Pechino ribadisce il propio sostegno per Teheran

Pubblicato il 26 maggio 2021 alle 7:31 in Cina Iran

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Il presidente cinese, Xi Jinping, ha avuto una conversazione telefonica con il suo omologo iraniano, Hassan Rouhani, il 24 maggio, al quale ha espresso il sostegno della Cina per le richieste “ragionevoli” dell’Iran rispetto alla questione del Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), noto come accordo sul nucleare iraniano. Oltre a questo, Pechino ha affermato che collaborerà con Teheran in merito a tematiche regionali, quali la questione palestinese.

Nel 2021, è ricorso il 50esimo anniversario dall’allacciamento dei rapporti diplomatici tra Cina e Iran e, secondo il presidente cinese, si tratta di un momento di particolare importanza per le relazioni future tra i due Paesi, per promuovere il continuo potenziamento del partenariato strategico a 360 gradi che lega le parti. Xi ha sottolineato la collaborazione tra Cina e Iran nella lotta alla pandemia e i risultati positivi ottenuti dalla loro cooperazione pragmatica. Il presidente cinese ha affermato che i due Paesi si sono sostenuti reciprocamente e risolutamente in merito ai rispettivi interessi centrali e alle maggiori problematiche di ognuno, consolidando la fiducia strategica reciproca e difendendo la giustizia internazionale.

In particolare, Xi ha affermato che Pechino continuerà a sostenere l’Iran nella salvaguardia delle proprie sovranità e dignità nazionali, nonché nella lotta alla pandemia. Rispetto alla questione del JCPOA, Pechino ha affermato che intende rafforzare il coordinamento con Teheran e proteggere gli interessi comuni di entrambe le parti. Oltre a questo, Pechino continuerà a giocare un ruolo costruttivo per una veloce ed equa risoluzione della questione palestinese e intende rafforzare la cooperazione e la comunicazione con l’Iran su questioni regionali e internazionali per promuovere la stabilità e la sicurezza della regione.

Da parte sua Rouhani ha affermato di voler rafforzare la cooperazione con la Cina e ampliarla nei settori economico, commerciale ed energetico, promuovendo il progetto delle Nuove Vie della Seta. Il presidente iraniano ha quindi ricordato l’accordo del 27 marzo scorso. Rouhani ha infine affermato voler collaborare con la Cina per opporsi all’unilateralismo e a tendenze egemoniche e per salvaguardare gli interessi legittimi così come per proteggere la pace e la stabilità regionali.

Per quanto riguarda le relazioni bilaterali, lo scorso 27 marzo, Iran e Cina hanno siglato un accordo di cooperazione, della durata di 25 anni, con cui Pechino si è impegnata a investire in settori “chiave” dell’economia iraniana, tra cui energia e infrastrutture. Per l’Iran, la Cina è uno tra i propri principali partner commerciali e anche un alleato “affidabile”, come la ha definita lo stesso Rouhani, soprattutto dopo il ritiro di Washington dall’accordo sul nucleare iraniano, avvenuto l’8 maggio 2018, e la conseguente re-imposizione di sanzioni contro Teheran. 

Il JCPOA era stato firmato durante l’amministrazione di Barack Obama, il 14 luglio 2015, a Vienna da parte di Iran, Cina, Francia, Russia, Regno Unito, Stati Uniti, Germania e Unione europea. L’intesa prevede limiti allo sviluppo del programma nucleare iraniano in cambio del progressivo allentamento delle sanzioni internazionali che gravano su Teheran. Tuttavia, l’8 maggio 2018, durante la presidenza di Donald Trump, Washington si è ritirata unilateralmente dall’accordo sostenendo che l’Iran non avrebbe rispettato gli impegni presi in modo soddisfacente. Il nuovo presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, sembra essere disposto a rilanciare l’accordo, ma ha più volte ribadito come sia necessario dapprima che l’Iran rispetti il patto del 2015 per riprendere gli sforzi diplomatici. Da parte sua Teheran ha invece chiesto la rimozione delle sanzioni come primo passo. Pertanto, le due parti sono rimaste bloccate in una situazione di stallo, in cui ciascuna ha aspettato che fosse l’altra ad agire per prima. Dal 6 aprile scorso, a Vienna, sono in corso negoziati indiretti tra le parti. Da un lato, vi è una “Commissione mista” composta da delegati provenienti da Iran, Cina, Russia, Germania, Francia e Regno Unito, dall’altra a Vienna è presente una delegazione degli USA, che non ha preso parte all’incontro con gli altri Paesi, in quanto Teheran si è rifiutata di negoziare in modo diretto con Washington fino a una completa rimozione delle sanzioni. Il 25 maggio, è iniziato il quinto round di colloqui per ripristinare il JCPOA.

In merito alle questioni regionali del Medio Oriente, Xi ha citato la questione palestinese alla luce degli scontri avvenuti tra Israele e la Striscia di Gaza, controllata da Hamas, dal 10 maggio scorso al 20 maggio successivo, quando è stato indetto un cessate il fuoco a partire dalle 02:00 del 21 maggio che, ad oggi, è ancora in vigore. Gli scontri hanno causato 248 vittime palestinesi, di cui 66 bambini, e 12 israeliane, di cui 2 bambini. In tale contesto, l’Iran, è il principale rivale regionale di Israele e sostiene Hamas. La Cina, da parte sua, ha promesso ingenti aiuti economici e vaccini alla popolazione palestinese della Striscia di Gaza ma non si è schierata con nessuno tra gli attori in conflitto, né ha condannato Israele. Al contempo, Pechino ha più volte invitato i negoziatori di pace israeliani e palestinesi a recarsi in Cina per avviare dialoghi diretti.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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