Spagna e Marocco: a rischio le relazioni di “buon vicinato”

Pubblicato il 1 giugno 2021 alle 13:25 in Marocco Spagna

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Il Marocco e la Spagna sono tornate a scambiarsi accuse reciproche nel mezzo di una discussione diplomatica innescata dalla crisi migratoria nell’enclave spagnola di Ceuta e dalla questione territoriale del Sahara occidentale. 

Il primo ministro della Spagna, Pedro Sanchez, ha descritto le azioni di Rabat, che avrebbe tentato, a detta di Madrid, di allentare i controlli alle frontiere per permettere il passaggio sul territorio spagnolo di migliaia di migranti irregolari, come “inaccettabili” ed equiparabili ad “un assalto ai confini nazionali”. Il Ministero degli Affari Esteri marocchino, da parte sua, ha accusato il governo spagnolo di aver infranto “la fiducia e il rispetto reciproci” e ha sottolineato che il problema non è la migrazione. Il Ministero ha ricordato che Rabat collabora da anni con Madrid nel frenare i flussi migratori e nel combattere il terrorismo e ha specificato che il Marocco avrebbe aiutato la Spagna a sventare circa 82 attacchi estremisti nel Paese. “Non può combattere il separatismo in casa e promuoverlo nel suo vicinato”, ha affermato il Ministero marocchino, ricorrendo ad un parallelismo tra la questione del Sahara Occidentale e quella della regione spagnola della Catalogna ed evidenziando il sostegno di Rabat contro il movimento indipendentista catalano.

Mentre Sanchez continua a suggerire che i recenti eventi di Ceuta rappresentino la causa principale della frattura tra Spagna e Marocco, quest’ultimo sostiene invece che la lite in corso sia essenzialmente il risultato della crescente ostilità spagnola nei confronti degli interessi marocchini, inclusa un’apparente tendenza pro-Polisario diffusasi tra alcuni alti funzionari di Madrid. Il tutto sarebbe nato dalla decisione spagnola di ospitare nel Paese il leader del Fronte Polisario, che lotta per l’indipendenza del Sahara occidentale, Brahim Ghali, bisognoso di un ricovero ospedaliero dopo aver contratto il coronavirus. La questione ha fatto arrabbiare il Marocco, mentre Madrid ha giustificato l’ingresso di Ghali nel territorio spagnolo affermando di averlo fatto per “ragioni umanitarie”. L’uomo sarebbe entrato nel Paese sotto il nome di Mohamed Ben Battouch e con un falso passaporto diplomatico algerino, il che, a detta di Rabat, renderebbe evidente la complicità tra Madrid e Algeri sul caso. 

Il leader del Polisario deve affrontare una serie di pesanti accuse penali che gli sono state mosse, tra gli altri, da ex membri del Fronte per violazione dei diritti umani, crimini di terrorismo, genocidio, sequestro di persone, torture, sparizioni forzate. L’uomo è stato a lungo nella lista dei ricercati di diversi tribunali spagnoli.

“Il caso di Ghali ha rivelato gli atteggiamenti ostili e le strategie dannose della Spagna nei confronti del Sahara marocchino”, ha affermato il Ministero degli Esteri di Rabat in una nota. Il Marocco, che ha ritirato dalla Spagna la sua ambasciatrice a Madrid, Karima Benyaich, ha dichiarato che i legami tra i due Paesi potrebbero addirittura rompersi se Ghali dovesse lasciare il Paese “nello stesso modo in cui è entrato” e “senza processo”.

Ghali, che è ancora ricoverato in un ospedale a Logrono, nella regione della Rioja, dovrebbe partecipare oggi, martedì primo giugno, ad un’udienza, a distanza, dell’Alta corte spagnola, per rispondere delle accuse di tortura e genocidio. I crimini di cui è accusato il capo del Fronte Polisario si sarebbero verificati tra il 1976 al 1989 ai danni di civili spagnoli e saharawi. Vari testimoni erano comparsi davanti al tribunale nazionale di Madrid, nel marzo del 2014, per fornire la loro versione sulle presunte torture avvenute nella prigione di Errachid. Qualche anno dopo, prima nel 2008 e poi nel 2016, il giudice Pablo Ruiz aveva convocato Ghali in tribunale per affrontare le accuse a suo carico, ma l’uomo non si era mai presentato. 

