Armenia: sospende la Commissione trilaterale con Russia e Azerbaigian

Pubblicato il 1 giugno 2021 alle 10:46 in Armenia Azerbaigian Russia

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Il vice primo ministro dell’Armenia, Mher Grigoryan, ha annunciato, martedì primo giugno, la sospensione dell’attività della Commissione trilaterale, formata da Russia, Armenia e Azerbaigian, a causa delle tensioni lungo la linea di contatto e della detenzione di sei militari dell’Esercito del Paese.

Grigoryan ha spiegato che la decisione è stata presa poiché, considerando l’acuirsi delle tensioni tra le parti, i membri della Commissione non sono attualmente in grado di discutere dell’ordine del giorno, ovvero lo sblocco delle vie di comunicazione interregionali. Prima di affrontare tali tematiche, ha aggiunto il vice primo ministro di Erevan, è necessario che i leader di Armenia e Azerbaigian pongano fine alla decennale disputa territoriale. Secondo Grigoryan, “Erevan farà di tutto per garantire che la situazione al confine venga risolta con mezzi pacifici e diplomatici”.

In tale quadro, è importante ricordare che la Commissione è stata istituita da Mosca, Baku e Erevan l’11 gennaio. Si tratta di un gruppo di lavoro in cui i tre Paesi, rappresentati dai vice primi ministri, discutono di come ripristinare le vie di comunicazione e di trasporto nella regione del Nagorno-Karabakh a seguito degli scontri scoppiati in precedenza, il 27 settembre 2020.

Inoltre, la sospensione momentanea del dialogo nel formato della Commissione trilaterale è una conseguenza della detenzione di sei militari armeni da parte delle forze armate di Baku, il 27 maggio. L’episodio è avvenuto nel distretto di Kelbajar, a Ovest del Nagorno-Karabakh. A detta dell’Armenia, i soldati presi in custodia si trovavano in territorio armeno e non hanno violato il confine con l’Azerbaigian. Dall’altra parte, il Ministero della Difesa di Baku, capitale di quest’ultimo, sostiene che i sei soldati, membri di un “gruppo di ricognizione e sabotaggio”, siano stati trattenuti perché avrebbero tentato di attraversare il confine azero-armeno in direzione dell’insediamento di Yukhary Ayrim, nella regione di Kelbajar. 

Il giorno successivo, il 28 maggio, l’Azerbaigian ha accusato l’Armenia di aver aperto il fuoco per colpire le forze azere che si trovavano nell’enclave azera di Nakhchivan, situata nel territorio sotto la giurisdizione di Erevan. Il Ministero della Difesa di Baku ha reso noto che, durante gli scontri, un soldato del proprio Esercito ha riportato gravi ferite. Erevan, dal canto suo, ha negato “categoricamente” le accuse.

La storica disputa territoriale sorge dal fatto che i due Paesi, servendosi di mappe sovietiche diverse, rivendicano la sovranità delle zone di confine. Le tensioni si sono acuite a partire dal 12 maggio, quando l’Armenia ha accusato l’Azerbaigian di aver dispiegato le proprie truppe lungo il confine, entrando di 3,5 km nel territorio di Erevan. Baku sostiene che l’avanzata era finalizzata alla demarcazione dei confini mentre l’Armenia ha accusato l’Azerbaigian di essersi serviti del “preteso” per varcare la linea di contatto. Tuttavia, il giorno successivo, il 13 maggio, sono state denunciate altre violazioni da parte di Baku, i cui soldati erano diretti verso Sisian e Vardenis, due cittadine nella provincia di Syunik. A seguito delle ripetute violazioni, l’Armenia ha richiesto l’intervento dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO), un’alleanza militare per la sicurezza regionale capeggiata dalla Russia, per avviare consultazioni incentrate sulle aree contese. Più tardi, il 25 maggio, Erevan ha accusato le forze armate di Baku di aver ucciso un proprio militare durante una sparatoria a Gegharkunik, lungo il confine Orientale con l’Azerbaigian. Quest’ultimo, dall’altra parte, ha definito quanto accaduto “un incidente” e ha respinto le accuse.

Le tensioni, acuitesi nel mese di maggio, erano già scoppiate in precedenza, nel settembre 2020, raggiungendo il culmine nel mese di ottobre. Sulla base del trattato di pace del 9 novembre 2020, l’Armenia ha ceduto il controllo sull’area del Nagorno-Karabakh e su tutti i sette distretti limitrofi all’Azerbaigian, i quali, dagli anni 90, erano stati occupati dalle forze armene. Nello specifico, Baku e Erevan si contendono il Nagorno-Karabakh dal febbraio 1988, quando la regione, a maggioranza armena, ha annunciato la sua secessione dalla Repubblica socialista sovietica dell’Azerbaigian. Durante il conflitto armato del 1991-94, l’Azerbaigian ha perso il controllo del Nagorno-Karabakh e di sette regioni adiacenti. Dal 1992 sono in corso negoziati per una soluzione pacifica del conflitto nel quadro del Gruppo OSCE di Minsk, guidato da tre copresidenti, Russia, Stati Uniti e Francia.

La regione ha un’importanza chiave perché la sua posizione è strategica per il controllo dei gasdotti e oleodotti che vi transitano e forniscono idrocarburi per il mercato russo e turco. È anche importante ricordare che, sullo sfondo delle rivendicazioni territoriali azero-armene, un ruolo cruciale è da associare agli interessi della Turchia, che ha sostenuto militarmente l’Azerbaijan, e della Russia, alleata dell’Armenia.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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