Militari armeni disarmati e detenuti dall’esercito dell’Azerbaigian

Pubblicato il 27 maggio 2021 alle 9:22 in Armenia Azerbaigian Iran

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Il Ministero della Difesa dell’Armenia ha dichiarato, giovedì 27 maggio, che l’esercito dell’Azerbaigian ha incarcerato sei militari armeni mentre svolgevano lavori ingegneristici nella regione di Gegharkunik, area controllata dalle forze armate di Erevan, capitale dell’Armenia.

Le autorità armene hanno comunicato di aver preso le misure necessarie per provvedere al rimpatrio dei sei prigionieri. A detta di Erevan, i soldati presi in custodia si trovavano in territorio armeno e non hanno violato il confine con l’Azerbaigian. Dall’altra parte, il Ministero della Difesa di Baku, capitale di quest’ultimo, sostiene che i sei soldati, membri di un “gruppo di ricognizione e sabotaggio”, siano stati trattenuti perché avrebbero tentato di attraversare il confine azero-armeno in direzione dell’insediamento di Yukhary Ayrim, nella regione di Kelbajar. È per questo che i sei soldati sono stati “disarmati e fatti prigionieri”. Il Ministero della Difesa azero ha altresì reso noto che, nel corso della mattina del 27 maggio, lungo il confine sono state schierate truppe armene e carri armati. Le forze armate azere, a seguito delle misure adottate, hanno sgomberato l’area. Al momento, l’Esercito di Baku sta monitorando la situazione nella regione, ha riferito l’agenzia di stampa russa TASS. È rilevante sottolineare che Kelbajar, negli anni 90, apparteneva all’Azerbaigian ma, al termine della guerra nel Nagorno-Karabakh, è risultata sotto controllo armeno. Tuttavia, a seguito della pace azero-armena del 10 novembre 2020, Erevan ha ceduto a Baku il territorio.

Il Dipartimento della Difesa armeno ha annunciato i nomi dei militari armeni catturati dalla parte azerbaigiana, quali A.N. Abgaryan, I.A. Sargsyan, V.V. Sargsyan, B.S. Ohanyan, A.G. Budoyan, V.O. Rafaelyan. Baku ha criticato quanto accaduto, definendo l’episodio “un atto terroristico provocatorio”. L’Azerbaigian ha altresì esortato l’Armenia ad interrompere le azioni provocatorie e a rispettare i confini per non aumentare le tensioni.  

Nel frattempo, anche l’Iran è intervenuto nella questione azero-armena. Il ministro degli Esteri di Teheran, Mohammad Javad Zarif, si è recato, martedì 25 maggio, a Baku per incontrare il presidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev. Nel corso del vertice, Zarif ha affermato che lo stato attuale delle relazioni bilaterali tra i due Paesi è ottimo, “come mai prima d’ora”. I due rappresentanti hanno altresì discusso del conflitto azero-armeno e l’Iran ha sottolineato di voler contribuire a sostenere Baku e Erevan nei negoziati al fine di trovare una soluzione pacifica. Il giorno successivo, il 26 maggio, Zarif si è recato in Armenia per incontrare il premier del Paese, Nikol Pashinyan, e per discutere di relazioni bilaterali e della disputa territoriale tra Baku e Erevan. Anche in questa occasione, il ministro iraniano ha sottolineato quanto sia importante che Armenia e Azerbaigian arrivino ad un accordo sui contenziosi al fine di stabilizzare la situazione nella regione.

La disputa territoriale sorge dal fatto che i due Paesi, servendosi di mappe sovietiche diverse, rivendicano la sovranità delle zone di confine. Le tensioni si sono acuite a partire dal 12 maggio, quando l’Armenia ha accusato l’Azerbaigian di aver dispiegato le proprie truppe lungo il confine, entrando di 3,5 km nel territorio di Erevan. Baku sostiene che l’avanzata era finalizzata alla demarcazione dei confini mentre l’Armenia ha accusato l’Azerbaigian di essersi serviti del “preteso” per varcare la linea di contatto. Tuttavia, il giorno successivo, il 13 maggio, sono state denunciate altre violazioni da parte di Baku, i cui soldati erano diretti verso Sisian e Vardenis, due cittadine nella provincia di Syunik. A seguito delle ripetute violazioni, l’Armenia ha richiesto l’intervento dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO), un’alleanza militare per la sicurezza regionale capeggiata dalla Russia, per avviare consultazioni incentrate sulle aree contese. Più tardi, il 25 maggio, Erevan ha accusato le forze armate di Baku di aver ucciso un proprio militare durante una sparatoria a Gegharkunik, lungo il confine Orientale con l’Azerbaigian. Quest’ultimo, dall’altra parte, ha definito quanto accaduto “un incidente” e ha respinto le accuse.

La regione autonoma del Nagorno-Karabakh è contesa da decenni dall’Armenia e dall’Azerbaigian. Gli scontri, scoppiati il 27 settembre 2020, raggiunsero il culmine nel mese di ottobre dello stesso anno. Sulla base del trattato di pace del novembre 2020, l’Armenia ha ceduto il controllo sull’area del Nagorno-Karabakh e su tutti i sette distretti limitrofi all’Azerbaigian, i quali, dagli anni ‘90, erano stati occupati dalle forze armene. Inoltre, tra le altre disposizioni, l’intesa prevedeva il rilascio immediato di tutti i prigionieri di guerra da ambo le parti. L’Azerbaigian, però, è proprio sugli armeni catturati dopo la firma dell’armistizio che si è concentrato, affermando che l’obbligo di rilascio previsto dall’armistizio non può applicarsi a questi ultimi. Secondo il conteggio ufficiale, Baku ha rimpatriato solamente 58 armeni, dopodiché ha sostenuto di non avere più prigionieri di guerra nel suo territorio. Tale aspetto rimane uno dei punti critici ancora irrisolti tra Baku e Erevan.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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