Grecia e Turchia promettono di migliorare le relazioni bilaterali

Pubblicato il 1 giugno 2021 alle 9:24 in Grecia Turchia

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I ministri degli Esteri di Grecia e Turchia si sono incontrati ad Atene, lunedì 31 maggio, nel tentativo di normalizzare gradualmente le relazioni tra i due Paesi. La visita non ufficiale del ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, e il dialogo con il suo omologo greco, Nikos Dendias, e con il primo ministro, Kyriakos Mitsotakis, segnano un nuovo passo in avanti in questa direzione. Le tensioni tra i due vicini, entrambi membri della NATO, riguardano principalmente disaccordi sulla regione del Mediterraneo orientale e del Mar Egeo.

Secondo quanto riferito da Dendias al termine dell’incontro, i due ministri hanno concordato di organizzare un prossimo colloquio di alto livello, tra Mitsotakis e il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, a margine di un vertice NATO. Quello di ieri è stato il primo confronto pubblico da aprile, quando una conferenza stampa congiunta, tenutasi ad Ankara, era esplosa in un aperto diverbio. “Siamo pienamente consapevoli delle diverse, e in alcune questioni molto serie, posizioni diametralmente opposte che abbiamo”, ha dichiarato Dendias dopo il colloquio. “Lo scopo dell’incontro di oggi è stato quello di tentare un primo processo negoziale e, se possibile, una graduale normalizzazione della situazione nel tempo”, ha aggiunto.

Cavusoglu, dal canto suo, ha sottolineato che la Turchia punta a migliorare i legami economici con il vicino greco e ha affermato che passi concreti saranno compiuti in settori che vanno dai trasporti all’energia, all’ambiente, al turismo e al commercio. Il ministro ha poi riferito che i due Paesi avrebbero deciso di riconoscere i reciproci certificati di vaccinazione anti-COVID-19 per consentire i viaggi e promuovere il turismo. “Vorrei dire che, come Turchia, abbiamo voglia di intraprendere queste azioni e sono felice di vedere la stessa volontà da parte della Grecia”, ha detto Cavusoglu. 

Un giorno prima dell’incontro di Atene, domenica 30 maggio, il ministro turco aveva lanciato provocazioni al governo greco sullo status della minoranza musulmana nel Paese. Cavusoglu aveva parlato delle comunità della Tracia, nel Nord della Grecia, come di una “minoranza turca”, priva di pieni diritti civili. Quest’espressione, tuttavia, risulta ancora diplomaticamente controversa, considerato che la minoranza musulmana della Tracia è piuttosto multietnica. Nello specifico, la Turchia sostiene che la comunità musulmana nella regione, formata da circa 120.000 membri, sia una minoranza turca, mentre Atene respinge questa posizione, descrivendo i residenti prevalentemente come musulmani greci. Atene, pertanto, considera di carattere esclusivamente religioso la minoranza della Tracia, sottolineando le diverse origini etniche dei suoi membri. La Turchia, invece, insiste nel definirla una minoranza etnica turca e ciò rappresenterebbe, come sottolineato dal governo greco, una violazione dei termini del Trattato di Losanna. Quest’ultimo, sottoscritto il 24 luglio 1923 dalla Turchia e dagli alleati della Prima guerra mondiale, pose fine al conflitto greco-turco e stabilì la maggior parte dei confini della Turchia moderna. Ankara, tuttavia, chiede da tempo la revisione di alcune parti dell’intesa. 

Più in generale, Grecia e Turchia sono in disaccordo su una pluralità di questioni, dalla delimitazione delle acque del Mediterraneo orientale, allo status di Cipro, fino al problema della migrazione. Erdogan e Mitsotakis si sono incontrati solo una volta da quando il premier greco si è insediato al governo, l’8 luglio 2019. Anche quell’incontro si svolse a margine di un vertice della NATO.

Prima di essersi riavvicinate, a gennaio 2021, e aver riavviato, dopo circa 5 anni, i colloqui esplorativi per regolare la disputa sui confini marittimi, le due nazioni avevano sfiorato lo scontro militare ad agosto del 2020, dopo che la Turchia aveva inviato la sua nave da ricognizione sismica, la Oruc Reis, insieme ad una piccola flotta navale, nelle acque del Mediterraneo orientale, rivendicate dalla Grecia, per compiere le sue esplorazioni. Il governo ellenico considera quella porzione di mare come parte della sua piattaforma continentale e della sua Zona economica esclusiva (ZEE). La Turchia, tuttavia, contesta queste rivendicazioni. Sebbene le ZEE non comportino la stessa sovranità assoluta che prevedono le acque territoriali, consentono agli Stati costieri di esercitare i diritti sovrani di esplorazione e sfruttamento delle risorse minerarie, di cui il Mediterraneo orientale abbonda. La possibilità di un scontro aveva allarmato sia la NATO sia l’Unione Europea. 

Da allora, i due Paesi hanno cercato di abbassare le tensioni. Solo di recente, i toni si erano riaccesi e, dopo l’ultimo incontro di aprile, Dendias aveva accusato la Turchia di aver violato i diritti sovrani della Grecia, il diritto internazionale e la Convenzione sul diritto del mare nella sua ricerca di risorse energetiche nell’Egeo e nel Mediterraneo. Il ministro aveva poi ribadito che le sanzioni dell’Unione Europea rimanevano sul tavolo e che sarebbero state nuovamente discusse qualora Ankara non si fosse conformata ai suoi obblighi internazionali. Cavusoglu, dal canto suo, continuava a rivendicare il diritto del suo Paese di proteggere i propri interessi nella regione. Nonostante i ripetuti diverbi, Grecia e Turchia continuano a dichiarare di volersi comunque impegnare a migliorare le loro relazioni bilaterali.

Ankara dichiara di avere la costa più lunga del Mediterraneo orientale, ma sostiene che la sua zona marittima sia racchiusa in una stretta striscia di acque a causa dell’estensione della piattaforma continentale greca, caratterizzata dalla presenza di molte isole vicine alla frontiera turca. L’isola greca di Kastellorizo, che si trova a circa 2 km dalla costa meridionale della Turchia e a 570 km dalla Grecia continentale, è una delle principali fonti di frustrazioni per il governo turco, che rivendica quelle acque come proprie.

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Chiara Gentili

di Redazione

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