Libia: in attesa di una “Conferenza di Berlino 2”

Pubblicato il 1 giugno 2021 alle 17:04 in Europa Libia

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Il Ministero degli Esteri della Germania ha annunciato, martedì primo giugno, che il proprio Paese ospiterà una nuova Conferenza di Berlino, soprannominata “Berlino 2”, sulla falsariga dell’incontro svoltosi il 19 gennaio 2020. Al centro delle discussioni vi sarà la questione relativa all’allontanamento di mercenari e forze straniere, le elezioni del 24 dicembre 2021 e l’unificazione dell’apparato di sicurezza.

La conferenza, prevista per il 23 giugno prossimo, verrà organizzata in collaborazione con le Nazioni Unite. I partecipanti saranno chiamati ad analizzare i progressi registrati nell’ultimo anno nel dossier libico e a discutere delle mosse future volte a portare avanti i colloqui di pace e garantire stabilità a lungo termine nel Paese Nord-africano. “La Conferenza è espressione del continuo sostegno internazionale alla stabilità in Libia”, ha affermato un portavoce del Ministero tedesco, secondo cui la comunità internazionale è pronta a continuare a sostenere il processo di pace guidato dalle Nazioni Unite. L’annuncio è giunto in un momento in cui la Libia continua a dialogare con attori regionali e internazionali per ripristinare la propria stabilità e ricostruire istituzioni dopo anni di caos e tensione. In tale quadro si colloca il tour del primo ministro ad interim, Abdulhamid Dabaiba, posto alla guida di un governo di unità nazionale, recatosi a Roma, il 31 maggio, e a Parigi, il primo giugno.

Era stata proprio Berlino ad ospitare, il 19 gennaio 2020, diversi attori regionali e internazionali, i quali avevano discusso delle piste da seguire per risolvere la crisi libica. Al termine dell’incontro, erano state concordate 3 strade da seguire per riportare stabilità nel Paese Nordafricano. Le iniziative erano state formulate in termini economici, politici e militari e ribadivano la necessità di rispettare l’embargo sulle armi e favorire una soluzione pacifica del conflitto. A livello economico, l’attenzione era stata posta sulle riforme da intraprendere per la ripresa del Paese. Sul versante militare, le parti avevano concordato la formazione di un Comitato per il monitoraggio e la supervisione del cessate il fuoco, formato da delegati di ciascuna delle parti belligeranti, l’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar, e le forze legate al governo tripolino, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA). A livello politico, infine, l’incontro di Berlino aveva esortato tutti i partiti libici a porre fine al periodo di transizione e a indire elezioni libere, inclusive ed eque.

Ad oggi, le tensioni, a cui la Libia ha assistito dal 15 febbraio 2011, sembrano essersi placate. In particolare, un accordo di cessate il fuoco, siglato il 23 ottobre 2020 all’interno del Comitato militare congiunto 5+5, ha dato impulso al percorso politico, verso la transizione democratica auspicata, che si prevede culminerà con le elezioni del 24 dicembre prossimo. Una delle tappe più significative è stata rappresentata dalle elezioni del 5 febbraio scorso, che hanno portato alla nomina di nuove autorità esecutive ad interim. Tuttavia, uno dei principali nodi da sciogliere resta l’allontanamento di forze e mercenari stranieri, pari, secondo le stime dell’Onu, a quasi 20.000. Questi avrebbero dovuto abbandonare il Paese entro 90 giorni dalla firma del cessate il fuoco, ma, ad oggi, la scadenza non è stata ancora rispettata. Ad ogni modo, la fuoriuscita di combattenti stranieri, secondo alcuni, è un prerequisito fondamentale per garantire stabilità in Libia, a cui si aggiunge la necessità di unificare le istituzioni statali, anche militari, contrastare l’immigrazione illegale e tenere elezioni entro la data prevista.

Si tratta di dossier centrali alle discussioni, del primo giugno, di Dabaiba con il presidente francese, Emmanuel Macron, a cui partecipano anche altre personalità libiche, tra cui la ministra degli Esteri, Najla al-Mangoush. In un’intervista con al-Arabiya, un ricercatore specializzato in affari libici ha riferito che i colloqui tra il premier libico e il capo di Stato francese mirano altresì a rafforzare il partenariato strategico tra Parigi e Tripoli, con un focus particolare sul settore energetico.

Secondo alcuni analisti, la visita di Dabaiba a Roma e Parigi e la disponibilità di Berlino a ospitare una seconda conferenza sul dossier libico mostra il tentativo dell’Europa di unificare la propria posizione e di profondere sforzi congiunti per porre definitivamente fine alla crisi, evitando delle politiche unilaterali che, nel corso del conflitto, si pensa abbiano favorito l’ingresso di Russia e Turchia nel Paese Nord-africano. Ad ogni modo, è stato affermato, al momento non è ancora possibile parlare di una politica europea unificata, a causa di interessi contrastanti. Mentre il tema dell’immigrazione è una priorità dell’agenda politica italiana, il tema della sicurezza è in primo piano in Francia, mentre il dossier energetico è al primo posto nella politica tedesca. Dabaiba, da parte sua, si trova a cercare un equilibrio tra i diversi attori europei, per far sì che la competizione tra loro non mini il percorso di pace intrapreso.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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