Macron riconosce le responsabilità della Francia nel genocidio ruandese

Pubblicato il 28 maggio 2021 alle 7:12 in Francia Ruanda

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Il presidente francese, Emmanuel Macron, durante una visita in Ruanda, giovedì 27 maggio, ha dichiarato che la Francia riconosce le sue “responsabilità” nel genocidio ruandese del 1994 e che, pur “non essendo stata complice” del massacro, ha fatto “per troppo tempo prevalere il silenzio sull’esame della verità”.

Le sue parole sono state pronunciate durante un discorso al Memoriale del Genocidio a Kigali, dove sono sepolti i resti di oltre 250.000 delle circa 800.000 vittime del genocidio, essenzialmente Tutsi. Poco prima, Macron aveva visitato il Museo della memoria e vi aveva deposto davanti una corona di fiori.

Il viaggio del presidente francese in Ruanda punta ad essere la “tappa finale della normalizzazione delle relazioni” tra Parigi e Kigali, dopo oltre 25 anni di tensioni legate al ruolo svolto dal Paese europeo nella strage ruandese. “Questo percorso di riconoscimento, attraverso i nostri debiti, i nostri doni, ci offre la speranza di uscire da questa notte e di camminare nuovamente insieme”, ha detto Macron. “Su questo cammino, solo coloro che hanno attraversato la notte possono, forse, perdonare, farci il dono di perdonarci”, ha proseguito il presidente francese.

Circa 800.000 tutsi e hutu moderati sono stati uccisi dalle milizie hutu in 100 giorni di massacri, iniziati nell’aprile 1994. Il genocidio si è concluso nel luglio dello stesso anno, quando il Fronte patriottico ruandese (RPF), guidato dall’attuale presidente, Paul Kagame, è arrivato dall’Uganda e ha preso il controllo del Paese.

Nel suo intervento, Macron ha sottolineato che, in quell’occasione, la Francia non ha ascoltato chi l’aveva messa in guardia sull’imminente massacro in Ruanda e si è schierata, di fatto, con il “regime genocida”. “Stando qui oggi, con umiltà e rispetto, al vostro fianco, sono arrivato a riconoscere le nostre responsabilità”, ha detto il presidente francese, specificando, tuttavia, che Parigi non può dirsi effettivamente “complice” di quella strage.

Da parte sua, il presidente ruandese Kagame ha acclamato il discorso di Macron. “Le sue parole sono state un atto di immenso coraggio, che ha più valore delle scuse”, ha dichiarato in una conferenza stampa congiunta nella capitale. 

La visita di Macron arriva dopo la pubblicazione, a marzo, di un rapporto elaborato da una commissione d’inchiesta francese sul ruolo di Parigi nel genocidio. Secondo le conclusioni del documento, l’atteggiamento coloniale della Francia a quel tempo avrebbe accecato i funzionari francesi. In più, a detta della commissione, il governo avrebbe avuto una responsabilità “grave e schiacciante” per non aver previsto previsto il massacro. Tuttavia, anche il rapporto assolveva la Francia dalla complicità diretta negli omicidi ruandesi.

Kagame, che in precedenza aveva accusato Parigi di aver partecipato al genocidio, ha chiarito, la scorsa settimana, che il rapporto “significa molto” per le persone del suo Paese. I ruandesi potrebbero “forse non dimenticare, ma perdonare” la Francia per il suo ruolo, ha affermato Kagame, che appartiene all’etnia tutsi. Macron ha accettato, ad aprile, di aprire gli archivi ruandesi dell’ex presidente Francois Mitterrand, in carica durante il genocidio.

Il quotidiano Al Jazeera ha osservato che Macron si sarebbe trovato “tra l’incudine e il martello, in una certa misura”. “Deve pensare agli interessi della Francia in Africa e qui in Ruanda c’è sicuramente la possibilità di ottenere la fedeltà di Paul Kagame e del governo per far sì che la narrativa francese ora corrisponda alla narrativa dell’RPF”, ha affermato il corrispondente di Al Jazeera nel Paese, Malcom Webb, sottolineando che le narrazioni intorno al il genocidio e gli eventi degli anni ’90 sono ancora controverse e contestate. “D’altra parte, Macron ha in programma un’elezione in Francia e deve evitare le critiche dell’estrema destra”, ha aggiunto Webb, evidenziando le ripercussioni nazionali di una simile scelta. 

Il Ruanda è un piccolo Paese dell’Africa centro-orientale, dove innumerevoli conflitti si sono verificati nel corso degli anni tra la tribù degli hutu, che rappresenta la maggioranza della popolazione, e quella dei tutsi. Un grave scontro etnico è esploso tra le due nel 1959, quando i belgi cedettero il controllo del Paese alla maggioranza hutu. Da quel momento cominciò un lungo periodo di segregazione e massacri nei confronti dei tutsi e degli hutu moderati. Centinaia di loro furono costretti all’esilio. Tra l’aprile e il luglio 1994 uno dei più feroci genocidi del Novecento fu compiuto nel Paese. 800.000 persone, tra tutsi e hutu moderati, e circa un milione di cristiani furono massacrati. Ad oggi il Ruanda sta lottando per ricostruire la sua economia, incentrata sulle esportazioni di caffè e tè. Il 6 novembre 2017, la Banca Mondiale ha riconosciuto i “notevoli successi in termini di crescita” che hanno aiutato a ridurre la povertà e la disuguaglianza in Ruanda.

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Chiara Gentili

di Redazione

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