Iraq: la Turchia continua a colpire il PKK

Pubblicato il 31 maggio 2021 alle 12:30 in Iraq Turchia

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Fonti irachene hanno riferito che le forze turche hanno ripreso a colpire le postazioni del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) nel Nord dell’Iraq, nel quadro dell’operazione volta a contrastare l’organizzazione paramilitare di etnia curda.

Secondo quanto riportato da al-Araby al-Jadeed, fonti del governatorato di Dahuk hanno affermato che, nella mattina del 30 maggio, le forze turche hanno condotto attacchi aerei contro i villaggi situati nella regione del Kurdistan, al confine con la Turchia, provocando perdite tra i membri del PKK, di cui, però, non è stato specificato il numero. Un membro della 80esima Brigata dei Peshmerga, le forze armate della regione autonoma del Kurdistan iracheno, ha aggiunto che, oltre a perdite di vite umane, sono stati provocati danni ai depositi di armi. Al contempo, i media locali hanno diffuso notizie sullo scoppio di incendi nelle aree boschive e montuose interessate dai bombardamenti turchi. A detta di un membro del Consiglio locale di Amadiya, gli attacchi del 30 maggio hanno preso di mira il sobborgo orientale di Shiladze, mentre altri villaggi colpiti sono stati Derluk, Zakho e Kurzar. I bombardamenti sono durati per più di un’ora, ma non hanno provocato vittime civili, considerato che si tratta di aree in larga parte disabitate. Ad ogni modo, tali località ospitano da mesi i membri del PKK, i quali avrebbero creato degli avamposti da cui condurre attacchi contro i territori turchi.

Di fronte a tale scenario, l’ex capo del Leadership Council del Partito democratico del Kurdistan, Ahmed al-Barzani, in un messaggio diffuso il 30 maggio, ha messo in guardia dalla “occupazione” delle forze turche, le quali sarebbero giunte a circa 40 chilometri all’interno della regione del Kurdistan, provocando danni all’ambiente, a seguito dei ripetuti incendi, e costringendo la popolazione locale ad evacuare. Rivolgendosi alle Nazioni Unite, al Consiglio di Sicurezza, alla Lega araba e al governo iracheno, Al- Barzani ha evidenziato come l’esercito turco stia dando alle fiamme “un patrimonio dell’umanità”, in maniera sistematica, e come il Kurdistan sia nel mezzo di un nuovo round di “occupazione militare” e “annientamento ambientale”.

Un esperto iracheno di affari curdi ha dichiarato ad al-Araby al-Jadeed che gli incendi divampati negli ultimi giorni sono stati perlopiù conseguenza dei bombardamenti contro depositi di armi, materiale esplosivo e carburante, appartenenti ai membri del PKK, a cui è stato vietato l’accesso alle squadre antincendio e ai servizi di sicurezza locali. A detta dell’esperto, il governo di Baghdad dovrebbe assumersi la responsabilità delle ripercussioni delle operazioni turche all’interno dei territori iracheni, senza delegare la questione al governo di Erbil. Tuttavia, l’esperto crede che vi sia un consenso non dichiarato tra l’esecutivo turco e il governo iracheno di Mustafa al-Kadhimi, circa l’espulsione del PKK dall’Iraq, considerato che Baghdad non riesce né ad allontanare il Partito dai propri territori né a fermare la minaccia posta da questo alla Turchia.

Risale al 24 aprile la dichiarazione del Ministero della Difesa turco, con cui è stata annunciata la continuazione di due operazioni contro il Nord dell’Iraq, soprannominate Claw-Lightning e Claw-Thunderbolt. L’obiettivo, è stato specificato dal ministro Hulusi Akar, è preservare la vita di circa 84 milioni di turchi dalla minaccia posta da gruppi terroristici quali il PKK, il movimento Gulen e lo Stato Islamico. Il PKK, ha poi affermato il ministro, continua a mantenere la sua presenza nel Nord dell’Iraq e continua a crearsi tane e nascondigli, in previsione di un attacco delle forze armate turche. Anche per il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, l’offensiva mira a porre definitivamente fine alla presenza della minaccia terroristica al confine meridionale turco. “Non c’è posto per il gruppo separatista terroristico nel futuro della Turchia, dell’Iraq o della Siria”, ha dichiarato il capo di Stato, con particolare riferimento ai combattenti curdi. “Continueremo a combattere fino a quando queste bande di criminali, che causano solo lacrime e distruzione, non verranno sradicate”, ha altresì aggiunto Erdogan.

Già nel 2020, il 17 giugno, la Turchia aveva dato inizio a un’altra operazione contro il PKK, soprannominata “Artiglio di Tigre”, avente lo stesso obiettivo delle offensive precedenti. Tale operazione è stata classificata come la più lunga condotta da Ankara nei territori iracheni nel corso dello scorso anno, ed ha causato anche la morte di almeno 6 civili iracheni, il primo dei quali morto a seguito di un bombardamento turco contro il distretto di Bradost, nel governatorato di Dahuk, il 19 giugno. In tale area la Turchia occupa più di 10 postazioni militari, istituite sin dal 1995, mentre continua a mantenere basi militari temporanee di piccole dimensioni, stabilite unilateralmente, nel Nord dell’Iraq. A queste si aggiunge quella a Bashiqa, nei pressi di Mosul, che Ankara si rifiuta di abbandonare. Alla luce di ciò, fonti irachene hanno precedentemente riferito che tali mosse rappresentano, in realtà, i primi passi verso una presenza militare turca permanente, in linea con un “trend in crescita” promosso dal presidente turco.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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