Accordo sul nucleare iraniano: i colloqui di Vienna continuano

Pubblicato il 28 maggio 2021 alle 11:00 in Iran USA e Canada

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I colloqui volti a rilanciare l’accordo sul nucleare iraniano, altresì noto come Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), sono giunti al quinto round. Mentre per alcuni la missione sta divenendo sempre più complessa, il presidente iraniano, Hassan Rouhani, ha riferito che un’intesa iniziale è stata raggiunta, ma che devono ancora essere revocate sanzioni prima di giungere a un accordo finale.

Le parole del capo di Stato iraniano sono giunte il 27 maggio, a circa due mesi dall’avvio dei colloqui di Vienna, intrapresi il 6 aprile. Il quinto round ha avuto inizio il 25 aprile. A detta di Rouhani, nel corso delle ultime discussioni sono stati registrati progressi “notevoli”, considerato che le parti coinvolte sono riuscite a trovare un’intesa su alcuni dei punti principali. Tuttavia, ha ribadito il presidente, dovrà essere Washington a fare il primo passo e a revocare le sanzioni contro il suo Paese. Parallelamente, il capo della delegazione iraniana ai negoziati di Vienna, Abbas Araghchi, ha affermato che i partecipanti hanno mostrato la determinazione e la volontà di risolvere quanto prima le questioni irrisolte. Come precisato da Araghchi, obiettivo di Teheran non è terminare rapidamente i negoziati, bensì vedere soddisfatte le proprie richieste “legittime”, al fine di preservare gli interessi del Paese. Da parte sua, la Segretaria al tesoro degli USA, Janet Yellen, ha dichiarato che Washington valuterà la revoca delle sanzioni contro l’Iran quando questo ritornerà ad adempiere agli impegni presi con l’accordo sul nucleare.

Nel frattempo, secondo quanto affermato dal rappresentante russo presso l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), Mikhail Ulyanov, negli ultimi giorni si sono tenuti colloqui indiretti tra una delegazione statunitense e il gruppo “4+1”, ovvero Francia, Germania, Gran Bretagna, Russia e Cina. Come precisato dall’ambasciatore, l’Iran non ha partecipato all’incontro, durante il quale sono stati discussi alcuni aspetti di un “futuro accordo”, la cui preparazione sembra essere giunta nelle “fasi avanzate”. Era stato lo stesso Ulyanov ad affermare, a margine del quarto round di colloqui, che gli incontri successivi avrebbero potuto essere quelli conclusivi. Ad ogni modo, al momento non è stata ancora raggiunta un’intesa definitiva e fonti interne ai negoziati hanno affermato che “più ci si avvicina alla fine e più la missione diventa complessa”. La questione, pertanto, non può dirsi ancora conclusa, ma, secondo un diplomatico statunitense, “un accordo è possibile” ed è altresì probabile giungere alla fine prima delle elezioni presidenziali iraniane del 18 giugno. Al contempo, non è ancora chiaro quali siano le sanzioni che Washington è disposta a revocare. Teheran ha chiesto l’annullamento di tutte le sanzioni, ma per l’amministrazione del presidente Joe Biden si tratta di una posizione “massimalista”.

Il quinto round di colloqui a Vienna si è svolto dopo che, il 24 maggio, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica e l’Iran hanno prorogato di un mese, fino al 24 giugno, l’accordo per monitorare le attività nucleari di Teheran, che consente all’AIEA di raccogliere e analizzare le immagini riprese da una serie di telecamere di sorveglianza collocate presso i siti di attività nucleare in Iran. Ulyanov ha definito tale intesa “lodevole”, in quanto la proroga potrebbe facilitare il rilancio del JCPOA e la creazione di un’atmosfera professionale nel corso dei colloqui di Vienna.

I colloqui di Vienna vedono la partecipazione di una “Commissione mista”, composta da delegati provenienti da Iran, Cina, Russia, Germania, Francia e Regno Unito. Anche una delegazione degli USA, guidata dall’inviato speciale statunitense in Iran, Robert Malley, si è recata a Vienna sin da aprile, ma non ha preso parte all’incontro con gli altri Paesi, in quanto Teheran si è rifiutata di negoziare in modo diretto con Washington fino a una completa rimozione delle sanzioni. Pertanto, sono gli altri Paesi a fare da spola tra le delegazioni iraniana e statunitense, nel quadro di colloqui indiretti. Nel corso degli incontri sono state formate tre commissioni di lavoro distinte, volte a determinare le sanzioni statunitensi da revocare, gli obblighi nucleari a cui l’Iran dovrà adempiere e a coordinare le mosse di ciascuna parte.

Il Joint Comprehensive Plan of Action è stato firmato durante l’amministrazione di Barack Obama, il 14 luglio 2015, a Vienna, da parte di Iran, Cina, Francia, Russia, Regno Unito, Stati Uniti, Germania e Unione Europea. Questo prevede la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro l’Iran dall’Unione Europea, dall’Onu e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale e ispezioni dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica presso gli impianti iraniani. L’8 maggio 2018, durante la presidenza di Donald Trump, Washington si è ritirata unilateralmente dall’accordo, imponendo nuove sanzioni contro Teheran che hanno, da un lato, aggravato le condizioni economiche del Paese mediorientale, e, dall’altro lato, acuito le tensioni tra Iran e Stati Uniti.  Il presidente degli Stati Uniti, Biden, sembra essere disposto a rilanciare l’accordo, ma, nel corso degli ultimi mesi, ha più volte ribadito come sia necessario dapprima che l’Iran rispetti il patto del 2015 per riprendere gli sforzi diplomatici. Pertanto, le due parti sono rimaste bloccate in una situazione di stallo, in cui ciascuna ha aspettato che fosse l’altra ad agire per prima.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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