Afghanistan: la questione del supporto aereo della NATO

Pubblicato il 1 giugno 2021 alle 10:34 in Afghanistan Asia

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Il 31 maggio, il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, ha ribadito i rischi del ritiro delle truppe dell’Afghanistan. Mentre nel Paese continuano le violenze, a Kabul si discute di avviare colloqui di pace sul suolo afghano. 

In una conferenza stampa a Bruxelles, Stoltenberg ha affermato che la decisione di ritirarsi comporta dei rischi. Tuttavia, questo ha ricordato che anche restare sarebbe stato estremamente difficile: “avremmo aumentato i rischi per la nostra Alleanza con più scontri, potenzialmente più scontri, sempre più vittime e persino il forse bisogno di aumentare il numero di truppe”. “Quindi, abbiamo preso la decisione di porre fine alla nostra missione entro poche settimane”, ha aggiunto il segretario generale della NATO, che ha ricordato che negli ultimi anni l’Alleanza ha gradualmente ridotto la sua presenza in Afghanistan, da più di 100.000 soldati a circa 10.000 soldati all’inizio del 2021. “Ma mentre concludiamo la nostra missione militare, stiamo intensificando il nostro sostegno all’Afghanistan in altri modi. Prima di tutto, manterremo la nostra presenza civile in Afghanistan per fornire consulenza per lo sviluppo delle capacità alle istituzioni di sicurezza afghane”, ha affermato. Stoltenberg ha poi ribadito che la NATO finanzierà le forze armate di Kabul con “quantità significative di denaro”, ma anche con programmi di addestramento e “sostegno alle infrastrutture critiche”. 

Le dichiarazioni arrivano dopo che il ministro della Difesa afghano, Asadullah Khalid, ha affermato che il supporto aereo delle truppe internazionali che aiutano le forze afgane potrebbe continuare anche dopo la fine della presenza militare straniera in Afghanistan, se necessario. “Il mondo ha un impegno e un accordo con noi. Quando necessario, se lo vogliamo e ne abbiamo bisogno, la loro forza aerea ci aiuterà nelle aree in cui ne abbiamo bisogno ”, ha dichiarato Khalid. Tuttavia, è necessario sottolineare che Stoltenberg ha anche riferito che le forze afgane sono ora responsabili della sicurezza nel proprio Paese e devono assumersi piena responsabilità del proprio futuro. “Sono impressionato dalla forza e dal coraggio delle forze di sicurezza afgane e sapendo che esistono rischi e sfide, ma anche questo è esattamente il motivo per cui continueremo a fornire loro supporto”, ha aggiunto il segretario generale della NATO.

Intanto, a Kabul, sono in corso gli sforzi per riprendere i colloqui di pace in stallo a Doha, in Qatar, e per formare un Consiglio di Stato Supremo per guidare il processo di pace e prendere decisioni in merito. Tuttavia, la violenza rimane alta poiché i talebani conducono ogni giorno attacchi in almeno 18 province, sulla base dei dati forniti dal Ministero della Difesa afghano. Il 31 maggio, l’ex presidente afghano, Hamid Karzai, ha invitato la Repubblica Islamica dell’Afghanistan e i talebani ad organizzare incontri di pace sul suolo afghano, ribadendo che c’è bisogno di un processo nazionale per ottenere risultati. Karzai ha dichiarato che gli sforzi stranieri, in particolare quelli degli Stati Uniti, per raggiungere la pace in Afghanistan non hanno avuto risultati. “Facciamolo a casa nostra. Abbiamo posto. Spero che il movimento islamico dei talebani e il nostro stesso governo riescano a dire ‘andiamo a Bamiyan dove abbiamo bei posti e bel tempo, dove non abbiamo bisogno di un condizionatore”, ha affermato, in un probabile riferimento ai colloqui a Doha.

L’apertura di un dialogo intra-afghano è stata inaugurata il 12 settembre 2020 ed è arrivato a seguito di un accordo di pace siglato tra gli Stati Uniti e i talebani, firmato il 29 febbraio 2020, a Doha. In base all’intesa, Washington si è impegnata a ridurre le proprie truppe in Afghanistan. In tale contesto, tuttavia, il dialogo tra il governo di Kabul e i talebani rimane lento e privo di successi degni di nota. Nel frattempo, la situazione sul campo rimane estremamente tesa. La sera del 31 maggio, quattro membri delle forze di sicurezza sono stati uccisi in un attentato con un’autobomba effettuato e rivendicato dai talebani nel distretto di Baghlan-e-Markazi, nella provincia settentrionale di Baghlan. L’attacco è avvenuto intorno alle 18:30, ora locale, quando un Humvee carico di esplosivo è stato fatto esplodere vicino al quartier generale della polizia del distretto. L’attacco sarebbe poi stato seguito da uno scontro a fuoco da parte di alcuni aggressori entrati nel quartier generale della polizia. Tuttavia, le forze speciali poco dopo l’attacco hanno affermato che la situazione “era sotto il loro controllo”. Il comandante dell’esercito ha affermato che i talebani hanno condotto almeno tre attacchi simultanei in diverse parti del distretto e ha aggiunto che 15 degli aggressori sono stati uccisi o feriti.

Nonostante la situazione particolarmente instabile in Afghanistan, gli Stati Uniti hanno comunque deciso di completare il ritiro delle proprie truppe, previsto entro l’11 settembre. In tale contesto, le alte sfere militari di Washington hanno affermato che le forze armate straniere potrebbero utilizzare altre basi militari nella regione, per condurre operazioni aeree e di intelligence nel Paese, in caso di necessità. I Paesi dai quali questo potrebbe essere geograficamente fattibile sono Pakistan, Tagikistan, Kazakistan e Uzbekistan. Tuttavia, a tale proposito, il 23 maggio, l’inviato speciale russo per l’Afghanistan, Zamir Kaboluv, in un’intervista con Sputnik, ha respinto le speculazioni secondo cui gli Stati Uniti stavano prendendo in considerazione l’apertura di basi militari in Uzbekistan e Tagikistan. Il 25 maggio, i talebani hanno minacciato ritorsioni contro eventuali Paesi della regione intenzionati ad ospitare nuove basi degli USA. 

Da parte sua, l’11 maggio, anche il Pakistan aveva escluso la possibilità di fornire il proprio territorio per nuove basi militari degli USA, per future operazioni aeree antiterrorismo in Afghanistan. Il ministro degli Esteri pakistano, Shah Mehmood Qureshi, in un discorso ai giornalisti ad Islamabad, aveva spiegato che il suo governo ha adottato una politica che gli consente di essere “solo partner di pace” e di non essere coinvolto in alcuna futura guerra statunitense. “Non intendiamo consentire il trasferimento di uomini sul terreno e nessuna base [statunitense] verrà trasferita in Pakistan”, aveva dichiarato Qureshi quando gli è stato chiesto se l’esecutivo fosse sotto pressione per fornire supporto militare agli Stati Uniti. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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