Yemen: continuano gli attacchi Houthi contro l’Arabia Saudita

Pubblicato il 30 maggio 2021 alle 12:00 in Arabia Saudita Yemen

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La coalizione di Stati guidati dall’Arabia Saudita, intervenuta nel conflitto in Yemen il 26 marzo 2015, ha dichiarato di aver distrutto un drone carico di esplosivi lanciato dai ribelli sciiti Houthi dello Yemen verso la città meridionale saudita di Khamis Mushait, nella notte tra il 29 e il 30 maggio. Oltre a questo, la coalizione ha anche smentito di aver subito un attacco ai confini sauditi che era stato annunciato dagli Houthi il 29 maggio.

Il 30 maggio, i ribelli sciiti dello Yemen hanno dichiarato che l’obiettivo dell’operazione lanciata il giorno prima contro Khamis Mushait fosse la base aerea Re Khalid, situata nella città saudita. In particolare, il portavoce dei ribelli, Yahya Saree, ha comunicato su Twitter che l’attacco ha visto l’impiego di un drone ad alta precisione e che è stato una risposta ai continui “stato di assedio e aggressioni” contro lo Yemen. Il 30 maggio, gli Emirati Arabi Uniti (UAE) hanno condannato l’attacco contro i territori meridionali dell’Arabia Saudita e hanno chiesto alla comunità internazionale di prendere pozione in merito per fermare tali “attacchi ripetuti contro la sicurezza” del Regno che, a detta emiratina, dimostrerebbero la volontà degli Houthi di danneggiare sicurezza e stabilità nella regione.

Prima della comunicazione del 30 maggio, gli Houthi avevano diffuso un video nel quale veniva mostrata un’incursione dei propri combattenti all’interno dei confini sauditi, nei pressi di al-Khoubah, nella regione meridionale di Jazan. L’emittente televisiva controllata dagli Houthi Al Masirah aveva poi reso noto che oltre 80 combattenti sauditi e sudanesi fossero stati uccisi o feriti nell’operazione, mentre altre dieci persone sarebbero state catturate.

Il portavoce della coalizione a guida saudita, Turki al-Malki, ha smentito tali notizie affermando che si sia trattato di “invenzioni dei media” e ha poi affermato che gli Houthi stanno annunciando “vittorie immaginarie” per celare le perdite subite sul campo nelle regioni yemenite di Marib e Al-Jawf. In particolare, la regione settentrionale di Ma’rib, città situata a circa 120 km a Est della capitale Sana’a, è l’ultima roccaforte in mano alle forze di Hadi e, dallo scorso 8 febbraio, gli Houthi hanno intensificato i combattimenti per prenderne il controllo.

Per quanto riguarda territorio saudita, invece, dall’inizio del 2021, gli Houthi hanno intensificato gli attacchi contro il Regno, utilizzando missili e droni e cercando di colpire aree ad uso civile e infrastrutture energetiche. Gli ultimi attacchi lanciati dai ribelli sciiti sono arrivati dopo che, lo scorso 20 maggio, gli Stati Uniti avevano imposto sanzioni contro due comandanti militari delle milizie Houthi, Muhammad Abd Al-Karim al-Ghamari, capo di Stato Maggiore degli Houthi, e Youssef al-Madani, un altro comandante definito rilevante, entrambi inclusi nella lista Specially Designated Global Terrorist (SDGT). Il 23 maggio successivo, gli Houthi avevano quindi minacciato di colpire obiettivi “inaspettati” all’interno dei Paesi “aggressori”.

In Yemen, è in corso una guerra civile, descritta dall’Onu come la peggior crisi umanitaria al mondo, da quando i ribelli sciiti Houthi hanno iniziato a combattere per il controllo sulle regioni meridionali del Paese. Il 21 settembre 2014, sostenuti dal precedente regime del defunto presidente Ali Abdullah Saleh, gli Houthi avevano effettuato un colpo di Stato che aveva consentito loro di prendere il controllo delle istituzioni statali nella capitale Sana’a, ancora sotto il loro controllo. Il presidente legittimo Hadi era stato inizialmente messo ai domiciliari presso la propria abitazione nella capitale e, dopo settimane, era riuscito a fuggire, recandosi dapprima ad Aden, attuale sede provvisoria del governo yemenita riconosciuto a livello internazionale, e poi in Arabia Saudita, dove risiede tutt’ora.

Hadi è sostenuto da una coalizione di Stati guidata da Riad che comprende l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, il Sudan, il Bahrain, il Kuwait, il Qatar, l’Egitto, il Marocco, la Giordania e il Senegal. I ribelli sciiti Houthi sono sostenuti, invece, dall’Iran e dalle milizie libanesi filo-iraniane di Hezbollah.

Questi ultimi, lo scorso 19 gennaio, erano stati inseriti dall’amministrazione dell’ex presidente statunitense, Donald Trump, nella lista delle organizzazioni terroristiche riconosciute dagli USA. Il successivo12 febbraio, però il governo del nuovo capo di Stato, Joe Biden, aveva annunciato di aver deciso di rimuovere ufficialmente i ribelli sciiti Houthi, anche detti Ansarallah, dalla lista delle organizzazioni terroristiche straniere e da quella degli SDGT a partire dal successivo 16 febbraio, specificando che avrebbero classificato i responsabili degli attacchi missilistici contro l’Arabia Saudita come terroristi individualmente.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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