Russia: nuova legge contro gli “estremisti”, tra repressione e sicurezza

Pubblicato il 26 maggio 2021 alle 15:01 in Russia

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La Camera Bassa del Parlamento della Federazione Russa, anche nota come Duma di Stato, ha approvato in terza lettura, mercoledì 26 maggio, la legge che vieta a soggetti etichettati come “estremisti” di votare alle elezioni del Paese.

Il divieto si applica a partecipanti, membri, dipendenti e a tutte le persone che sono coinvolte nelle attività considerate “estremiste” o “terroristiche” da parte del governo russo. I leader delle organizzazioni estremiste non potranno presentarsi ai seggi per 5 anni, mentre l’attività elettorale dei “cittadini ordinari” sarà bloccata per 3 anni. Inoltre, la nuova legge conferisce alle autorità russe il diritto di impedire ai fondatori e ai dirigenti di tali organizzazioni l’accesso alle elezioni senza previa conferma del Tribunale. Per quanto riguarda, invece, i soggetti che hanno aderito a tali organizzazioni, l’impedimento di esprimere il proprio punto di vista durante le elezioni dovrà essere stabilito dal Tribunale della Federazione.

Il nuovo documento normativo imporrà un concreto divieto di partecipazione all’attività elettorale del Paese. Si tratta di una misura che si estende anche a coloro che “fanno donazioni” a tali organizzazioni, “prestano assistenza” o supportano il loro operato “partecipando ad eventi” – ovvero proteste antigovernative – o esprimono il sostegno “sul web”. Il concetto di “estremismo”, pertanto, sarà utilizzato dal Cremlino come strumento per “reprimere ulteriormente” le forze di opposizione nel Paese. Mosca possiede un vero e proprio “libro nero” in cui ha incluso oltre 5.200 materiali considerati estremisti. Come si legge all’interno del sito web ufficiale, l’elenco dei materiali è stilato sulla base delle “decisioni del Tribunale” in conformità con la normativa approvata dal Ministero della Giustizia del Paese.

Nel quadro normativo russo, che sembra diventare sempre più stringente nei confronti di coloro che non supportano le forze al potere, è rilevante menzionare altre leggi in lettura nel Paese. Nel mese di giugno, il Tribunale di Mosca aprirà un’udienza per valutare se classificare la rete di uffici regionali e la Fondazione Anti-corruzione (FBK), istituiti entrambi dal dissidente Alexey Navalny, come organizzazioni “estremiste”. In tale quadro, è importante ricordare che, il 18 aprile, la Camera Bassa ha approvato, in prima lettura, una legge che vieta ai membri di organizzazioni “estremiste” di diventare legislatori.

Tale normativa, a detta degli analisti internazionali, sarebbe stata avanzata al fine di reprimere le forze antigovernative che sostengono Navalny, uno dei principali oppositori del presidente russo, Vladimir Putin. È altresì importante ricordare che il Ministero della Giustizia della Federazione Russa ha classificato l’FBK come “agente straniero”, etichetta utilizzata per schedare le persone e le organizzazioni non governative russe che ricevono fondi dall’estero. A regolamentare tale dicitura è la legge entrata in vigore il 21 novembre 2012, a causa della quale gli esponenti antigovernativi hanno subito una profonda riduzione delle donazioni, intimidazioni e procedimenti giudiziari.

Nell’attuale caso aperto contro Navalny, che, se confermato, porterà alla chiusura delle sue organizzazioni, il Pubblico Ministero della Federazione Russa ha supportato le accuse affermando che l’attività del dissidente e della sua organizzazione sarebbero finalizzate a “destabilizzare la situazione sociale e socio-politica” in Russia. Inoltre, l’approvazione della sentenza comporterebbe  gravi conseguenze per i soggetti “membri di un’organizzazione estremista”, che rischierebbero fino a 12 anni di carcere. Analogamente, per coloro che finanziano economicamente tali società, si servono dei loro loghi e slogan, sono previsti fino a 10 anni di carcere, nonché il divieto di candidarsi alle cariche elettive.

Ma cosa si intende, secondo la normativa russa, con i termini “estremista” o “terrorista”? Prendendo in analisi la legge, si nota fin da subito che non viene fornita una definizione precisa che aiuti a comprendere quali siano le caratteristiche che dovrebbe avere un ente, una persona o un materiale per poter essere definito estremista. Al contrario, si legge “distribuzione di materiale estremista, preparazione di atti estremisti e istigazione all’odio contro gruppi religiosi o etnici”. L’elenco, inoltre, include anche coloro che hanno criticato le forze governative, nonché pubblicazioni che hanno messo in discussione l’integrità territoriale della Federazione Russa.

