Oman: il Sultano risponde ai manifestanti con 32.000 posti di lavoro

Pubblicato il 27 maggio 2021 alle 16:49 in Medio Oriente Oman

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Il sultano dell’Oman, Haitam bin Tariq, ha risposto alle richieste della popolazione, scesa in piazza chiedendo maggiori e migliori opportunità lavorative, ordinando la creazione di 32.000 posti di lavoro statali a tempo pieno e part-time. Anche le forze armate hanno aperto le porte ai giovani omaniti in cerca di lavoro.

Tale ultima notizia è stata diffusa il 27 maggio, a seguito di giornate di proteste, scoppiate il 23 maggio, che hanno visto la partecipazione di decine di manifestanti, perlopiù giovani, scesi in piazza per chiedere “nuovi posti di lavoro e di risolvere i problemi di coloro che erano stati licenziati”. Iniziata nella città portuale di Sohar, la mobilitazione ha interessato, nel corso dei tre giorni successivi, anche altre città del Sultanato del Golfo, come Rustaq, Nizwa e Sur, rappresentando una delle prime sfide di tal tipo per bin Tariq, salito al trono il 10 gennaio 2020. Mentre in un primo momento i canali social hanno diffuso video di manifestanti che lanciavano pietre e forze di polizia antisommossa impiegare gas lacrimogeni, successivamente le scene hanno assunto un tono meno violento, mostrando le forze di sicurezza mentre offrivano acqua ai cittadini in piazza.

Tuttavia, sono state le parole del sultano, del 25 maggio, ad aver suscitato particolare interesse. Nello specifico, in un discorso rivolto nel corso di incontro sull’occupazione giovanile, trasmesso dalla televisione di stato, bin Tariq ha affermato che i giovani rappresentano la “ricchezza della nazione, una risorsa inesauribile”, e, pertanto, si è detto disposto ad ascoltarli e a rispondere ai loro interessi e aspirazioni. Non da ultimo, il sultano ha annunciato la creazione di 32.000 posti di lavoro e sussidi statali per coloro che entreranno nel mondo del lavoro per la prima volta. Tra le nuove opportunità di impiego, 12.000 riguarderanno il servizio civile e l’esercito, mentre altre 2.000 verranno create in settori governativi, attraverso un sistema a contratto temporaneo. All’interno delle istituzioni statali, inoltre, verranno offerte un milione di ore per lavori part-time. In tale quadro, il 27 maggio, sono state le forze armate omanite ad annunciare l’apertura delle candidature per coloro che desiderano entrare a far parte dell’esercito, dell’aeronautica militare, della marina e di altri dipartimenti del Ministero della Difesa. Tra i criteri per essere reclutati, essere uomini e possedere un diploma di istruzione generale e superiore.

L’Oman, con una popolazione di circa 4,6 milioni di abitanti, di cui oltre il 40% stranieri, è stato colpito dal calo dei prezzi del greggio sin dal 2014. La pandemia di Covid-19 dell’ultimo anno ha, poi, inferto un duro colpo per il sistema economico omanita. In particolare, il prodotto interno lordo (Pil) è diminuito del 6,4% nel 2020, mentre il debito pubblico è salito all’81% del Pil rispetto al 60% del 2019, secondo il Fondo Monetario Internazionale. Parallelamente, il tasso di disoccupazione è stato stimato tra il 5 e il 10%, nonostante gli sforzi profusi dal Sultanato per creare opportunità di lavoro per la manodopera locale, dopo anni in cui Muscat ha fatto affidamento su manodopera straniera a basso costo. Le proteste scoppiate il 23 maggio hanno fatto seguito all’introduzione di un’imposta sul valore aggiunto (IVA) per la prima volta nella storia omanita. Si tratta di una misura da inserirsi in una serie di riforme volte a garantire la sostenibilità finanziaria del sultanato.  Tra le altre misure che hanno destato maggiore attenzione e che si pensa influenzeranno anche altri Paesi del Golfo vi è anche l’imposta sul reddito per i più abbienti a partire dal 2022.

Tra gli obiettivi del nuovo piano a medio termine 2020-2024 vi è l’aumento delle entrate non petrolifere al 35% del totale entro il 2024, rispetto al 28% del 2020. Parallelamente, Muscat spera di raggiungere un tasso di crescita di circa il 6% entro il 2040 e di essere tra i primi tra i primi dieci Paesi al mondo per scambi commerciali. Il Fondo Monetario Internazionale prevede che il PIL del Sultanato crescerà del 7,4% nel 2021, rispetto all’1,8% del 2020.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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