Gli USA notificano alla Russia il non ritorno al Trattato sui Cieli Aperti

Pubblicato il 28 maggio 2021 alle 8:43 in Russia USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La Federazione Russa ha confermato, il 27 maggio, di aver ricevuto la notifica da parte degli Stati Uniti circa il non ritorno di Washington al Trattato sui Cieli Aperti. Secondo The Associated Press, sarebbe stato il sottosegretario di Stato degli USA, Wendy Sherman, in una conversazione con il vice ministro degli Esteri russo, Sergey Ryabkov, a riferire la notizia a Mosca. In base a quanto riportato dall’agenzia di stampa internazionale, la decisione di Washington è stata presa dopo aver valutato la possibilità di ripristinare la partecipazione all’accordo, da cui l’amministrazione dell’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è uscito il 22 novembre 2020.

All’inizio del proprio mandato, l’attuale leader americano, Joe Biden, aveva mostrato segnali di riavvicinamento al Trattato. Tuttavia, stando ad alcuni ufficiali vicini alla Casa Bianca, nonostante i vari appelli rivolti alla Russia di rispettare i termini dell’intesa, vi è stata una “completa assenza di progressi” da parte di Mosca nell’adottare misure per tornare alla conformità. In precedenza, Washington ha accusato Mosca per diversi anni di applicazione selettiva del Trattato, e di aver violato numerose disposizioni dell’accordo multilaterale. Da parte sua, anche la Russia ha avanzato richieste agli USA per quanto riguarda l’attuazione dell’accordo.

La mossa degli USA di abbandonare l’accordo ha causato gravi danni nell’ambito della cooperazione militare internazionale, ostacolando l’equilibrio degli interessi delle parti e minando il ruolo del Trattato sui Cieli Aperti come strumento di costruzione della fiducia e della sicurezza. Il patto è stato firmato il 24 marzo 1992 a Helsinki, ed è entrato in vigore con la ratifica di tutte le parti il primo gennaio 2002. Attualmente, vi partecipano 34 paesi, per lo più europei e il Canada. Il Trattato consente, al momento della notifica a uno Stato partner, voli di osservazione su tutto il suo territorio con apparecchiature di osservazione certificate, come telecamere ottiche e infrarosse e radar a vista laterale. In aggiunta, l’accordo impone un limite alle capacità hardware, ma nonostante sia inferiore alle attrezzature di intelligence militare e ai migliori satelliti spia, supera ancora ciò che può essere acquistato sul mercato commerciale aperto della fotografia satellitare. Infine, l’aereo come piattaforma ha dei vantaggi rispetto ai satelliti, in quanto è possibile far navigare l’oggetto da tutte le angolazioni senza dipendere dalle nuvole.

Il vantaggio principale del Trattato sui Cieli Aperti è che tutti i voli sono condotti apertamente e servono a potenziare le misure di rafforzamento della fiducia tra le parti dell’accordo. Un ufficiale locale è tenuto a salire a bordo di un aeromobile che arriva nel Paese in cui deve volare e a garantire che l’intero processo di fotografia avvenga secondo un itinerario concordato e le regole stabilite dal patto. Ogni Stato ha la propria quota di volo sui propri vicini. Ad esempio, la Russia, come gli Stati Uniti, ha diritto a 42 voli all’anno. Alcuni politici di spicco del Partito Democratico americano e gli Stati dell’UE hanno a lungo esortato gli USA a riconsiderare la propria uscita, e hanno invitato la Russia a rimanere nel patto e ad abolire le restrizioni di volo, in particolare sulla regione più occidentale di Kaliningrad, che si trova tra i Paesi alleati della NATO, la Lituania e la Polonia.

Ciò nonostante, lo scorso 15 gennaio, il Ministero degli Esteri russo ha rilasciato una dichiarazione con cui è stato annunciato l’avvio di procedure interne per ritirarsi dall’accordo. Il Dipartimento degli Affari Legali interno al dicastero ha giustificato la mossa con i mancati progressi nell’eliminazione di ostacoli alla prosecuzione del Trattato nelle nuove condizioni, dopo il ritiro degli Stati Uniti. Successivamente, il 4 maggio, il Governo russo ha approvato la proposta di denunciare l’accordo, e la Duma ha votato la misura in prima lettura, il 19 maggio, aprendo la strada al definitivo ritiro di Mosca al Trattato. Per arrivare a ciò, è necessario ancora il consenso della Camera alta del Parlamento russo, ovvero il Consiglio Federale, che è atteso entro il prossimo 2 giugno. Una volta che anche Putin avrà firmato la misura, ci vorranno sei mesi per l’uscita effettiva della nazione.

Come sottolineato da The Associate Press, la decisione degli USA è giunta nonostante i leader dei due Paesi abbiano concordato la data del primo vertice faccia a faccia, che si terrà il prossimo 16 giugno a Ginevra. Alla luce di ciò, l’unico accordo che resterebbe in piedi tra Russia e Stati Uniti in materia di controllo di armi è lo START III, rinnovato di recente, lo scorso 3 febbraio.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Mariela Langone

di Redazione