Mali: l’ex presidente e l’ex premier sono stati liberati

Pubblicato il 27 maggio 2021 alle 19:45 in Africa Mali

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L’ex presidente e l’ex primo ministro del governo di transizione del Mali sono stati liberati dopo essere stati arrestati dall’esercito ed aver annunciato le dimissioni, secondo quanto ha riferito il 27 maggio un assistente del vicepresidente.

Bah Ndaw e Moctar Ouane sono stati arrestati e portati in una base militare situata appena fuori dalla capitale, il 24 maggio, innescando una nuova crisi nel paese dell’Africa occidentale. Il 26 maggio, i due uomini si sono dimessi dal loro incarico mentre erano detenuti nella base di Kati. I familiari hanno confermato la loro liberazione, ma non sono chiare le condizioni del loro rilascio. Inoltre, per il momento, la posizione dell’ex premier e dell’ex presidente sarà tenuta segreta per “proteggere la loro sicurezza”, secondo quanto ha riferito Baba Cissé, assistente del vice presidente, il colonnello Assimi Goita. Le autorità militari del Mali hanno rifiutato di fornire dettagli riguardo ai piani per la sostituzione dei due rappresentanti.

La Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (ECOWAS) non ha commentato i risvolti del 27 maggio. Tuttavia, il 25 maggio, l’ECOWAS aveva inviato l’ex leader nigeriano, Goodluck Jonathan, nella capitale maliana, Bamako, per valutare la situazione a seguito di quest’ultima crisi nel Paese africano. Intanto, i rappresentanti politici dell’opposizione del Mali, invece, hanno denunciato la presa di posizione dei militari. “Le discussioni di ieri non hanno avuto successo perché Assimi vuole essere il presidente, il che è contrario alla Carta di Transizione”, ha riferito a Reuters Nouhoum Togo, portavoce dell’organizzazione che riunisce l’opposizione, M5-RFP. “Non è scritto da nessuna parte che il vicepresidente possa sostituire il presidente”, ha aggiunto.

L’arresto dell’ex presidente e del premier del Mali è avvenuto il 24 maggio, a seguito di un rimpasto di governo, grazie al quale due militari sarebbero stati rimossi da due Ministeri chiave: quello della Difesa e quello della Sicurezza. “Questo tipo di mossa testimonia il chiaro desiderio del presidente ad interim e del primo ministro di cercare di violare la carta di transizione”, ha denunciato il colonnello Goita, descrivendo le azioni della coppia come un “intento dimostrabile di sabotare la transizione”. Tuttavia, il vice presidente ha assicurato che le elezioni si terranno come previsto il prossimo anno, il 27 febbraio 2022. 

Le Nazioni Unite, l’Unione Europea, gli Stati Uniti e il Regno Unito hanno immediatamente condannato le azioni dei militari e hanno chiesto il rilascio immediato dei rappresentanti arrestati. La Francia, ex potenza coloniale, ha condannato l’atto “violento” di Goita “con la massima fermezza”. “Chiediamo la liberazione” dei due leader, ha dichiarato il ministro degli Esteri di Parigi, Jean-Yves Le Drian. “La loro sicurezza deve essere garantita, così come l’immediata ripresa del processo di transizione concordato”, ha aggiunto il rappresentante francese. Il capo dell’Unione Africana, Felix Tshisekedi, che è anche il presidente della Repubblica Democratica del Congo, ha fatto eco ai numerosi appelli, affermando di “condannare fermamente qualsiasi azione che miri a destabilizzare il Mali”. 

Si teme che la situazione attuale possa aggravare l’instabilità nel Paese dell’Africa occidentale, dove gruppi armati legati ad al-Qaeda e allo Stato Islamico controllano vaste aree del Nord e del centro del Paese, con numerosi attacchi contro l’esercito e i civili. La situazione in Mali è particolarmente critica a partire dal 2012, quando il Paese ha dovuto affrontare prima un colpo di Stato e poi una rivolta armata scoppiata nel Nord e guidata da membri Tuareg alleati con alcuni combattenti di Al-Qaeda. Nel corso dell’anno, questi sono riusciti a prendere il controllo delle regioni settentrionali. Successivamente, nel 2013, la situazione è peggiorata, con il movimento che è riuscito ad espandersi nelle regioni centrali, provocando l’intervento armato delle forze francesi. Dal 20 gennaio 2013, gli insorti sono stati gradualmente sradicati ed espulsi dai territori del Nord grazie alle operazioni congiunte delle truppe di Francia e Mali. Ciononostante, da allora continuano a verificarsi periodicamente attacchi e scontri, con la conseguente morte di militari e civili.

La più recente crisi politica, invece, è nata da quando, il 5 giugno 2020, gli oppositori dell’ex presidente del Mali, Ibrahim Boubacar Keita, hanno lanciato una serie di proteste nella capitale, Bamako, chiedendo all’esecutivo di dimettersi per aver fallito nel ristabilire la sicurezza del Paese e nell’affrontare la corruzione dilagante nel Paese, oltre alla mancata gestione della crisi economica aggravata dagli effetti devastanti della pandemia da coronavirus. L’intervento dei militari ha poi portato al colpo di Stato del 18 agosto 2020, che ha rovesciato il presidente Keita. Il 75enne, in carica dal 2013, aveva annunciato le sue dimissioni immediate in un breve discorso trasmesso intorno a mezzanotte del 19 agosto, proprio dalla stessa base militare di Kati, dove sono stati detenuti l’ex premier e presidente del governo di transizione, dal 24 al 27 maggio. 

Il 7 settembre 2020, l’ECOWAS ha dato un ultimatum alla giunta militare maliana per nominare un presidente e un premier transitori per portare il Paese verso un governo civile e politico, chiedendo di non andare oltre il 15 settembre 2020. Tuttavia, questa scadenza non è stata rispettata. Soltanto il 5 ottobre 2020 sono stati nominati i componenti, quasi tutti militari, dell’attuale Governo ad interim. In ogni caso, il giorno seguente, il 6 ottobre 2020, è stata resa nota la revoca delle sanzioni imposte dall’ECOWAS dopo il colpo di stato di agosto. Successivamente, il Mali ha ufficialmente sciolto la giunta militare, nota anche come Comitato Nazionale per la Salvezza del Popolo (CNSP), con un decreto del Governo di transizione, firmato dal presidente, Bah N’Daw, del 18 gennaio 2021. Il 15 aprile, il governo ad interim del Mali aveva annunciato che le elezioni presidenziali e legislative si sarebbero tenute a febbraio del 2022, nel rispetto degli impegni presi con la comunità internazionale. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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