Sessione speciale del Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU su Gaza

Pubblicato il 27 maggio 2021 alle 20:38 in Israele Palestina

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Il 27 maggio, durante una sessione speciale del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, l’alto commissario Michelle Bachelet ha affermato che gli attacchi di Israele su Gaza potrebbero costituire crimini di guerra e che Hamas ha violato il diritto internazionale lanciando razzi verso il territorio israeliano. 

Michelle Bachelet ha dichiarato che il suo ufficio ha verificato la morte di 270 palestinesi a Gaza, in Cisgiordania e Gerusalemme Est, inclusi 68 bambini, durante le violenze scoppiate tra il 10 e il 21 maggio. I razzi di Hamas, invece, hanno causato il decesso di 10 israeliani e un cittadino straniero. La sessione speciale del 27 maggio sulle recenti violenze tra Gaza e Israele è stata richiesta dall’Organizzazione per la Cooperazione Islamica e dalla delegazione palestinese al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, che hanno proposto di istituire una commissione d’inchiesta per indagare su possibili crimini e stabilire la responsabilità. Una risoluzione a tale proposito sarà votata nella giornata di giovedì 27 maggio. 

L’alto commissario per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, intervenendo durante la sessione speciale, ha dichairato che gli attacchi di Israele a Gaza, tra cui bombardamenti, lanci di missili e assalti dal mare, hanno causato la distruzione diffusa delle infrastrutture civili e numerose vittime tra questi. “Nonostante le affermazioni di Israele secondo cui molti di questi edifici ospitavano gruppi armati o venivano usati per scopi militari, non abbiamo prove a tale riguardo”, ha aggiunto Bachelet. “Se ritenuti attacchi indiscriminati e sproporzionati, questi potrebbero costituire crimini di guerra”, ha aggiunto. Dall’altro lato, l’alto rappresentante ha affermato che i lanci di razzi di Hamas sono stati “indiscriminati” e costituiscono “una chiara violazione del diritto internazionale umanitario”.

Durante la sessione, è intervenuto anche il ministro degli Esteri palestinese, Riyad al-Maliki, che ha denunciato: “Israele, potenza occupante e di apartheid, continua con i suoi crimini, le sue politiche e leggi per consolidare un sistema coloniale”. Sul fronte opposto, Meirav Eilon Shahar, ambasciatore di Israele presso le Nazioni Unite a Ginevra, ha ribadito che Hamas è “un’organizzazione jihadista, genocida e terrorista” e ha accusato il gruppo di usare civili palestinesi come scudi umani per nascondere i suoi razzi. “Ognuno di questi razzi costituisce un crimine di guerra”, ha aggiunto. Da parte sua, Hamas afferma di stare lottando per i diritti dei palestinesi contro l’oppressione israeliana e ha negato di usare i civili come scudi umani, affermando che le azioni di Israele contro Gaza fanno parte di una strategia di punizione collettiva.

Le ultime violenze tra Israele e Gaza sono nate a seguito di giorni di tensione tra le parti a Gerusalemme Est, avvenute in più luoghi sacri della zona. In particolare, il 10 maggio, le forze israeliane avevano preso d’assalto la moschea di Al-Aqsa e avevano ricevuto un avvertimento da Hamas che aveva annunciato un attacco su larga scala se le forze israeliane non si fossero ritirate dalla Spianata delle Moschee, dal monte del Tempio e dal compound della moschea entro le 2:00 del mattino. Vista la mancanza di una risposta da parte di Israele, Hamas aveva iniziato a lanciare razzi contro Gerusalemme già dalla sera del 10 maggio e ha continuato anche nei giorni successivi. Agli attacchi del gruppo palestinese ha immediatamente fatto seguito la risposta israeliana. Lo scorso 20 maggio, Israele e Hamas hanno confermato di aver indetto un cessate il fuoco a partire dalle 02:00 del 21 maggio che, ad oggi, è ancora in vigore. 

Tuttavia, la situazione nella regione rimane particolarmente complessa. In sintesi, secondo le Nazioni Unite, i Territori Palestinesi sono sotto occupazione militare israeliana. Questi comprendono Gerusalemme Est, la Cisgiordania e la Striscia di Gaza. I territori di Gerusalemme Est, non i suoi abitanti, sono stati annessi unilateralmente da Israele nel 1980, ma tale mossa non è stata riconosciuta dalle Nazioni Unite e non è consentita dal diritto internazionale. Anche la Cisgiordania è considerata un territorio occupato, poiché è stato acquisito a seguito di una guerra (una pratica vietata dal diritto internazionale), quella del 1967. Questo conflitto, noto anche come “guerra dei sei giorni”, aveva visto la vittoria schiacciante di Israele, che da allora controlla i confini della Cisgiordania in entrata ed in uscita, nonché la maggioranza del territorio in cui vive la popolazione palestinese. Il territorio è diviso in aree, non è mai stato annesso, ma la maggior parte dei palestinesi che ci vive non può uscirne senza un visto per un Paese terzo. Solo alcuni di questi sono autorizzati, previ controlli di sicurezza stringenti, a recarsi in territorio israeliano. Un muro di separazione, lungo 570 km e costruito dalle autorità israeliane a partire dal 2002, segue la cosiddetta Linea Verde e divide i territori palestinesi da quelli israeliani, secondo le frontiere precedenti alla guerra del 1967. Nonostante ciò, Israele rifiuta la definizione dei territori palestinesi come occupati e sostiene che in tali aree non si possa applicare il diritto internazionale di guerra. 

Anche la Striscia di Gaza è considerata un territorio occupato dal 1967, sebbene abbia una avuto storia e un destino diverso da quello della Cisgiordania. A seguito della vittoria di Hamas alle elezioni del 2006 e a causa di una serie di scontri e violenze che ne sono seguiti, nella Striscia di Gaza è in vigore da oltre 14 anni un blocco che ha portato due terzi della popolazione a vivere in condizioni estreme, senza possibilità per i suoi residenti di uscire da un territorio limitato da confini israeliani ed egiziani. Le Nazioni Unite hanno avvertito che il blocco israeliano ha provocato una situazione umanitaria “catastrofica”. Israele, da parte sua, giustifica la chiusura in entrata e in uscita imposta alla Striscia Gaza, sostenendo che questa è necessaria per isolare Hamas, contro il quale l’esercito israeliano ha combattuto tre guerre dal 2008. Oggi, oltre 2 milioni di palestinesi vivono a Gaza, in un’area di 365 km², con una densità di popolazione tra le più alte al mondo (oltre 4.000 abitanti per km quadrato). L’ONU afferma che oltre il 90% dell’acqua nella Striscia non è potabile e che i residenti dell’enclave sopravvivono con meno di 12 ore di elettricità al giorno. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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