Yemen: l’inviato dell’Onu è ottimista, ma sono necessari “sacrifici”

Pubblicato il 1 giugno 2021 alle 10:10 in Medio Oriente Yemen

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A margine dei colloqui con le milizie ribelli Houthi, l’inviato speciale delle Nazioni Unite in Yemen, Martin Griffiths, ha riferito di aver discusso con il gruppo sciita di un piano di pace, che mira non solo a porre fine al conflitto, ma altresì a promuovere la ripresa del processo politico. I ribelli sembrano essere favorevoli all’attuazione delle misure umanitarie.

Le parole di Griffiths sono giunte il 31 maggio, nel corso di una conferenza stampa all’aeroporto di Sana’a, la capitale yemenita tuttora posta sotto il controllo dei ribelli Houthi, dopo aver incontrato il leader Abdulmalik al-Houthi, il giorno precedente, il 30 maggio. Griffiths, in particolare, ha riferito di aver nuovamente presentato un piano di pace, che include tre obiettivi principali, un cessate il fuoco a livello nazionale, la revoca delle restrizioni alla libertà di merci e persone da e verso lo Yemen, e l’avvio di un processo politico. Il piano, ha affermato l’inviato, ha già ricevuto ampio sostegno a livello regionale e internazionale, compreso quello degli Stati Uniti. Inoltre, gli stessi yemeniti hanno mostrato la volontà di porre fine al conflitto e riconquistare la propria libertà, e si spera che ciò potrà contribuire a concludere positivamente il processo di negoziazione. Griffiths ha poi dichiarato che, nel corso dell’ultimo anno e mezzo, ci si è impegnati per promuovere punti di facile attuazione, ma che sono stati ostacolati nel momento in cui le tensioni sono continuate e le parti belligeranti hanno provato ad ottenere maggiori guadagni sul campo. Pertanto, al momento ciò che è necessario è porre fine al conflitto, ma avanzare verso la pace richiede la volontà e l’impegno di ciascuna parte.

Gli Houthi, dal canto loro, sono stati più volte accusati di aver ostacolato gli sforzi internazionali che mirano a portare pace in Yemen, dopo essersi altresì rifiutati di incontrare l’inviato dell’Onu, nel corso della sua precedente visita. Durante i colloqui del 30 maggio, invece, i ribelli, secondo fonti ufficiali, si sono detti disposti ad accettare le misure umanitarie proposte, il che potrebbe essere un primo passo per la ripresa del processo politico. Anche Griffiths ha affermato che condividerà con l’altra parte belligerante, il governo legato al presidente Rabbo Mansour Hadi, alcuni dei punti discussi con il leader degli Houthi, riguardanti soprattutto aspetti umanitari. Per l’inviato dell’Onu si tratta di un aspetto su cui potrebbe essere raggiunto un accordo “urgente”.

Secondo alcuni analisti, gli Houthi avrebbero accettato di incontrare Griffiths, negli ultimi giorni del suo mandato, per non dare nuovamente l’impressione di ostacolare la pace in Yemen. Ad ogni modo, i ribelli sono fermi sulla propria posizione e continuano a richiedere l’allentamento delle restrizioni presso il porto occidentale di Hodeidah e l’aeroporto di Sana’a. Al contempo, alcuni ritengono che il gruppo sciita difficilmente si allontaneranno da Ma’rib, l’ultima roccaforte del Nord dello Yemen controllata dalle forze filogovernative, se prima non otterranno i guadagni sperati.

Anche il presidente Hadi, il 31 maggio, ha accusato gli Houthi di “non credere nella convivenza e nella pace e di parlare fluentemente solo la lingua delle armi”, come mostrato dal loro rifiuto degli sforzi di pace, dall’escalation a Ma’rib e dalle violazioni dell’accordo di Stoccolma. Nel corso di un incontro con diplomatici svedesi, il capo di Stato yemenita ha messo in luce le azioni “ostili” del gruppo sciita, che avrebbe continuato le proprie operazioni dopo che non è riuscito a realizzare gli obiettivi della propria agenda e di quella dell’Iran.

La crisi yemenita è scoppiata a seguito del colpo di stato Houthi del 21 settembre 2014. Da gennaio 2020, le tensioni si sono particolarmente acuite presso i fronti settentrionali e Nord-occidentali, tra cui Ma’rib. Qui, dalla prima settimana di febbraio 2021, i ribelli hanno lanciato una violenta offensiva, tuttora in corso, volta a conquistare una regione ricca di risorse petrolifere e che consentirebbe loro di completare i propri piani espansionistici nel Nord dello Yemen. Al momento, però, non sono stati registrati risultati significativi, mentre il peggioramento della situazione umanitaria desta preoccupazione a livello internazionale. Gli Houthi hanno provato ad avanzare verso l’Ovest del governatorato, a circa 10 km dal centro della città, ma hanno incontrato la resistenza dell’esercito yemenita, coadiuvato dalla coalizione a guida saudita. Quest’ultima è intervenuta nel conflitto il 26 marzo 2015, e vede la partecipazione di Emirati Arabi Uniti, Sudan, Bahrain, Kuwait, Egitto e Giordania. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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