Al fine di sciogliere la matassa legislativa, è intervenuto il direttore del centro di ricerca SOVA Center, Aleksandr Verkhovsky. In Russia, l’anti-estremismo ha due accezioni, ha spiegato l’esperto, una politica e una legale. Dalla sua prima approvazione, avvenuta circa 19 anni fa, la legge sull’estremismo è stata costantemente visionata e ogni sua modifica ha “inasprito” le condizioni di valutazione del Tribunale russo per stabilire se un’entità fisica o giuridica potesse essere definita terrorista. A contribuire alla stretta sulle società anti-governative, ha spiegato Verkhovsky, è stata la campagna di denuncia portata avanti da Navalny e dai suoi sostenitori, che hanno poi formato l’FBK. L’Organizzazione, nel mirino delle autorità russe, ha fatto luce su questioni riguardanti “la corruzione del governo”, prendendo “di mira” alcuni dei più stretti alleati del presidente russo.

La prima volta che nella Federazione Russa è stata approvata una legge contro le associazioni estremiste è stato nel 2002, con la normativa “federale sulla lotta all’attività estremista”. Su questa si basano gran parte dei casi aperti contro organizzazioni e persone “terroristiche”. Al fine di comprendere perchè la misura fosse stata proposta, è importante contestualizzarla nel periodo storico ad essa associato. Intorno agli anni 2000, la Federazione Russa aveva subito ripetuti attentati terroristici da parte delle forze separatiste in Cecenia, alle quali si sono poi aggiunti i gruppi terroristici di matrice islamica, quali Al-Quaeda, Hizb ut-Tahrir e l’organizzazione missionaria Tabligh.

A seguito di una serie di proteste antigovernative, supportate e organizzate da Navalny, la legge è stata estesa anche ad altre organizzazioni. Nello specifico, tra il 2011 e il 2012, i manifestanti sono scesi nelle piazze delle principali città russe a favore di una maggiore trasparenza governativa e legislativa, nonché della democratizzazione del Paese. Di risposta, il governo russo ha iniziato a prestare maggiore attenzione ai suddetti movimenti perché temeva che riuscissero a sovvertire gli equilibri di potere in Russia. Ciò ha portato le autorità di Mosca a emanare mandati di arresto per oltre 250 membri dell’associazione di Navalny perché accusati di avere tendenze estremiste. Nel 2019, uno studente universitario di Mosca, Yegor Zhukov, dopo aver pubblicato una serie di monologhi politici su YouTube, è stato condannato per incitamento all’estremismo. L’analista del SOVA ha altresì aggiunto che, probabilmente, quando nel 2002 i legislatori hanno approvato la legge anti-estremista, nessuno si aspettava che questa sarebbe stata usata anche contro gruppi politici di ideologia diversa a quella supportata dal governo. 

Le ultime modifiche alla legge risalgono al 2020. Le autorità di Mosca hanno aggiunto all’elenco delle associazioni che svolgono “attività estremiste” tutte le organizzazioni che mettono in dubbio l’integrità territoriale della Russia. Secondo gli analisti, tale mossa è da collocare nel quadro dell’annessione “illegittima” della Crimea, territorio dell’Ucraina, alla Federazione Russa. La Crimea è diventata una regione russa, il 16 marzo del 2014, a seguito di un referendum in cui il 96,77% degli elettori della Repubblica e il 95,6% degli abitanti di Sebastopoli votò per l’annessione alla Russia. Il referendum si è tenuto un mese dopo il colpo di stato che ha avuto luogo in Ucraina, il quale ha innescato un conflitto armato interno nel Sud-Est del Paese. Mosca ha ribadito più volte che gli abitanti della penisola hanno votato nel pieno rispetto del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite e hanno fatto “una scelta consapevole a favore della Russia”. L’Ucraina, dal canto suo, considera la Crimea territorio ucraino temporaneamente occupato. In seguito all’annessione illegale della Repubblica, Kiev portò Mosca davanti alla Corte Europea dei diritti dell’Uomo (CEDU). Nella sentenza europea, emessa il 14 gennaio, si attribuiva alla Federazione Russa la responsabilità per le violazioni dei diritti umani in Crimea. Nel conflitto, sono state riportate quasi 13.000 vittime.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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