“Lethal Disregard”: il documento dell’ONU che incolpa UE e Libia per le morti di migranti

Pubblicato il 26 maggio 2021 alle 17:54 in Europa Immigrazione Libia

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L’ultimo rapporto dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR), reso pubblico mercoledì 26 maggio, ha affermato che le politiche e le pratiche dell’Unione Europea e delle autorità libiche nel Mediterraneo centrale non sarebbero riuscite a dare la priorità alla vita umana e alla sicurezza e ai diritti delle persone che tentano di raggiungere l’Europa dall’Africa. Considerate le richieste di soccorso senza risposta, gli ostacoli agli sforzi di soccorso umanitario e i respingimenti libici, l’UE condivide con il Paese nordafricano la responsabilità di aver fatto morire in mare centinaia di migranti, ha sottolineato, con toni duri, l’Ufficio delle Nazioni Unite.

Il rapporto, di 37 pagine, intitolato “Lethal Disregard”, ovvero “Disprezzo letale”, sostiene, nello specifico, che i casi di negligenza nella protezione dei diritti umani non sono tragiche anomalie, ma piuttosto conseguenze di “decisioni politiche concrete e di effettive pratiche da parte delle autorità libiche, degli Stati membri e delle istituzioni dell’Unione Europea, nonché di altri attori”.

“Ogni anno, le persone affogano perché gli aiuti arrivano troppo tardi o non arrivano mai”, ha detto Michelle Bachelet, alta commissaria dell’ONU per i diritti umani, presentando il rapporto, a Ginevra. Secondo il documento, gli Stati membri dell’UE avrebbero ridotto le loro operazioni di ricerca e soccorso (SAR) e, allo stesso tempo, avrebbero impedito alle organizzazioni umanitarie di condurre i salvataggi. Le navi delle organizzazioni private evitano sempre di più di aiutare i migranti in difficoltà a causa di situazioni di stallo durante lo sbarco, ha evidenziato ancora il rapporto.

“La vera tragedia è che gran parte della sofferenza e delle morti lungo la rotta del Mediterraneo centrale si possono prevenire”, ha detto Bachelet, esortando Tripoli e Bruxelles a riformare con urgenza le loro politiche SAR. L’ONU, nello specifico, chiede all’UE di garantire che tutti gli accordi o le misure di cooperazione sulla governance della migrazione con la Libia siano coerenti con il diritto internazionale. “La risposta non può essere semplicemente impedire le partenze dalla Libia o rendere i viaggi più disperati e pericolosi”, ha affermato la capa dell’OHCHR, aggiungendo: “Fin quando non ci saranno sufficienti canali di migrazione sicuri, accessibili e regolari, le persone continueranno a tentare di attraversare il Mediterraneo centrale, indipendentemente dai pericoli o dalle conseguenze”.

Pur evidenziando le responsabilità dell’UE e dei suoi Paesi membri, Bachelet ha comunque esortato gli Stati a mostrare solidarietà tra loro e ha invitato a non lasciare soli i Paesi in prima linea, come Malta e Italia, “sottoposti ad un impegno sproporzionato”. Nonostante un calo significativo, negli ultimi anni, degli arrivi complessivi attraverso il Mediterraneo centrale, centinaia di persone continuano a morire, con almeno 632 decessi registrati dall’inizio del 2021, hanno evidenziato le Nazioni Unite nel loro rapporto.

Anche la politica dei rimpatri verso la Libia è una pratica condannata dall’ONU. “Coloro che vengono soccorsi, vengono solitamente rimpatriati in Libia che, come è stato sottolineato in innumerevoli occasioni, non è un porto sicuro”, ha ricordato Bachelet. Nel 2020, almeno 10.352 migranti sono stati intercettati dalla Guardia costiera libica e rimpatriati nel Paese nordafricano. Nel 2019, il numero era stato leggermente minore, pari a 8.403 migranti, secondo i dati dell’agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR).

Quando i migranti vengono rimpatriati in Libia, devono affrontare una serie di gravi violazioni e abusi dei diritti umani, ha evidenziato il rapporto, aggiungendo che è stata l’Unione Europea ad incoraggiare i libici ad assumere un ruolo maggiore nelle operazioni SAR.

Quasi in contemporanea con la presentazione del rapporto dell’OHCHR, avvocati delle ONG Front-Lex, Progress Lawyers Network and Greek Helsinki Monitor hanno avviato un’azione legale contro l’Agenzia di frontiera dell’UE (Frontex), presso la Corte Europea di Giustizia, con l’accusa di aver violato i diritti delle persone che cercano asilo e di aver commesso altre violazioni del diritto internazionale, tra cui centinaia di respingimenti collettivi, anche di numerosi minori, nel Mar Egeo. È la prima volta che al massimo organo giudiziario europeo viene richiesto di recepire e giudicare un’inchiesta che denuncia violazioni connesse all’attività di Frontex. Nel caso specifico portato davanti alla Corte, due migranti, una donna del Burundi e un minore congolese, sarebbero stati “arrestati, derubati, rapiti, detenuti, trasferiti con la forza in mare, espulsi collettivamente e infine abbandonati su zattere senza mezzi di navigazione, cibo o acqua”, mentre cercavano di fare domanda per ottenere la protezione internazionale sull’isola greca di Lesbo, lo scorso anno. Ai sensi del diritto dell’UE e del diritto internazionale sui rifugiati, i richiedenti asilo possono presentare la loro richiesta di protezione e non devono essere respinti o rimandati in Paesi dove sono in pericolo e a rischio di persecuzione.

Frontex coordina le operazioni di ricerca e salvataggio e si occupa delle intercettazioni alle frontiere per conto dei Paesi membri dell’UE. L’agenzia nega di essere coinvolta nei respingimenti di cui è accusata. Un’indagine interna di Frontex, condotta quest’anno, non ha trovato prove che testimoniassero la sua complicità in una serie di incidenti segnalati da un gruppo di media internazionali, nell’ottobre 2020. Il Parlamento europeo ha avviato la propria indagine e si prevede che pubblicherà i suoi risultati nei prossimi mesi. Anche l’ufficio antifrode dell’UE, l’OLAF, ha indagato sulle accuse di cattiva gestione nei confronti di Frontex. “Sono fiducioso che l’Agenzia abbia intrapreso le sue attività nel rigoroso rispetto del quadro giuridico applicabile, compresi gli obblighi in materia di diritti fondamentali”, ha scritto il direttore di Frontex, Fabrice Leggeri, in una lettera indirizzata agli avvocati della ONG Front-Lex.

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Chiara Gentili

di Redazione

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