Georgia: Movimento Nazionale Unito rientra al Parlamento con l’oppositore Melia

Pubblicato il 31 maggio 2021 alle 13:08 in Europa Georgia

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Il leader dell’opposizione georgiana, Nika Melia, a capo del partito Movimento Nazionale Unito (UNM), ha dichiarato, domenica 30 maggio, che UNM è pronto a rientrare nel Parlamento del Paese per tornare a partecipare attivamente alla vita politica al fine di risolvere la crisi interna in Georgia. Nel corso di un’intervista rilasciata ai giornalisti, l’oppositore ha reso noto che la decisione è stata presa a seguito di una riunione del Consiglio del partito, nonché di un summit con l’ex presidente georgiano, Mikhail Saakashvili, a Kiev, in Ucraina. Lo scopo, ha riferito Melia, è quello di “liberare il Paese dall’oligarca Bidzina Ivanishvili”, leader del partito al potere, Sogno Georgiano.

Nonostante il segnale positivo degli ultimi sviluppi, è rilevante sottolineare che il partito capeggiato da Melia continua ad essere irremovibile sulla questione della firma dell’accordo che è stato proposto, il 18 aprile, dal presidente del Consiglio europeo, Charles Michel. Si tratta di un piano elaborato dall’UE per aiutare il Paese ad uscire dalla crisi politica che lo affligge dall’autunno del 2020. Melia ha spiegato che il UNM ha deciso di non sottoscrivere il patto europeo a causa di una clausola “categoricamente inaccettabile”. Quale fosse tale disposizione, tuttavia, non è stato chiarito dalla stampa locale.

In precedenza, i membri del Movimento Nazionale Unito avevano reso noto che il partito avrebbe firmato l’accordo di Bruxelles solamente dopo il rilascio del loro leader, come è avvenuto il 10 maggio. Tuttavia, è probabile che Movimento Nazionale Unito non accoglierà mai positivamente l’intesa europea a causa di alcuni punti. Nello specifico, prima del rilascio di Melia, numerosi funzionari del UNM avevano sottolineato di non essere d’accordo con alcune proposte del documento di Michel che riguardavano la durata dei mandati di figure rilevanti in ambito giudiziario. Il fatto che il presidente della Commissione Elettorale Centrale (CEC) – organo che si occupa della supervisione delle elezioni per garantirne la trasparenza – non sarà sostituito, così come i giudici e i funzionari corrotti, non permetterà di apportare cambiamenti reali al sistema politico del Paese.

Il conflitto partitico è iniziato con le elezioni del 31 ottobre 2020 che hanno confermato, con il 48%, la leadership del partito Sogno Georgiano. I partiti di opposizione hanno accusato il partito di brogli elettorali e falsificazione dei voti e si sono fermamente rifiutati di accettare i risultati delle elezioni e di partecipare all’attività politica del nuovo Parlamento. Questo ha dato il via ad una serie di proteste che hanno coinvolto tutti i cittadini. La situazione è peggiorata quando, il 18 febbraio, il premier del Paese, Grigorij Gacharija, ha rassegnato le dimissioni a causa dell’impossibilità di raggiungere accordi parlamentari tra i vari schieramenti. Qualche giorno dopo, il 23 febbraio, la crisi politica si è aggravata ulteriormente quando la polizia georgiana ha arrestato Melia e ha usato gas lacrimogeni in un raid contro la sede del suo partito. Gli osservatori internazionali hanno affermato che, sebbene abbiano rilevato una serie di irregolarità, compreso l’uso di risorse amministrative da parte del partito al governo, i risultati delle elezioni del 31 ottobre 2020 sono trasparenti. I gruppi di opposizione hanno affermato, tuttavia, di aver prove a sufficienza per dimostrare l’illegalità del partito Sogno Georgiano.

A seguito dell’assalto al Parlamento georgiano, le autorità del Paese hanno revocato l’immunità parlamentare di Melia, al quale è stato ordinato di versare una cauzione di 30 mila lari, che corrispondono a 9 mila dollari. L’oppositore, inoltre, è stato condannato alla libertà vigilata e a indossare un braccialetto elettronico di localizzazione. In seguito, nel novembre 2020, Melia ha organizzato un’ulteriore manifestazione contro i risultati delle elezioni parlamentari. A causa dei disordini avvenuti nel novembre 2020, l’Ufficio del Pubblico Ministero georgiano ha richiesto di applicare la misura di custodia cautelare a Melia.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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