Circa un mese dopo la notizia del ricovero di Ghali, la Spagna è stata colta alla sprovvista, a partire dal 17 maggio, con l’arrivo di oltre 8.000 persone, entrate in maniera irregolare nel territorio spagnolo di Ceuta, in Nord Africa, principalmente a nuoto, grazie ad un allentamento dei controlli transfrontalieri. Madrid ha considerato l’evento un gesto politico punitivo e ha accusato Rabat di aver deliberatamente deciso di diminuire la sorveglianza al confine favorendo in questo modo i passaggi. Ad oggi, quasi tutte le persone sono state rimpatriate in Marocco ma resta aperta la questione di centinaia di minori non accompagnati ancora sul territorio di Ceuta, che non possono essere espulsi, secondo la legge spagnola.

La controversia tra Rabat e Madrid ha interessato anche la condivisione delle competenze militari tra i due Paesi, con la Spagna che ha annunciato di aver rinunciato alla partecipazione delle sue truppe nella prossima esercitazione “Leone africano”. Madrid, che è stata capofila negli ultimi anni delle esercitazioni militari congiunte, ha citato “vincoli di bilancio” come motivo del “ritiro”, ma la vera ragione, secondo alcune fonti marocchine e spagnole, riguarderebbe comunque la questione del Sahara occidentale. 

Le manovre di “Leone Africano” si svolgeranno quest’anno in Marocco, Senegal e Tunisia, tra il 7 e il 18 giugno. Le esercitazioni riguarderanno anche territori controversi, come Dakhla e Mahbes. Non è ancora chiaro se la mancata partecipazione di Madrid alle operazioni militari sia da imputare ad una decisione del governo spagnolo o se sia, in realtà, una richiesta avanzata da Rabat visti gli ultimi sviluppi tra i due Paesi. 

Al centro della controversia c’è il tema del Sahara Occidentale, territorio che il Fronte Polisario rivendica ma che il Marocco considera parte integrante del suo Stato. La disputa sul Sahara Occidentale ha avuto inizio nel 1975 quando, in seguito al ritiro del dominio spagnolo, il Marocco ha annesso una parte di tale area, situata sulla costa Nord-occidentale dell’Africa. In risposta, nel 1976, il Fronte Polisario, costituitosi come movimento il 10 maggio 1973, ha annunciato la nascita della Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi (SADR), instaurando un governo in esilio in Algeria ed intraprendendo una guerriglia per l’indipendenza durata fino al 6 settembre 1991, anno in cui venne dichiarato un cessate il fuoco, promosso dalla Missione delle Nazioni Unite per il referendum nel Sahara Occidentale (MINURSO).

Ad oggi, il governo di Rabat rivendica la propria sovranità sul Sahara Occidentale, mentre il Fronte Polisario continua a battersi affinché venga indetto un referendum per l’autodeterminazione del proprio territorio, dove risiede circa mezzo milione di individui. Da un lato, il Fronte controlla una striscia desertica del Sahara Occidentale a Est delle mura di difesa del Marocco. Si stima che i militanti siano circa 10.000, concentrati non nel Sahara Occidentale, ma a Tindouf, città dove il Fronte organizza campi profughi per la popolazione sahrawi. Il Marocco, dall’altro lato, controlla circa l’80% del territorio, che comprende depositi di fosfato e zone per la pesca.

Nonostante l’adesione del Marocco al cessate il fuoco, i tentativi del fronte separatista di effettuare operazioni militari contro le postazioni dell’esercito marocchino hanno portato Rabat a rivendicare il diritto di autodifesa, al fine di garantire la integrità territoriale e sicurezza nazionale. Dopo circa 30 anni dalla proclamazione del cessate il fuoco, le tensioni si sono riaccese il 13 novembre 2020, quando le autorità marocchine hanno deciso di intervenire nella zona cuscinetto di Guerguerat, un piccolo villaggio nell’estremo Sud-Ovest del Sahara occidentale, per rispondere alle “pericolose e inaccettabili provocazioni” del Fronte Polisario. In realtà, già il 21 ottobre, stando a quanto riportato da fonti marocchine, gruppi armati fedeli al Fronte Polisario, pari a circa 70 combattenti, avevano chiuso il valico di frontiera tra Marocco e Mauritania e si erano infiltrati nell’area di Guerguerat, ostacolando la circolazione di persone e merci, oltre a limitare il lavoro degli osservatori militari della Missione dell’Onu.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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