Armenia-Azerbaigian: soldato azero ferito durante una sparatoria

Pubblicato il 29 maggio 2021 alle 6:31 in Armenia Azerbaigian

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Il Ministero della Difesa dell’Azerbaigian ha accusato, venerdì 28 maggio, l’Armenia di aver aperto il fuoco contro le forze azere lungo la linea di confine. Un soldato azero è rimasto gravemente ferito alla spalla durante gli scontri nell’enclave di Nakhchivan, la quale confine con l’Armenia, la Turchia e l’Iran. L’Armenia ha negato le accuse di Baku.

Secondo quanto reso noto dal comunicato ministeriale azero, le forze armene avrebbero fatto fuoco da diverse direzioni con lo scopo di colpire le truppe di Baku che si trovavano a Nakhchivan, l’enclave azera situata nel territorio dell’Armenia. Le autorità di Baku hanno altresì esortato Erevan ad “agire responsabilmente” e ad astenersi a perpetrare azioni volte ad aumentare le tensioni lungo il confine azero-armeno e peggiorare ulteriormente la crisi. L’agenzia di stampa russa RIA ha reso noto che, in risposta, il Ministero della Difesa di Erevan ha “negato categoricamente” le accuse.

Il presunto scontro di venerdì è giunto il giorno dopo che l’Azerbaigian ha detenuto sei militari armeni nel distretto di Kelbajar, a Ovest del Nagorno-Karabakh. A detta di Erevan, i soldati presi in custodia si trovavano in territorio armeno e non hanno violato il confine con l’Azerbaigian. Dall’altra parte, il Ministero della Difesa di Baku, capitale di quest’ultimo, sostiene che i sei soldati, membri di un “gruppo di ricognizione e sabotaggio”, siano stati trattenuti perché avrebbero tentato di attraversare il confine azero-armeno in direzione dell’insediamento di Yukhary Ayrim, nella regione di Kelbajar. 

La disputa territoriale sorge dal fatto che i due Paesi, servendosi di mappe sovietiche diverse, rivendicano la sovranità delle zone di confine. Le tensioni si sono acuite a partire dal 12 maggio, quando l’Armenia ha accusato l’Azerbaigian di aver dispiegato le proprie truppe lungo il confine, entrando di 3,5 km nel territorio di Erevan. Baku sostiene che l’avanzata era finalizzata alla demarcazione dei confini mentre l’Armenia ha accusato l’Azerbaigian di essersi serviti del “preteso” per varcare la linea di contatto. Tuttavia, il giorno successivo, il 13 maggio, sono state denunciate altre violazioni da parte di Baku, i cui soldati erano diretti verso Sisian e Vardenis, due cittadine nella provincia di Syunik. A seguito delle ripetute violazioni, l’Armenia ha richiesto l’intervento dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO), un’alleanza militare per la sicurezza regionale capeggiata dalla Russia, per avviare consultazioni incentrate sulle aree contese. Più tardi, il 25 maggio, Erevan ha accusato le forze armate di Baku di aver ucciso un proprio militare durante una sparatoria a Gegharkunik, lungo il confine Orientale con l’Azerbaigian. Quest’ultimo, dall’altra parte, ha definito quanto accaduto “un incidente” e ha respinto le accuse.

La regione autonoma del Nagorno-Karabakh è contesa da decenni dall’Armenia e dall’Azerbaigian. Anche in precedenza, a partire dal 27 settembre 2020, scoppiarono gli scontri tra i due Paesi, raggiungendo il culmine nel mese di ottobre dello stesso anno. Sulla base del trattato di pace del 10 novembre 2020, l’Armenia ha ceduto il controllo sull’area del Nagorno-Karabakh e su tutti i sette distretti limitrofi all’Azerbaigian, i quali, dagli anni ‘90, erano stati occupati dalle forze armene. Inoltre, tra le altre disposizioni, l’intesa prevedeva il rilascio immediato di tutti i prigionieri di guerra da ambo le parti. L’Azerbaigian, però, è proprio sugli armeni catturati dopo la firma dell’armistizio che si è concentrato, affermando che l’obbligo di rilascio previsto dall’armistizio non può applicarsi a questi ultimi. Secondo il conteggio ufficiale, Baku ha rimpatriato solamente 58 armeni, dopodiché ha sostenuto di non avere più prigionieri di guerra nel suo territorio. Tale aspetto rimane uno dei punti critici ancora irrisolti tra Baku e Erevan.

A seguito della firma dell’armistizio, l’Armenia è entrata in una profonda crisi politica interna, dove le forze di opposizione invitarono il primo ministro del Paese, Nikol Pashinyan, a rassegnare le dimissioni. La crisi interna si è aggravata quando, il 25 febbraio, il premier armeno ha accusato l’Esercito di aver tentato un “colpo di Stato”. Con lo scopo di sollevare Erevan dalla crisi di governo, Pashinyan ha rassegnato, il 25 aprile, le dimissioni, in modo tale da poter indire le elezioni parlamentari anticipate, calendarizzate per il 20 giugno.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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