, divisi in 17 veicoli, per cercare di raggiungere la spiaggia più vicina. Alcuni dei mezzi del convoglio, tuttavia, sarebbero stati attaccati dai gruppi di miliziani armati. 

Il governo del Mozambico si è difeso dalle accuse di inadempienza affermando di aver fatto tutto il possibile per proteggere la zona e dichiarando di essere sempre impegnato nella sicurezza dei cittadini. Il New York Times, dal canto suo, ha evidenziato come solo una piccola porzione della popolazione di Palma sia stata evacuata durante l’offensiva. A detta del quotidiano, il 95% delle persone presenti sul luogo sarebbe stato lasciato indietro. Lo staff della Total, invece, è stato uno dei pochi ad essere soccorso con l’aiuto del governo, che ha messo a disposizione una nave di pattugliamento e controllo, la Ocean Eagle 43, per proteggere la Sea Star 1, l’imbarcazione utilizzata per l’evacuazione degli impiegati della compagnia francese. Via mare, circa 300 persone sarebbero riuscite a fuggire da Palma.

Nelle sue dichiarazioni successive all’attacco, il presidente del Mozambico, Filipe Nyusi, ha cercato di minimizzare la gravità dell’offensiva jihadista. Il capo di Stato ha poi assicurato il ritorno della normalità a Palma, affermando che le forze di sicurezza sono rientrate nella città e che la situazione è ora sicura. A causa della violenza, tuttavia, la Total ha deciso di sospendere per un periodo di tempo indefinito le sue operazioni nel sito di Afungi. La società ha altresì confermato il ritiro di tutto il personale.

Secondo l’indagine condotta dal New York Times, un mese dopo l’attacco, immagini satellitari mostrano ancora grandi incendi nella zona di Palma e attacchi sporadici contro gli edifici. Testimonianze di spari e scontri a fuoco sono frequenti e i civili che vogliono fuggire da questa minaccia sono costretti ad affidarsi a gruppi di volontari che lavorano con compagnie private organizzando voli o spostamenti su strada. 

Chi sono i responsabili dell’offensiva?

Sono chiamati al-Shabab o Al-Sunna wa Jama’a. Si tratta di un gruppo di militanti islamisti del Mozambico, che ha giurato fedeltà all’Isis nel 2019 e che conta circa 4.500 membri, di cui 2.000 armati. L’organizzazione opera nella provincia di Cabo Delgado, ricca di gas, dall’ottobre del 2017, quando ha iniziato la sua ribellione armata contro il governo di Maputo. Gli attacchi sono cominciati nella cittadina di Mocimboa da Praia e, da allora, si sono diffusi in altri sette distretti, ovvero un terzo del territorio della provincia. I leader dell’organizzazione intrattengono legami anche con altri gruppi terroristici dell’Africa orientale. Nel 2018, l’organizzazione ha spostato la sua attenzione su piccoli villaggi remoti, cercando di ridurre al minimo i conflitti diretti con le forze di sicurezza del governo. Con limitate eccezioni, il gruppo ha condotto quasi sempre i propri attacchi nella provincia di Cabo Delgado. Gli attentati variano di intensità e scala, ma generalmente includono l’uso di armi da fuoco e di armi da taglio, ad esempio machete. Talvolta, le offensive prevedono anche decapitazioni e rapimenti. Molti dei membri stranieri del gruppo sono reclutati in Tanzania, Uganda e Somalia.

Il 10 marzo, il Governo degli Stati Uniti ha designato il gruppo di ribelli in Mozambico come organizzazione terroristica straniera affiliata allo Stato Islamico, ai sensi della sezione 219 dell’Immigration and Nationality Act. Il gruppo è stato altresì inserito nella lista dei Special Designated Global Terrorists (SDGTs), così come il suo leader Abu Yasir Hassan. Si stima che, dal 2017, più di 2.800 persone siano state uccise e almeno 700.000 siano rimaste sfollate a causa delle violenze. 

Quali sono le ripercussioni degli attacchi sulla sicurezza regionale?

I vicini africani del Mozambico sono sempre più preoccupati per i rischi di una diffusione dell’insurrezione a livello regionale. Ciò rappresenta una sfida soprattutto per la Southern African Development Community (SADC), un’organizzazione di 16 nazioni impegnata nel rispondere alle minacce alla pace e alla sicurezza in Mozambico e in Africa meridionale. Dopo l’offensiva di marzo, l’ente ha raccomandato l’invio di una missione di valutazione tecnica nel Paese e lo schieramento di una forza militare regionale che coinvolga circa 3.000 soldati, per aiutare a ripristinare la sicurezza a Cabo Delgado. Nello specifico, il 27 maggio, durante l’ultimo incontro della SADC, il blocco ha affermato che lavorerà per sostenere le forze di sicurezza del Mozambico ma non ha menzionato l’attuazione di alcuna risposta concreta.

Il presidente Nyusi ha più volte affermato, in passato, che il Mozambico dovrebbe gestire da solo alcuni aspetti della sua sicurezza per ragioni di sovranità e si è dimostrato spesso restio ad accettare l’aiuto di attori stranieri. Il Sudafrica, tuttavia, spinge affinché venga avviato un intervento militare urgente per risolvere il conflitto. Il vertice del 27 marzo, secondo il comunicato finale, avrebbe preso atto dei progressi nella ricerca di una soluzione duratura alla violenza, valutato la proposta di una risposta regionale comune e deciso di convocare un altro incontro in Mozambico entro il 20 giugno.

Non sono solo gli Stati dell’Africa meridionale che rischiano di trovarsi di fronte alle conseguenze dell’instabilità mozambicana. Anche nell’Oceano Indiano, gli Stati insulari, come il Madagascar, potrebbero dover affrontare le ricadute dell’insurrezione sulla sicurezza marittima nel Canale del Mozambico, un’importante rotta di navigazione globale. Qui, una pluralità di attori sta valutando le opportunità associate agli investimenti intorno ai massicci giacimenti offshore di gas naturale liquefatto. Un aumento dell’insicurezza rischia di allontanare gli investitori, come dimostrato dal fatto che proprio Total, dopo l’offensiva a Palma, ha deciso di sospendere la costruzione di un progetto di gas offshore da 20 miliardi di dollari nell’area.

Per quanto riguarda le iniziative delle potenze internazionali a favore di una stabilizzazione del Mozambico, gli Stati Uniti hanno accettato di addestrare i soldati mozambicani e anche l’Unione Europea sta valutando seriamente l’invio di istruttori militari, un passo già compiuto dal Portogallo tramite accordi bilaterali. Secondo quanto specificato dal capo della politica estera dell’UE, Josep Borrell, il 28 maggio, il blocco potrebbe installare una vera e propria missione di addestramento militare in Mozambico entro qualche mese. Il problema è solo quello di trovare altri Paesi, oltre al Portogallo, che accettino di fornire le proprie truppe. 

Nel frattempo, circa 60 soldati portoghesi inviati in Mozambico a maggio stanno conducendo un programma quadrimestrale di formazione di 11 soldati mozambicani, finalizzato a contrastare l’insurrezione, a condividere informazioni e a utilizzare droni per tracciare i movimenti dei militanti islamisti. La missione dell’UE amplierebbe l’iniziativa del Portogallo e permetterebbe di svolgere attività di formazione su scala più ampia. Borrell ha sottolineato che entro la fine dell’anno potrebbero essere inviati nel Paese africano circa 200-300 uomini.

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Chiara Gentili

di Redazione

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