Australia e Nuova Zelanda unite nonostante la Cina

Pubblicato il 31 maggio 2021 alle 17:30 in Australia Nuova Zelanda

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Il primo ministro dell’Australia, Scott Morrison, ha incontrato di persona la sua omologa neozelandese, Jacinda Ardern, il 31 maggio. I due hanno ribadito l’unità dei rispettivi Paesi e hanno espresso preoccupazione per i diritti umani a Hong Kong e nella regione autonoma cinese dello Xinjiang. Per Pechino, tali dichiarazioni sono state interferenze nei propri affari interni.

Morrison e Ardern hanno organizzato il loro primo incontro in presenza negli ultimi quindici mesi a Queenstown, in Nuova Zelanda. Durante l’evento, il primo ministro australiano ha affermato che coloro che sperano di dividere Canberra e Wellington per quanto riguarda le rispettive politiche nei confronti della Cina falliranno. Le parti, ha ribadito Morrison, sono unite rispetto ai valori e ai principi che condividono e continueranno a collaborare in tale direzione. Anche Ardern ha sottolineato l’importanza di mantenere una prospettiva solida e ancorata a principi per quanto riguarda questioni quali il commercio e i diritti umani. La premier ha affermato che, in un contesto geostrategico sempre più complesso, “la famiglia è sempre più importante” e ha sottolineato che per la Nuova Zelanda, l’Australia rappresenta la famiglia.

A conclusione dell’incontro tra i due leader, è stata  poi rilasciata una dichiarazione nella quale le parti hanno affermato di essere preoccupate per il deterioramento delle libertà ad Hong Kong, per il trattamento della minoranza degli uiguri nello Xinjiang da parte cinese e per la militarizzazione e l’aumento delle “attività destabilizzanti” di Pechino nel Mar Cinese Meridionale. Oltre a questo, le parti hanno altresì espresso preoccupazione per forme di “coercizione economica dannose” perpetrate da Pechino.

Il 31 maggio, il portavoce del Ministero Affari Esteri della Cina, Wang Wenbin, ha risposto a tali dichiarazioni, affermando che si sia trattato di un atto di interferenza negli affari interni cinesi ed esprimendo l’opposizione del proprio Paese. Wang ha quindi affermato che la Cina ha sempre ritenuto che lo sviluppo delle relazioni bilaterali tra i Paesi della regione non dovrebbe colpire o danneggiare interessi di terzi e ha incitato le parti a favorire la pace e la stabilità regionali e a smettere di fare “commenti irresponsabili”.

Pechino è al momento impegnata in tensioni commerciali con l’Australia iniziate il 13 febbraio 2020, quando, la Commissione anti-dumping australiana aveva valutato una possibile proroga dei dazi anti-dumping su alcuni prodotti cinesi e aveva avviato indagini sulle loro vendite, giungendo alla decisione finale di prorogare i dazi, il 28 febbraio successivo. A tale episodio sono seguite una serie di altre indagini su prodotti provenienti dalla Cina che si sono concluse con il mantenimento di dazi su più beni cinesi. Da parte sua, dall’11 maggio 2020, Pechino ha bloccato importazioni o scoraggiato l’acquisto di più prodotti australiani come cereali, carbone termico, coke, cotone, legname, alcolici e crostacei.

Al contrario, nel 2020, l’interscambio commerciale tra Cina e Nuova Zelanda aveva raggiunto un valore di 18,1 miliardi di dollari, registrando una crescita annua media del 14% rispetto ai 4,4 miliardi di dollari del 2008 e rendendo la Cina il primo partener commerciale di Wellington, nonché il primo Paese di destinazione delle sue esportazioni così come di provenienza delle importazioni. Lo scorso 26 gennaio, poi, Pechino e Wellington avevano firmato un protocollo per ampliare l’accordo di libero scambio che la lega i rispettivi Paese dal 2008 e il cui cambiamento principale ha riguardato la facilitazione degli investimenti delle aziende cinesi in Nuova Zelanda.

Rispetto all’Australia, parallelamente alle tensioni commerciali, a livello politico, il 21 aprile 2020, il primo ministro australiano aveva richiesto un’indagine indipendente sulle origini della pandemia di coronavirus all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), insieme ad altri leader mondiali, provocando lo scontento della Cina. Oltre a questo, Canberra aveva sospeso l’accordo di estradizione con Hong Kong e aveva esteso i visti per circa 10.000 abitanti della città che si trovano già in Australia, a causa della nuova legge per la sicurezza nazionale imposta da Pechino sull’isola il 30 giugno 2020. L’Australia è poi andata contro a Pechino nel dibattito internazionale sulle questioni relative alle dispute nel Mar Cinese Meridionale e al trattamento delle minoranze etniche, primi fra tutti gli uiguri, nello Xinjiang. Tale situazione, ha portato Canberra a decidere di revocare la partecipazione dello Stato australiano di Victoria al progetto delle Nuove Vie della Seta, promosso da Pechino a partire dal 2013, in quanto non in linea con la politica estera australiana, il 21 aprile scorso.

Secondo vari osservatori citati da South China Morning Post, durante l’incontro del 31 maggio, Australia e Nuova Zelanda avrebbero voluto presentare un fronte compatto, sminuendo le differenze esistenti tra le parti nell’approccio nei confronti della Cina e non solo. La dichiarazione congiunta di Morrison e Ardern è arrivata dopo che, il 19 aprile scorso, la ministra degli Esteri della Nuova Zelanda, Nanaia Mahuta, aveva affermato che le relazioni neozelandese con la Cina non sarebbero state indirizzate dell’alleanza d’intelligence dei cinque occhi, che comprende Australia, Canada, Nuova Zelanda, Regno Unito e Stati Uniti.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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