Immigrazione: i fatti più importanti di maggio 2021

Pubblicato il 1 giugno 2021 alle 6:01 in Approfondimenti Immigrazione

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Secondo le stime della UN Refugee Agency (UNHCR), nel mese di maggio 2021, sono giunti in Europa, via mare e via terra, oltre 6.400 migranti, raddoppiando le cifre del mese precedente. Il Paese che ha accolto il maggior numero di stranieri risulta essere l’Italia, seguita da Spagna (9.689), Grecia (2.889), Cipro (682) e Malta (147). L’Organizzazione Internazionale per la Migrazione (IOM) ha stimato che il numero di morti e dispersi in mare nei primi quattro mesi del 2021 ammonta a 743, cifra significativamente superiore rispetto ai dati del 2020, quando, nello stesso periodo, persero la vita in mare 290 persone.

Per quanto riguarda l’Italia, i dati del Ministero dell’Interno riferiscono che, complessivamente, dal primo gennaio al 31 maggio 2021, sono sbarcati oltre 14.000 migranti, segnando un aumento importante rispetto ai dati dello stesso periodo del 2020, pari a poco più di 5.000. Le prime cinque nazionalità dei migranti sono bangladese, tunisina, ivoriana, eritrea e guineana. Dall’inizio dell’anno, invece, i minori non accompagnati ammontano a 2.279.

Come dimostrano i dati, il mese di maggio è stato caratterizzato da un importante aumento di sbarchi. Questo trend crescente è partito dal mese di marzo, quando il numero di migranti in transito nel Mediterraneo è aumentato di quasi quattro volte, rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, raggiungendo quota 1.800 persone. Tunisia e Costa d’Avorio sono i Paesi da cui è partito il maggior numero di migranti. Sempre a marzo, nel Mediterraneo occidentale, invece, sono stati registrati circa 1050 attraversamenti illegali, quasi il doppio rispetto allo stesso mese del 2020. Tuttavia, il totale per i primi tre mesi del 2021 sulla rotta occidentale si è attestato a circa 2.700, ovvero l’8% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Il mese di maggio è iniziato con lo sbarco a Lampedusa, nella notte tra il 30 aprile e il primo maggio, di quattro imbarcazioni, con a bordo 532 migranti. Le motovedette della Capitaneria di Porto e della Guardia di Finanza hanno soccorso i mezzi che si trovavano tra 1 e 12 miglia nautiche dalla costa italiana. I migranti sono stati sottoposti ad un primo controllo sanitario sul molo Favaloro e sono stati poi portati all’hotspot di contrada Imbriacola. Su una delle quattro imbarcazioni soccorse, c’erano 297 africani subsahariani, fra cui 2 donne e 2 minori. Sulla seconda imbarcazione, lunga 10 metri, viaggiavano 56 persone, di cui 27 donne e 4 minori. Sulla terza barca, intercettata a 12 miglia da Lampedusa, c’erano 85 africani subsahariani. Infine, sulla qurta imbarcazione viaggiavano altri 94 migranti di diverse nazionalità, fra cui due donne e un minore. Tutti i mezzi sono stati posti sotto sequestro.

Il 3 maggio, almeno 50 migranti, tra cui diversi egiziani, sono morti dopo che l’imbarcazione sulla quale viaggiavano è affondata al largo delle coste libiche, in prossimità della città di al Zawiya. La notizia, diffusa dall’agenzia di stampa italiana Ansa, che aveva citato un tweet del quotidiano arabo Al Arabiya, è stata tuttavia smentita dal portavoce della Guardia Costiera libica, l’ammiraglio Masoud Ibrahim, il quale ha comunicato ad Ansa di non avere alcuna informazione riguardo al naufragio libico. Poche ore prima, l’IOM aveva riferito che circa 11 persone avevano perso la vita dopo il naufragio del loro gommone, nei pressi di al Zawiya. A bordo dell’imbarcazione, diretta verso l’Europa, vi erano, secondo l’agenzia dell’Onu, c’erano 24 migranti, dodici dei quali sarebbero stati salvati dalla Guardia Costiera libica. Anche il servizio Alarm Phone aveva reso noto che un barcone con 95 persone a bordo si trovava in acque internazionali con il motore in avaria.

Nella sola giornata del 9 maggio, sono sbarcate quasi 1.000 persone a Lampedusa.  Quasi 415 migranti sono giunti sull’isola italiana a bordo di due imbarcazioni. Poco dopo, altri tre mezzi con 98, 16 e 398 stranieri a bordo sono stati portati a riva. Tutti i 927 migranti sono stati trasferiti nell’hotspot dell’isola.

Il 13 maggio, un’imbarcazione con a bordo 19 migranti è naufragata al largo delle coste della Tunisia. Almeno 17 di loro sono risultati dispersi, mentre 2 donne sono riuscite a salvarsi. Il portavoce dell’IOM, Flavio Di Giacomo, ha specificato che il barcone era partito da Zwuara, in Libia. Poche ore prima, il servizio dedicato alle segnalazioni nel Mediterraneo, Alarm Phone, aveva riferito di aver individuato circa 100 persone in pericolo, al largo di Homs, nella Libia occidentale. L’Ong aveva ricevuto la chiamata da un gommone. Le persone a bordo chiedevano soccorso immediato, perché nell’imbarcazione stava entrando acqua.  

