Mediterraneo: gli ultimi fermi di migranti al largo di Libia e Tunisia

Pubblicato il 1 giugno 2021 alle 11:18 in Immigrazione Libia Tunisia

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Almeno 262 migranti sono stati intercettati dalla Marina e dalla Guardia Costiera della Tunisia mentre cercavano di raggiungere l’Europa. Quasi contemporaneamente, altre 500 persone, fermate in mare dalle autorità di Tripoli, al largo della Libia, sono state riportate indietro e trasferite in centri di detenzione.

Il 28 maggio, un comunicato del Ministero della Difesa tunisino ha affermato che un gruppo di 158 migranti, provenienti dalla Tunisia e dai Paesi dell’Africa subsahariana, era stato intercettato durante la notte. Sul barcone c’erano 2 bambini piccoli, mentre il resto delle persone aveva età comprese tra i 15 e i 37 anni. Secondo quanto riferito da Tunisi, il gruppo sarebbe partito da Sidi Mansour, nella regione di Sfax, un punto di partenza molto utilizzato dai migranti diretti in Italia.

Lo stesso giorno, la Marina tunisina ha reso noto di aver salvato altri 104 migranti, provenienti da Tunisia, Marocco, Sudan, Egitto e Ghana, partiti dal porto libico di Zuwara. Anche loro sono stati intercettati al largo di Sfax. Il 27 maggio, il Ministero degli Interni tunisino aveva arrestato circa 220 persone per tentata “immigrazione clandestina”.

Secondo l’ONG Amnesty International, i migranti irregolari e i richiedenti asilo sono spesso soggetti a detenzione arbitraria da parte delle autorità tunisine. Nell’aprile 2020, l’organizzazione umanitaria aveva riferito che il centro di detenzione di Ouardia, dove viene trasferita la maggior parte delle persone che tentano di fuggire illegalmente dal Paese, era risultato altamente sovraffollato, nonostante la pandemia e i casi di COVID-19. “Queste condizioni hanno reso impossibile prevenire la diffusione del coronavirus, mettendo a rischio la salute di tutti coloro che vi lavorano e vi rimangono”, aveva dichiarato l’ONG nel suo rapporto. 

Le partenze di cittadini della Tunisia sono aumentate nell’ultimo periodo, tanto che quella tunisina è la seconda nazionalità per numero di arrivi in Italia dopo quella bengalese. Dal gennaio 2021, secondo le autorità di Roma, sono sbarcate nella penisola italiana dal Nord Africa più di 13.350 persone. Nello specifico, i tunisini costituiscono il gruppo più numeroso (15%) di coloro che arrivano via mare. Nel 2020, il numero di cittadini della Tunisia che ha tentato di attraversare il Mediterraneo centrale ha toccato la cifra più alta dal 2011. A marzo di quest’anno, Romdhane Ben Amor, portavoce del Forum per i diritti economici e sociali della Tunisia (FTDES), ha dichiarato al portale InfoMigrants che questo trend era stato in gran parte favorito dalla recente ondata di proteste nel Paese e dalla disoccupazione causata dalla pandemia.

Negli ultimi mesi, sono aumentati anche i tentativi di traversata dalla vicina Libia. L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) ha riferito, il 27 maggio, che circa 308 persone, tra cui 5 bambini, erano state intercettate dalla Guardia Costiera libica e riportate indietro. I migranti erano partiti con tre gommoni e una barca di legno dalla città libica di Zuwara, a ovest di Tripoli. Più di un centinaio di loro proveniva dal Sudan. Nella stessa giornata, anche un’altra imbarcazione, con 187 persone a bordo, era stata intercettata nelle acque della Libia. L’IOM aveva assicurato che ai migranti era stata fornita la necessaria assistenza di emergenza prima che fossero portati nei centri di detenzione.

Nel 2020, almeno 10.300 migranti sono stati rimandati in Libia dalla Guardia Costiera, secondo un rapporto pubblicato dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR) il 26 maggio e intitolato “Lethal Disregard”, ovvero “Disprezzo letale”. Il documento accusa le autorità libiche di adottare un modello di “comportamento sconsiderato e violento” nei confronti dei migranti, che include “lo sparare contro o vicino ai barconi, scontrandosi con loro, la violenza fisica contro le persone e l’uso di un linguaggio minaccioso o razzista”. Il rapporto sottolinea che di questo sarebbe responsabile anche l’Unione Europea, che, insieme alle autorità libiche nel Mediterraneo centrale, non avrebbe dato la giusta priorità alla vita umana e alla sicurezza e ai diritti delle persone che tentano di raggiungere l’Europa dall’Africa. “Considerate le richieste di soccorso senza risposta, gli ostacoli agli sforzi di soccorso umanitario e i respingimenti libici, l’UE condivide con il Paese nordafricano la responsabilità di aver fatto morire in mare centinaia di migranti”, ha sottolineato, con toni duri, l’Ufficio delle Nazioni Unite. Il report aggiunge che “i casi di negligenza nella protezione dei diritti umani non sarebbero tragiche anomalie, ma piuttosto conseguenze di “decisioni politiche concrete e di effettive pratiche da parte delle autorità libiche, degli Stati membri e delle istituzioni dell’Unione Europea, nonché di altri attori”.

Nelle ultime settimane, almeno 67 persone sono morte in naufragi avvenuti poco dopo le partenze dalla Tunisia e dalla Libia. L’Organizzazione Internazionale per la Migrazione (IOM) ha stimato che il numero di morti e dispersi in mare nei primi quattro mesi del 2021 ammonta a 743, cifra significativamente superiore rispetto ai dati del 2020, quando, nello stesso periodo, persero la vita in mare 290 persone.

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Chiara Gentili

di Redazione

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