La Malesia denuncia “minacce” aeree cinesi

Pubblicato il 1 giugno 2021 alle 16:30 in Cina Malesia

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La Malesia ha denunciato l’incursione di sedici aerei militari cinesi in una regione di informazioni di volo (FIR) malese, nei pressi dello Stato di Sabah, il primo giugno, dichiarando che tale manovra ha rappresentato una “grave minaccia alla sovranità nazionale e alla sicurezza aerea” del Paese.

Il primo giugno, l’Aeronautica della Malesia, la Royal Malaysia Air Force (RMAF), ha affermato di aver messo in azione i propri aerei per intercettare sedici velivoli militari dell’Aviazione dell’Esercito popolare di liberazione (EPL) della Cina. La RMAF ha rilasciato una dichiarazione nella quale ha affermato che il centro di difesa aerea di Sarawak ha inizialmente individuato gli aerei cinesi alle 11:53, ora locale, del 31 maggio, mentre erano diretti verso la FIR malese di Kota Kinabalu e provenivano dalla quella di Singapore. A detta della RMAF, vista la densità di traffico aereo nella zona, le operazioni cinesi hanno rappresentato una minaccia sia per la sicurezza aerea, sia per la sovranità della Malesia.

 Gli aerei cinesi stavano “volando in formazione tattica” a 60 miglia nautiche l’uno dall’altro e tra i 7.000 e gli 8.000 km sul livello del mare ad una velocità di 290 nodi, quando sono entrati nella zona marittima della Malesia. I velivoli cinesi non hanno rispettato le istruzioni delle autorità di controllo del traffico aereo malesi di stabilire un contatto una volta entrati nella FIR di Kota Kinabalu. A quel punto, la RMAF ha fatto decollare i caccia da combattimento Hawk 208 del sesto squadrone dalla sua base aerea di Labuan per eseguire “l’identificazione” degli aerei cinesi, che sono risultati essere di tipo Ilyushin 1l-76 e Xian Y-20. In entrambi i casi, si tratta di aerei da trasporto strategico. Dopo l’incursione, i sedici aerei cinesi sono usciti dalla FIR di Kota Kinabalu attraverso quella di Singapore.

Secondo quanto riferito da South China Morning Post, nonostante molti altri aerei militari cinesi avessero già transitato regolarmente per la FIR di Kota Kinabalu, situata nel Mar Cinese Meridionale, in passato, il 31 maggio è stato il loro numero elevato a destare preoccupazione.

Il Mar Cinese Meridionale è al centro di dispute di sovranità tra la Cina, Taiwan, le Filippine, il Vietnam, la Malesia e il Brunei che hanno rivendicazioni concorrenti su tali acque. In particolare, per la Cina, la propria sovranità sul Mar Cinese Meridionale deriva da presupposti storici e, nello specifico, da una mappa pubblicata il primo dicembre 1947 dall’allora Repubblica di Cina e rivista nel 1953, in cui con nove tratti si delimitava la sovranità cinese sulle acque in questione, includendole pressoché per intero. Alla luce di tali rivendicazioni, Pechino ha, ad esempio, costruito isole artificiali e postazioni militari in più punti, provocando proteste da parte degli altri Paesi. Anche Taiwan rivendica pressoché in toto la sovranità sul Mar Cinese Meridionale mentre Vietnam, Filippine, Malesia e Brunei, ne reclamano solamente alcune parti.

In tale quadro, gli USA sono presenti militarmente nel Mar Cinese Meridionale e rifiutano le rivendicazioni di sovranità cinesi. Le navi da guerra statunitensi conducono spesso esercitazioni di “libertà di navigazione”, per assicurare “la libertà e l’apertura dell’Indo-Pacifico”. 

Dal 6 al 7 aprile scorsi, il gruppo d’attacco della portaerei statunitense Theodore Roosevelt ha condotto un’esercitazione militare con la Royal Malaysian Air Force nel Mar Cinese Meridionale. Prima dell’operazione con la Malesia, la Theodore Roosevelt aveva partecipato del 4 al 6 aprile, all’esercitazione militare navale La Pérouse, organizzata dalla Francia insieme ai Paesi del Quadrilateral Security Dialogue (Quad), ovvero USA, Australia, India e Giappone, nella Baia del Bengala, nell’Oceano Indiano.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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