Grecia e Turchia tornano a scontrarsi sulla questione della minoranza in Tracia

Pubblicato il 31 maggio 2021 alle 9:16 in Grecia Turchia

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Il governo di Atene ha condannato le dichiarazioni del ministro degli Esteri della Turchia, Mevlut Cavusoglu, che, domenica 30 maggio, ha descritto la comunità nel Nord della Grecia, come “una minoranza turca”, priva di pieni diritti civili, e lo ha accusato di distorcere ripetutamente la realtà.

Le affermazioni di Cavusoglu sono state rilasciate durante una visita nella regione greca settentrionale della Tracia. Nella giornata di oggi, invece, è previsto un incontro ufficiale con il primo ministro greco, Kyriakos Mitsotakis, dopo quello di ieri sera con il ministro degli Esteri, Nikos Dendias, ad Atene.

Arrivato nella città greca nord-orientale di Komotini, il 30 maggio, Cavusoglu ha fatto visita al consolato turco. Poco dopo, quando è atterrato nella città di Alessandropoli, ha twittato: “In Grecia per incontrare i membri della minoranza turca nella Tracia Occidentale e discutere delle nostre relazioni bilaterali”. Il riferimento a una “minoranza turca”, tuttavia, è diplomaticamente controverso, considerato che la minoranza musulmana della Tracia è piuttosto multietnica. Nello specifico, la Turchia sostiene che la comunità musulmana nella regione, formata da circa 120.000 membri, sia una minoranza turca, mentre Atene respinge questa posizione, descrivendo i residenti prevalentemente come musulmani greci.

“Vogliamo che la Grecia dia ai turchi nella Tracia occidentale gli stessi diritti che noi diamo alla Chiesa greco-ortodossa e alla minoranza greca”, ha detto Cavusoglu in un video pubblicato dal Ministero degli Esteri turco. In risposta alle dichiarazioni del capo della diplomazia di Ankara, il portavoce del Ministero degli Esteri greco, Alexandros Papaioannou, ha dichiarato, in un comunicato stampa: “I continui sforzi della Turchia per distorcere la realtà, così come le sue affermazioni relative alla mancanza di protezione dei diritti di questi cittadini o alla discriminazione, sono infondati e vengono respinti nella loro interezza”.

Atene considera di carattere esclusivamente religioso la minoranza della Tracia, sottolineando le diverse origini etniche dei suoi membri. La Turchia, invece, insiste nel definirla una minoranza etnica turca e ciò rappresenterebbe, come sottolineato dal governo greco, una violazione dei termini del Trattato di Losanna. Quest’ultimo, sottoscritto il 24 luglio 1923 dalla Turchia e dagli alleati della Prima guerra mondiale, pose fine al conflitto greco-turco e stabilì la maggior parte dei confini della Turchia moderna. Ankara, tuttavia, chiede da tempo la revisione di alcune parti dell’intesa. 

Nel condannare le affermazioni di Cavusoglu, la Grecia ha sottolineato che vorrebbe comunque impegnarsi a migliorare le sue relazioni con la Turchia. Tuttavia, ha ribadito il governo di Atene, ciò deve avvenire nel rispetto del diritto internazionale. 

La Turchia e la Grecia hanno opinioni contrastanti per quanto riguarda i diritti di sfruttamento delle risorse di idrocarburi nella regione del Mediterraneo orientale, non trovandosi d’accordo sul limite dell’estensione delle rispettive piattaforme continentali. Prima di essersi riavvicinate, a gennaio 2021, e aver riavviato, dopo circa 5 anni, i colloqui esplorativi per regolare la disputa sui confini marittimi, le due nazioni, che fanno entrambe parte della NATO, avevano sfiorato lo scontro militare ad agosto del 2020, dopo che la Turchia aveva inviato la sua nave da ricognizione sismica, la Oruc Reis, insieme ad una piccola flotta navale, nelle acque del Mediterraneo orientale, rivendicate dalla Grecia, per compiere le sue esplorazioni. Il governo ellenico considera quella porzione di mare come parte della sua piattaforma continentale e della sua Zona economica esclusiva (ZEE). La Turchia, tuttavia, contesta queste rivendicazioni. Sebbene le ZEE non comportino la stessa sovranità assoluta che prevedono le acque territoriali, consentono agli Stati costieri di esercitare i diritti sovrani di esplorazione e sfruttamento delle risorse minerarie, di cui il Mediterraneo orientale abbonda. La possibilità di un scontro aveva allarmato sia la NATO sia l’Unione Europea. 

Ankara dichiara di avere la costa più lunga del Mediterraneo orientale, ma sostiene che la sua zona marittima sia racchiusa in una stretta striscia di acque a causa dell’estensione della piattaforma continentale greca, caratterizzata dalla presenza di molte isole vicine alla frontiera turca. L’isola greca di Kastellorizo, che si trova a circa 2 km dalla costa meridionale della Turchia e a 570 km dalla Grecia continentale, è una delle principali fonti di frustrazioni per il governo turco, che rivendica quelle acque come proprie.

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Chiara Gentili

di Redazione

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