I leader militari riprendono il controllo totale del Mali

Pubblicato il 26 maggio 2021 alle 16:05 in Africa Mali

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Il vice presidente ad interim del Mali, il colonnello Assimi Goita, già a capo della giunta militare che aveva guidato il Paese dopo il colpo di Stato del 18 agosto 2020, ha preso nuovamente il potere con la forza, dopo che il presidente e il premier di transizione sono stati arrestati, per non averlo consultato per un rimpasto di governo. Il 26 maggio, i due rappresentanti hanno annunciato le dimissioni, secondo i militari. 

La notizia è stata annunciata il 25 maggio dallo stesso Goita, che ha denunciato presunte violazioni da parte dei rappresentanti politici del governo di Bamako, tramite la rimozione, avvenuta il 24 maggio, di due militari da due ministeri chiave, quello della Difesa e quello della Sicurezza. “Questo tipo di mossa testimonia il chiaro desiderio del presidente ad interim e del primo ministro di cercare di violare la carta di transizione”, ha dichiarato il colonnello, descrivendo le azioni della coppia come un “intento dimostrabile di sabotare la transizione”. Tuttavia, Goita ha assicurato che le elezioni si terranno come previsto il prossimo anno, il 27 febbraio 2022. Il presidente, Bah Ndaw, il primo ministro, Moctar Ouane, risultano ancora in custodia dei militari. Il 26 maggio, il braccio destro del colonnello Goita, Baba Cisse, ha annunciato che i due politici si sono dimessi. “Sono in corso trattative per la loro liberazione e la formazione di un nuovo governo”, ha aggiunto. 

Le Nazioni Unite, l’Unione Europea, gli Stati Uniti e il Regno Unito hanno immediatamente condannato le azioni dei militari e hanno chiesto il rilascio immediato dei leader arrestati. La Francia, ex potenza coloniale, ha condannato l’atto “violento” di Goita “con la massima fermezza”. “Chiediamo la liberazione” dei due leader, ha dichiarato il ministro degli Esteri di Parigi, Jean-Yves Le Drian. “La loro sicurezza deve essere garantita, così come l’immediata ripresa del processo di transizione concordato”, ha aggiunto il rappresentante francese. Il capo dell’Unione Africana, Felix Tshisekedi, che è anche il presidente della Repubblica Democratica del Congo, ha fatto eco ai numerosi appelli, affermando di “condannare fermamente qualsiasi azione che miri a destabilizzare il Mali”. Si teme che la situazione possa aggravare l’instabilità nel Paese dell’Africa occidentale, dove gruppi armati legati ad al-Qaeda e allo Stato Islamico controllano vaste aree del Nord e del centro del Paese, con numerosi attacchi contro l’esercito e i civili.

Intanto, il 25 maggio, la Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (ECOWAS) ha inviato l’ex leader nigeriano, Goodluck Jonathan, nella capitale maliana, Bamako, per valutare la situazione a seguito di quest’ultima crisi. “Ovviamente siamo qui perché ci sono alcuni sviluppi per cui ECOWAS è un po’ preoccupato, e come squadra che sta mediando dobbiamo venire ad ascoltare la nostra gente per sapere cosa è successo”, ha dichiarato Jonathan ai giornalisti. Intanto, anche la popolazione mostra segni di scontento, nonostante la vita nella capitale continui a proseguire normalmente. Il rimpasto di governo che ha causato la risposta dei militari arriva a seguito di manifestazioni di malcontento da parte dell’opinione pubblica, che inizialmente aveva sostenuto l’esercito che aveva deposto il precedente presidente maliano. Tuttavia, a causa del forte controllo dei militare sugli organi politici, i movimenti di opposizione hanno chiesto maggiore legittimità. Di conseguenza, il 14 maggio, l’esecutivo aveva annunciato la nomina di un nuovo gabinetto, tramite un rimpasto di governo, per ampliare la base rappresentativa. 

La crisi è nata da quando, il 5 giugno 2020, gli oppositori dell’ex presidente del Mali, Ibrahim Boubacar Keita, hanno lanciato una serie di proteste di massa nella capitale, Bamako, chiedendo all’esecutivo di dimettersi per aver fallito nel ristabilire la sicurezza del Paese e nell’affrontare la corruzione dilagante nel Paese, oltre alla mancata gestione della crisi economica aggravata dagli effetti devastanti della pandemia da coronavirus. L’intervento dei militari ha poi portato al colpo di Stato del 18 agosto 2020, che ha rovesciato il presidente Keita. Il 75enne, in carica dal 2013, aveva annunciato le sue dimissioni immediate in un breve discorso trasmesso intorno a mezzanotte del 19 agosto, proprio dalla stessa base militare di Kati, dove sono detenuti il premier e il presidente del governo di transizione dal 24 maggio. 

Alla fine di un vertice, il 7 settembre 2020, l’ECOWAS ha dato un ultimatum alla giunta militare maliana per nominare un presidente e un premier transitori per portare il Paese verso un governo civile e politico, chiedendo di non andare oltre il 15 settembre 2020. Tuttavia, questa scadenza non è stata rispettata. Soltanto il 5 ottobre 2020 sono stati nominati i componenti, quasi tutti militari, dell’attuale Governo ad interim. In ogni caso, il giorno seguente, il 6 ottobre 2020, è stata resa nota la revoca delle sanzioni imposte dall’ECOWAS dopo il colpo di stato di agosto. Successivamente, il Mali ha ufficialmente sciolto la giunta militare, nota anche come Comitato Nazionale per la Salvezza del Popolo (CNSP), con un decreto del Governo di transizione, firmato dal presidente, Bah N’Daw, del 18 gennaio 2021. Il 15 aprile, il governo ad interim del Mali aveva annunciato che le elezioni presidenziali e legislative si sarebbero tenute a febbraio del 2022, nel rispetto degli impegni presi con la comunità internazionale. Tuttavia, il rimpasto di governo ha creato una nuova emergenza, che ha portato alla detenzione di due dei principali rappresentanti civili dell’esecutivo. 

A proposito del fragile equilibro del Paese africano, è necessario ricordare che la situazione in Mali è particolarmente critica a partire dal 2012, quando il Paese ha dovuto affrontare prima un colpo di Stato e poi una rivolta armata scoppiata nel Nord e guidata da membri Tuareg alleati con alcuni combattenti di Al-Qaeda. Nel corso dell’anno, questi sono riusciti a prendere il controllo delle regioni settentrionali. Successivamente, nel 2013, la situazione è peggiorata, con il movimento che è riuscito ad espandersi nelle regioni centrali, provocando l’intervento armato delle forze francesi. Dal 20 gennaio 2013, gli insorti sono stati gradualmente sradicati ed espulsi dai territori del Nord grazie alle operazioni congiunte delle truppe di Francia e Mali. Ciononostante, da allora continuano a verificarsi periodicamente attacchi e scontri, con la conseguente morte di militari e civili.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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