Iran: dai progressi di Vienna al dialogo con l’Arabia Saudita

Pubblicato il 31 maggio 2021 alle 14:42 in Arabia Saudita Iran

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Mentre continua il quinto round dei negoziati sull’accordo sul nucleare iraniano, tuttora in corso a Vienna, il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Saeed Khatibzadeh, ha affermato che vi sono stati progressi positivi, ma che alcune questioni principali devono essere ancora risolte. Al contempo, Teheran continua a dialogare con Riad.

Le parole del portavoce sono giunte lunedì 31 maggio, nel corso di una conferenza stampa settimanale, tenuta da remoto, durante la quale è stato specificato che l’Iran sta seguendo i negoziati a Vienna con “sensibilità e accuratezza”, ma che non ha alcuna fretta di giungere a un accordo. Al momento, ha specificato Khatibzadeh, vi sono ancora dei nodi da sciogliere, discussi al tavolo dei negoziati, ma sono stati già registrati progressi rilevanti nel corso dei colloqui, organizzati a più riprese. Ad ogni modo, la richiesta principale di Teheran verso Washington continua ad essere la revoca di tutte le sanzioni imposte negli ultimi anni dalla precedente amministrazione, legata all’ex presidente Donald Trump, le quali, secondo il portavoce, non hanno consentito all’Iran di beneficiare dei vantaggi previsti dall’accordo sul nucleare. Gli Stati Uniti, dal canto loro, chiedono a Teheran di rispettare i propri impegni, primo fra tutti i limiti sull’arricchimento di uranio.

I colloqui sul nucleare, iniziati il 6 aprile, mirano a rilanciare il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), firmato durante l’amministrazione di Barack Obama, il 14 luglio 2015, e da cui gli USA si sono unilateralmente ritirati l’8 maggio 2018, imponendo nuove sanzioni contro Teheran che hanno, da un lato, aggravato le condizioni economiche del Paese mediorientale, e, dall’altro lato, acuito le tensioni tra Iran e Stati Uniti. I negoziati di Vienna vedono la partecipazione di una “Commissione mista”, composta da delegati provenienti da Iran, Cina, Russia, Germania, Francia e Regno Unito. Anche una delegazione degli USA, guidata dall’inviato speciale statunitense in Iran, Robert Malley, si è recata a Vienna sin da aprile, ma non ha preso parte all’incontro con gli altri Paesi, in quanto Teheran si è rifiutata di negoziare in modo diretto con Washington fino a una completa rimozione delle sanzioni.

Il portavoce iraniano, nel corso della videoconferenza, ha poi fatto riferimento al dialogo, in corso, tra l’Iran e l’Arabia Saudita. Anche in tal caso, ha affermato Khatibzadeh, sono stati registrati progressi e si spera di poter raggiungere risultati costruttivi. I colloqui riguardano questioni “bilaterali e regionali”, tra cui il cosiddetto Hajj, il consueto pellegrinaggio tradizionale alla moschea della Mecca, quinto pilastro dell’Islam. A tal proposito, a detta del portavoce, sono stati raggiunti “accordi preliminari positivi”, ma non sono stati diffusi particolari dettagli in merito alle questioni discusse.

Era stato lo stesso portavoce a riferire, il 10 maggio scorso, che il proprio Paese era impegnato in colloqui con il suo rivale regionale, l’Arabia Saudita, ma che era troppo presto per parlare dei risultati, così come dei dettagli delle negoziazioni. Ad ogni modo, Teheran si è detta disposta a dialogare apertamente con Riad. In precedenza, il 18 aprile, il Financial Times aveva diffuso la notizia di un colloqui tra alti funzionari iraniani e sauditi, presumibilmente svoltosi il 9 aprile a Baghdad, e che, secondo un alto funzionario iraniano e due fonti regionali, aveva l’obiettivo di allentare le tensioni tra Iran e Arabia Saudita, due “Paesi nemici”. In tale quadro si inseriscono altresì le dichiarazioni del principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, che, nel corso di un’intervista televisiva del 27 aprile, trasmessa da al-Arabiya, ha mostrato toni “conciliatori” nel parlare della posizione del proprio Paese nei confronti dell’Iran, affermando di essere alla ricerca di “buone relazioni”.

Riad e Teheran hanno lottato per decenni per l’influenza regionale, ma le loro relazioni si sono interrotte all’inizio del 2016, dopo che, il 2 gennaio di quell’anno, manifestanti iraniani hanno dato fuoco all’ambasciata saudita, in risposta all’esecuzione di un importante religioso musulmano sciita, accusato di incitamento al disordine. Nel corso degli ultimi anni, l’Iran ha più volte accusato l’Arabia Saudita di sostenere vari gruppi jihadisti, nel tentativo di suscitare discordia a livello regionale e promuovere una visione conservatrice dell’Islam sunnita. Riad, da parte sua, ha più volte criticato le politiche espansionistiche di Teheran e il ruolo di quest’ultima a sostegno delle milizie Houthi, responsabili anche di attacchi missilistici contro obiettivi energetici sauditi.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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