Siria: Russia rafforza la propria presenza a Hmeimim

Pubblicato il 26 maggio 2021 alle 11:53 in Russia Siria

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Il Ministero della Difesa della Federazione Russa ha annunciato, mercoledì 26 maggio, l’arrivo di tre bombardieri a lungo raggio Tu-22M3 presso la base militare russa Hmeimim, nella provincia di Latakia, in Siria.

Secondo quanto riferito dal quotidiano russo Kommersant, si tratterebbe della prima volta che Mosca ha trasferito tale tipologia di bombardieri in Siria per un tempo prolungato e non per attacchi lampo. Tale dispiegamento è stato possibile per via dei recenti lavori di ampliamento della pista di atterraggio della suddetta base militare. Mosca ha altresì osservato di aver completato i lavori di ricostruzione della seconda pista di atterraggio. È stata sostituita la copertura esterna, sono stati installati nuovi dispositivi di illuminazione e di comunicazione. La pista, inoltre, è stata ampliata, permettendo alla base di Hmeimim di accogliere tutti i tipi di aerei delle forze armate russe, compresi quelli più pesanti.

Lo scopo del trasferimento dell’arsenale è quello di avviare l’addestramento delle forze aeree russe nello spazio aereo del Mar Mediterraneo e del Mar Rosso, ovvero “nuove aree geografiche” che permetteranno di verificare la tempestività e operatività di azione e di atterraggio dei militari russi. Il Ministero della Difesa russo ha chiarito che i bombardieri a lungo raggio sarebbero tornati alle basi permanenti in Russia dopo aver terminato le missioni di addestramento, necessarie per permettere alle truppe di “familiarizzare con lo spazio aereo del Mediterraneo”. 

L’ampliamento della suddetta base militare è stato seguito da altri lavori volti a rafforzare il controllo militare russo in Siria. Nello specifico, il 13 maggio, la Russia ha dato il via ad una serie di operazioni infrastrutturali per incrementare il carattere strategico del porto di Tartus, situato sulla costa siriana. Il piano di Mosca prevede la costruzione di un molo galleggiante, volto a rafforzare le strutture di riparazione navale del porto. In tal modo, una volta completate le operazioni di ammodernamento, la Marina russa non sarà più costretta ad inviare le navi da guerra nei porti del Mar Nero per la manutenzione. I lavori di costruzione, a detta di funzionari militari russi, dovrebbero essere completati entro il 2022.

 Il conflitto siriano ha avuto inizio il 15 marzo del 2011, quando il governo, legato al presidente Bashar al-Assad, ha assistito a una serie di proteste senza precedenti a favore della democratizzazione del Paese e la fine del regime di Assad. Gli scontri si sono successivamente acuiti e, a partire da settembre 2011, si sono tramutati in una vera e propria guerra civile. Da una parte, si trova il governo e le forze affiliate a Bashar al-Assad, dall’altra i ribelli. Negli anni sono sorti sempre più movimenti anti-governativi, alcuni dei quali si sono radicalizzati in gruppi di fondamentalisti islamici sunniti. 

Tra i Paesi intervenuti nel conflitto, la Russia si è collocata sul fronte filogovernativo, a partire dal 30 settembre 2015, offrendo supporto al governo di Assad sia a livello economico che militare. Dall’altra parte, la Turchia si è posta al fianco dei gruppi ribelli. È altresì importante ricordare che la presenza russa in Siria non si limita a supportare le forze filogovernative, ma conduce operazioni contro lo Stato Islamico.

L’intervento della Russia in Siria è stato accolto con sorpresa dagli osservatori internazionali. Secondo gli analisti, lo schieramento del Cremlino è legato a una pluralità di fattori. La caduta di Assad avrebbe avuto conseguenze negative per la Russia perché, da una parte, Mosca avrebbe perso un importante alleato regionale, dall’altra il sovvertimento di potere in Siria avrebbe minacciato gli interessi di Mosca nell’area. Inoltre, la decisione di intervenire nel conflitto rifletteva anche il timore che le “rivoluzioni colorate” prendessero piede in Russia. È importante ricordare che, a partire dal 2000, tali movimenti filo-europeisti hanno dato il via a proteste antigovernative in numerosi Stati post-sovietici, come l’Ucraina e la Georgia. Pertanto, Mosca temeva che il potenziale successo dei movimenti contro il governo in Siria avrebbe provocato un’analoga reazione in Russia. Anche i rapporti con l’Occidente, sempre più tesi, hanno spinto il Cremlino a schierarsi dalla parte di Assad. Infine, l’ascesa dell’ISIS ha fornito a Mosca l’opportunità di giustificare l’intervento attraverso la retorica della lotta al terrorismo.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione