Namibia: la Germania ammette di aver commesso “genocidio”

Pubblicato il 28 maggio 2021 alle 19:02 in Germania Namibia

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La Germania ha riconosciuto di aver commesso un genocidio in Namibia durante gli anni del suo dominio coloniale e ha promesso un sostegno finanziario del valore di circa 1,2 miliardi di euro per finanziare progetti infrastrutturali e di sviluppo nella nazione africana.

Tra il 1904 e il 1908, le tribù Herero e Nama, dell’allora colonia dell’Africa sud-occidentale tedesca, si ribellarono a Berlino e dovettero subire una lunga persecuzione. Secondo gli storici, i numeri dello sterminio parlano di circa 65.000 persone della comunità Herero uccise e di almeno 10.000 di quella dei Nama. Gran parte dei sopravvissuti furono spinti nel deserto del Kalahari, dove molti finirono in campi di concentramento a lavorare come schiavi, mentre altri morirono di freddo, malnutrizione e stanchezza.

“Ora ci riferiremo ufficialmente a questi eventi come a ciò che sono dal punto di vista di oggi: genocidio”, ha dichiarato, venerdì 28 maggio, il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, aggiungendo: “Alla luce della responsabilità storica e morale della Germania, chiederemo perdono alla Namibia e ai discendenti delle vittime per le atrocità commesse”.

La notizia è stata accolta con favore dalla Namibia. Alfredo Hengari, portavoce del presidente del Paese, Hage Geingob, ha affermato: “L’accettazione, da parte della Germania, che è stato commesso un genocidio è il primo passo verso la giusta direzione”. Come gesto “per riconoscere l’immensa sofferenza inflitta alle vittime”, la Germania ha anche annunciato che sosterrà la “ricostruzione e lo sviluppo” della Namibia attraverso un programma che prevede finanziamenti fino a 1,2 miliardi di euro. La somma, hanno specificato fonti coinvolte nelle trattative, che il quotidiano Al-Jazeera ha avuto modo di consultare, verrà corrisposta in 30 anni e dovrà avvantaggiare in primis i discendenti degli Herero e dei Nama. In ogni caso, Maas ha voluto chiarire che il pagamento concordato, arrivato dopo più di cinque anni di negoziati, non apre però la strada a una “richiesta legale di risarcimento”. Si tratta, in sintesi, di un gesto di riconciliazione. 

La Germania ha governato l’odierna Namibia dal 1884 fino a quando perse la colonia durante la prima guerra mondiale. Nel 1904, aspre tensioni scoppiarono tra coloni e colonizzatori quando gli Herero, privati del bestiame e della terra, insorsero contro Berlino, seguiti poco dopo dai Nama. Il generale tedesco Lothar von Trotha, inviato per reprimere la ribellione, ordinò lo sterminio dei due popoli. Le atrocità commesse in quegli anni rovinano da tempo i i rapporti tra la Germania e la Namibia. Nel 2015, il governo tedesco ha avviato negoziati formali con la Namibia sulla questione e nel 2018 ha restituito al Paese teschi e altri resti di tribù massacrate che erano stati utilizzati negli esperimenti dell’era coloniale finalizzati a “rivendicare la superiorità della razza europea”.

Già giovedì 26 maggio, il portavoce Hengari aveva rivelato che, dopo nove round di negoziati, gli inviati speciali delle due parti si erano accordati sul testo di una dichiarazione congiunta e sulla somma da corrispondere alla Namibia. Hengari aveva anche affermato che erano attese scuse ufficiali dalla Germania e aveva aggiunto: “Le modalità di attuazione potranno iniziare solo dopo che il presidente avrà parlato con le comunità colpite”.

Il leader degli Herero, Vekuii Rukoro, ha riferito all’agenzia di stampa Reuters che l’accordo rappresenterebbe una “svendita”. L’uomo, che aveva citato la Germania per un risarcimento negli Stati Uniti, senza successo, ha specificato che l’intesa e il valore del finanziamento non sarebbero sufficienti per le due comunità, che, ha sottolineato, hanno subito “danni irreversibili” per mano delle forze coloniali tedesche. “Abbiamo un problema con quel tipo di accordo, che riteniamo costituisca una completa svendita da parte del governo namibiano”, ha detto Rukoro.

Della somma complessiva, più di un miliardo di euro andrà a progetti relativi alla riforma fondiaria, alle infrastrutture rurali, all’approvvigionamento idrico e alla formazione professionale. Le comunità di discendenti di Herero e Nama dovrebbero essere coinvolte nello sviluppo di progetti specifici. Circa 50 milioni di euro andranno alla creazione di una fondazione per la riconciliazione tra i due Stati, il che comprende progetti culturali e programmi di scambio giovanile.

Il testo della dichiarazione congiunta definisce le atrocità commesse dalle truppe tedesche un “genocidio” ma omette le parole “riparazioni” o “risarcimento”, una mossa nata dal timore che tale linguaggio possa costituire un precedente legale per rivendicazioni simili da parte di altre nazioni.

Alcuni dei gruppi che comprendono i discendenti dei sopravvissuti al genocidio namibiano sono stati piuttosto critici nei confronti dei negoziati e hanno rifiutato di sostenere la posizione del governo di Windhoek. Il quotidiano namibiano New Era ha riferito, giovedì 27 maggio, che almeno tre leader tradizionali che avevano sostenuto fino ad ora le trattative del governo si sono rifiutati di approvare la formulazione finale della dichiarazione, il che potrebbe rendere difficile al presidente Hage Geingob la firma ufficiale dell’accordo.

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Chiara Gentili

di Redazione