Elezioni a Cipro: vincono i conservatori ma avanza la destra nazionalista

Pubblicato il 31 maggio 2021 alle 11:42 in Cipro Europa

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Le ultime elezioni parlamentari di Cipro, tenutesi domenica 30 maggio, hanno segnato la vittoria del partito del presidente Nikos Anastasiades, il conservatore DISY. Il traguardo è stato raggiunto nonostante la perdita di voti rispetto al 2016 e l’ascesa dell’estrema destra, sintomi di una crescente insoddisfazione dell’elettorato nei confronti dei partiti tradizionali.

La grande sorpresa è stata rappresentata dalla scalata del Fronte Popolare Nazionale di Ultradestra (ELAM), partito gemello del greco Alba Dorata, che ha ottenuto un risultato notevole, raggiungendo il 6,78% dei consensi, con un aumento del 3% rispetto alle precedenti elezioni, e superando il partito socialista EDEK con un margine sottile di circa 200 voti. Insieme ad ELAM, un altro protagonista di queste ultime votazioni, è stato il centrista DIPA, nato da una scissione del partito di centro-destra DIKO, il terzo maggiore del Paese, ed entrato in Parlamento ottenendo il 6,1% dei voti.

Il DISY si è posizionato al primo posto, guadagnando il 27,77% dei voti, 3 punti percentuali in meno rispetto a cinque anni fa ma con il 5,4% dei voti in più rispetto al partito arrivato secondo, il progressista AKEL, di ispirazione comunista. Quest’ultimo, sebbene si sia difeso ottenendo il 22% dei voti, ha registrato uno dei peggiori risultati dei suoi 95 anni di storia. Rispetto alle elezioni del 2016, AKEL ha perso il 3,3% dei consensi. “Il risultato non è quello che ci aspettavamo”, ha dichiarato il segretario generale del partito, Andros Kyprianou, durante un convegno successivo allo scrutinio delle schede. “Lo rispettiamo e lo esamineremo con attenzione per trarre conclusioni, ma ora possiamo dire che non siamo riusciti a convincere i nostri sostenitori”, ha aggiunto. 

L’affluenza alle urne è stata calcolata intorno al 65,73%. Poco più di mezzo milione di persone si sono recate ad eleggere i 56 seggi dell’emiciclo corrispondente alla comunità greco-cipriota. In linea di principio, la camera ha 80 seggi, 24 dei quali, riservati ai turco-ciprioti, sono vacanti dal 1963, quando la violenza interetnica è aumentata e la comunità ha deciso di lasciare il Parlamento e altri posti di governo.

Secondo gli analisti, veri vincitori delle elezioni di domenica sono stati l’ELAM, con il suo programma anti-immigrazione e le politiche dal carattere nazionalista, e il DIPA, i cui vertici hanno ancora collegamenti con i centri del potere politico, al livello, ad esempio, di ex ministri e legislatori. I sondaggi di opinione nelle settimane precedenti il voto avevano già indicato che DISY e AKEL avrebbero subito una perdita di sostegno, considerato che gli elettori delusi avrebbero cercato alternative tra i partiti più piccoli. Tra i temi chiave della campagna elettorale, c’erano quello della gestione della pandemia di COVID-19 e l’auspicata ripresa economica, nel mezzo di un’accelerazione delle vaccinazioni. Anche l’immigrazione è stata una tematica dibattuta, con il governo cipriota che insiste sul fatto di aver superato le sue capacità massime di accoglienza. 

Esprimendo il suo voto, il presidente Anastasiades aveva esortato i cittadini ad “abbandonare il divano” e a votare in modo da non “dare agli altri il diritto di decidere per loro”. I partiti più piccoli, dal canto loro, si erano appellati agli elettori affinché voltassero le spalle al DISY, considerato macchiato da scandali legati alla corruzione. Un’indagine indipendente su un programma di investimenti per la cittadinanza, ora accantonato, aveva scoperto una rete di fornitura illegale di passaporti a migliaia di parenti di ricchi investitori, alcuni dal passato criminale.

Nello specifico, in seguito ad un’inchiesta esclusiva del quotidiano al-Jazeera, era emerso che diversi politici, avvocati, pubblici ufficiali e agenti immobiliari ciprioti avevano partecipato ad un giro di vendita di passaporti comunitari a cittadini non residenti nell’Unione europea e con precedenti penali in cambio di investimenti nel Paese. Tra i funzionari coinvolti nei cosiddetti “The Cyprus Papers”, c’erano alcuni esponenti di primo piano della politica cipriota, come l’ex presidente del Parlamento, Demetris Syllouris, dimessosi dopo lo scandalo, e il parlamentare Giovanis. I due, come molti altri, avrebbero aiutato e incoraggiato individui con precedenti penali ad ottenere la cittadinanza cipriota, garantendo l’accesso ai mercati interni dell’Unione europea e viaggi senza visto. Come ricordato da al-Jazeera, la legge di Cipro prevedeva infatti, attraverso un programma di investimenti, “la possibilità di concedere il passaporto a chiunque investisse almeno 2,5 milioni di dollari nel Paese, spesso attraverso investimenti immobiliari”. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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