A metà maggio, le tensioni tra il Marocco e la Spagna sono peggiorate a causa della situazione nell’enclave di Ceuta, una delle due città autonome spagnole – insieme a Melilla – che si trova sulla costa del continente africano. Nella giornata di lunedì 17 maggio, più di 5.000 migranti nordafricani, di cui circa 1.500 minorenni, sono entrati illegalmente a Ceuta. È la prima volta che in Spagna vengono registrati così tanti ingressi irregolari nel giro di 24 ore. Nella mattinata del 18 maggio sono scoppiati anche i primi disordini, con alcune persone che hanno lanciato sassi dal lato marocchino contro agenti della Guardia Civil spagnola schierati alla frontiera, che hanno risposto con spari in aria.  I media internazionali hanno collegato la crisi migratoria alla già crescente tensione tra Rabat e Madrid legata alla decisione del governo spagnolo di accogliere il leader del Fronte Polisario, Brahim Ghali, bisognoso di cure mediche dopo aver contratto il Covid. Il Ministero degli Esteri marocchino ha condannato l’azione della Spagna, definendola “contraria allo spirito di cooperazione tra i due Paesi”. Da parte sua, il governo spagnolo ha risposto affermando che il ricovero di Ghali è giustificato da “motivi umanitari”. Secondo la stampa, la controversia avrebbe spinto il Marocco ad allentare i controlli migratori alla frontiera favorendo in questo modo un afflusso di massa a Ceuta. Generalmente, i servizi di sicurezza marocchini, tra cui la Marina reale, la Direzione generale della sorveglianza territoriale (DGST) e la Direzione nazionale della sicurezza nazionale (DGSN) collaborano per combattere la migrazione irregolare, la tratta di esseri umani e altre attività criminali.

Il 18 maggio, almeno 57 persone sono annegate in seguito ad un naufragio al largo della Tunisia. I migranti erano partiti da Zwara, in Libia, e stavano cercando di raggiungere l’Italia. I restanti 33 stranieri che si trovavano a bordo, per la maggior parte di nazionalità bangladese, sono stati tratti in salvo.

Il 20 maggio, il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, insieme al commissario europeo per gli Affari interni, Ylva Johansson, si è recata a Tunisi, dove ha incontrato il presidente tunisino, Kais Saied, e il primo ministro, Hichem Mechichi. La visita era inserita nel quadro dei colloqui sul partenariato UE-Tunisia in materia di immigrazione. Tra i temi affrontati nel corso della riunione, oltre alle questioni della migrazione irregolare, sono figurati il rafforzamento del contrasto al traffico di migranti, le procedure di rimpatrio e la lotta contro le cause profonde dell’immigrazione, tutte situazioni che, secondo una nota della Commissione europea, vanno trattate partendo dal “fornire opportunità economiche, soprattutto per i giovani, e la possibilità di una migrazione legale”.

Nella notte tra il 22 e il 23 maggio, un migrante 23enne di origini guineane, Musa Balde, si è tolto la vita nel Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) di Torino, dove era stato portato dopo essere risultato irregolare dalle indagini scaturite in seguito ad un’aggressione di cui era stato vittima, a Ventimiglia, il 9 maggio. Il giovane si è suicidato impiccandosi con le lenzuola. La procura di Torino ha avviato accertamenti sul caso dal momento che, secondo il garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, Mauro Palma, il 23enne non sarebbe stato seguito come la sua situazione richiedeva. Erano passate circa due settimane da quando il guineano era stato aggredito a Ventimiglia da un gruppo di tre ragazzi che lo avevano colpito con calci, pugni e colpi di spranga presumibilmente in seguito ad un tentativo di rapina. L’episodio era avvenuto davanti ad un supermercato nel quale, secondo l’agenzia di stampa italiana Ansa, Balde avrebbe cercato di rubare qualcosa.

Il 24 maggio, una nave della Marina militare tunisina ha soccorso circa 100 migranti a bordo di un gommone. L’imbarcazione era partita dalle coste della Libia ed era stata intercettata al largo di Zarzis, nel Sud-Est della Tunisia. A bordo, 82 uomini, 10 donne e 8 neonati, tutti provenienti da Paesi dell’Africa subsahariana. Tutti i sopravvissuti sono stati portati nella base marittima di Sfax per essere successivamente consegnati alle unità della Guardia nazionale, in modo da poter prendere nei loro confronti tutte le misure legali necessarie.

Infine, un rapporto dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR), diffuso il 26 maggio, afferma che le politiche e le pratiche dell’Unione Europea e delle autorità libiche nel Mediterraneo centrale non abbiano dato la priorità alla vita umana e alla sicurezza e ai diritti delle persone che tentano di raggiungere l’Europa dall’Africa. Considerate le richieste di soccorso senza risposta, gli ostacoli agli sforzi di soccorso umanitario e i respingimenti libici, l’UE condivide con il Paese nordafricano la responsabilità di aver fatto morire in mare centinaia di migranti, ha sottolineato, con toni duri, l’Ufficio delle Nazioni Unite. Il rapporto, di 37 pagine, intitolato “Lethal Disregard”, ovvero “Disprezzo letale”, sostiene che i casi di negligenza nella protezione dei diritti umani non siano tragiche anomalie, ma piuttosto conseguenze di “decisioni politiche concrete e di effettive pratiche da parte delle autorità libiche, degli Stati membri e delle istituzioni dell’Unione Europea, nonché di altri attori”.

Consulta l’archivio sull’immigrazione di Sicurezza Internazionale, dove troverai centinaia di articoli in ordine cronologico.

Sofia Cecinini

di Redazione

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