Indonesia: le aziende cinesi investono nel cobalto

Pubblicato il 26 maggio 2021 alle 11:21 in Cina Indonesia

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L’azienda cinese Zhejiang Huayou Cobalt istituirà in Indonesia una joint venture dal valore di 2,8 miliardi di dollari con investitori quali Young Ray Holding Group Co. Ltd., Glaucous, EVE Asia Co. Ltd. e Lindo, che opererà nel settore minerario.

In particolare, la Zhejiang Huayou Cobalt ha comunicato, il 24 maggio, di aver accettato la firma di un accordo per istituire una joint venture in Indonesia tra la sua sussidiaria Huayou Cobalt International e gli altri investitori che si chiamerà Huayu Nickel Cobalt (Indonesia). La realizzazione del progetto richiede un investimento di 2,08 miliardi di dollari, pari a 13,374 miliardi di yuan. Il capitale autorizzato al momento dell’istituzione della joint venture è stato di 10 milioni di dollari, di cui Huayou Cobalt International si è impegnata a fornire 2 milioni di dollari, ottenendo il 20% delle quote azionarie.

Huayou Cobalt ha affermato che la nuova joint venture si occuperà di realizzare un progetto idrometallurgico per l’estrazione di minerale di nichel lateritico. Quest’ultimo avrà una produzione annua di nickel pari a 120.000 tonnellate e di cobalto pari a 15.000 tonnellate. Il progetto sarà realizzato nel parco industriale Weda Bay, sull’isola indonesiana di Halmahera.

La Cina è il primo Paese al mondo per importazioni di cobalto acquistando ogni anno 95 milioni di tonnellate del prodotto che è utilizzato per realizzare le batterie dei veicoli elettrici, negli smartphone, nei tablet e nei computer portatili. A partire dal 2020, anno in cui l’Ufficio della riserva statale cinese aveva annunciato un nuovo piano per accumulare il cobalto in seguito ad un boom nelle vendite di veicoli elettrici in Cina, il prezzo di tale minerale ha registrato un progressivo aumento.

Ad oggi, il maggior produttore di cobalto al mondo è la Repubblica Democratica del Congo, dove avviene il 60% della produzione globale e le aziende cinesi, compresa  Huayou Cobalt, hanno investito notevolmente in tale settore. In particolare, nella Repubblica Democratica del Congo sono prodotti 2/3 dell’output globale di cobalto e il Paese detiene circa la metà delle riserve mondiali, che sarebbero circa 7 milioni di tonnellate. Tuttavia, a causa di un sistema infrastrutturale scadente e dell’instabilità politica del Paese, il settore potrebbe subire danni e non essere sfruttato al massimo. Altre problematiche, poi, riguarderebbero l’etica nelle attività di approvvigionamento del bene, visti più report in merito allo sfruttamento di lavoro minorile nelle miniere.

Rispetto all’Indonesia, è dal 15 marzo scorso che Huayou Cobalt aveva annunciato di voler investire un totale di 1,28 miliardi di dollari nel Paese in un progetto idrometallurgico di idrossido di nickel e cobalto dalla capacità di 60.000 tonnellate. Al tempo, l’azienda aveva annunciato che tale investimento sarebbe rientrato entro sette anni, comprensivi della fase di costruzione.

Gli investimenti cinesi in Indonesia si inseriscono in un momento storico in cui il governo di Jakarta sta cercando di attrarre investimenti esteri attraverso più iniziative.  Tra queste, l’Indonesia ha iniziato ad implementare la Legge Omnibus, del 5 ottobre 2020, che prevede ampie revisioni per 79 leggi in settori chiave quali il lavoro e la tassazione. Il suo testo è stato elaborato con lo scopo di attrarre investimenti, abbattendo regolamenti e adempimenti burocratici, accelerando il ritmo delle riforme economiche e migliorano l’ambiente degli investimenti indonesiano in generale.

Oltre alla Legge Omnibus, poi, il governo indonesiano ha istituito un fondo sovrano, la Indonesia Investment Authority (INA), annunciato per la prima volta il 7 ottobre 2020, per finanziare progetti di sviluppo locali, raccogliendo fondi da più fonti, quali, ad esempio, agenzie di sostegno allo sviluppo, compagnie a proprietà statale locali e investitori esteri. All’interno del progetto è possibile scegliere tra i fondi interni all’INA su quali riversare gli investimenti e gli ambiti comprendono infrastrutture, sanità, turismo, tecnologia e lo sviluppo di una nuova capitale nell’isola di Kalimantan. Al momento, hanno aderito al fondo Stati Uniti, Giappone, Canada, Paesi Bassi ed Emirati Arabi Uniti (UAE).

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

 

di Redazione

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