Gli USA promettono aiuti ai palestinesi e la riapertura del consolato a Gerusalemme

Pubblicato il 26 maggio 2021 alle 9:41 in Israele Palestina USA e Canada

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Il segretario di Stato degli USA, Antony Blinken, ha iniziato un tour in il Medio Oriente, il 25 maggio, per consolidare il cessate il fuoco indetto il 20 maggio tra Israele e la Striscia di Gaza. Dopo aver incontrato il presidente dell’autorità Palestinese, Mahmoud Abbas, Blinken ha annunciato che l’amministrazione del presidente Joe Biden chiederà al Congresso degli USA 75 milioni di dollari per fornire assistenza economica e di sviluppo ai palestinesi e che Washington procederà con il processo di apertura del suo consolato generale a Gerusalemme.

Il 25 maggio, Blinken ha incontrato il presidente dell’autorità Palestinese a Ramallah, in Cisgiordania, e, a conclusione del loro dialogo, ha annunciato che gli USA forniranno anche 5,5 milioni di dollari in aiuti immediati per la Striscia di Gaza e 32 milioni di dollari per l’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente. Oltre a questo, il segretario di Stato degli USA ha anche affermato che l’apertura di un consolato statunitense a Gerusalemme potrebbe essere un passo importante per gli USA per relazionarsi e sostenere il popolo palestinese.

Abbas ha ringraziato gli USA per l’impegno dimostrato verso la soluzione a due Stati per la questione palestinese-israeliana e per la loro volontà di mantenere lo status quo ad Haram al-Sharif, un’area di Gerusalemme ritenuta sacra dai musulmani, dove si trova anche la moschea di Al-Aqsa che è il terzo luogo sacro dell’Islam e che è stata al centro dei recenti scontri israelo-palestinesi. Abbas ha altresì ringraziato Blinken per il sostegno statunitense per la tutela dei residenti di Sheikh Jarrah, anch’esso luogo in cui si sono verificate tensioni tra le parti.

Il 4 marzo 2019, l’amministrazione dell’ex presidente statunitense, Donald Trump, aveva attuato la fusione del consolato degli USA a Gerusalemme, che si era fino a quel momento occupato delle relazioni con l’Autorità Palestinese, con l’ambasciata statunitense a Israele, dopo aver riconosciuto Gerusalemme come la capitale del Paese e avervi spostato l’ambasciata di Washington, che si trovava a Tel Aviv, il 14 maggio 2018. La mossa aveva creato tensioni con i palestinesi che riconosco Gerusalemme Est come la capitale dello Stato che vorrebbero istituire.  Allo stesso tempo, Israele ritiene l’intera città la propria capitale e ne controlla anche il settore orientale. I palestinesi rivendicano il proprio diritto sulla Cisgiordania, Gerusalemme Est e la Striscia di Gaza, aree che sono state loro sottratte da Israele in seguito alla guerra dei sei giorni, avvenuta nel 1967.  Come riferito da Al-Arabiya, Biden non ha intenzione di spostare nuovamente l’ambasciata statunitense ma dal suo insediamento, il 20 gennaio scorso, ha cercato di riparare le relazioni con i palestinesi. Nel mese di aprile, ad esempio, Biden ha ripristinato centinaia di milioni di dollari di aiuti per i palestinesi che erano stati tagliati da Trump.

Il 25 maggio, oltre ad Abbas, Blinken ha anche incontrato il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu. Durante la conferenza stampa organizzata in seguito all’evento, il segretario di Stato ha affermato che una soluzione durevole e giusta delle questioni tra Israele e Palestina richiederà due Stati. Blinken ha poi affermato che Washington è contraria a qualsiasi azione in grado di minacciare ulteriori violenze e ha assicurato a Israele che gli USA si assicureranno che gli aiuti internazionali per la Striscia di Gaza non finiscano ad Hamas, l’organizzazione che controlla tale territorio e che è considerata da Israele e USA un gruppo terroristico. Netanyahu ha ringraziato gli USA per aver sostenuto il diritto di Israele all’auto-difesa durante gli ultimi scontri e ha promesso “una risposta poderosa” se Hamas dovesse violare il cessate il fuoco.

Le ultime violenze tra Israele e Gaza erano nate in seguito a giorni di tensione tra le parti a Gerusalemme Est, avvenute in più luoghi sacri della zona. In particolare, il 10 maggio, le forze israeliane avevano preso d’assalto la moschea di Al-Aqsa e avevano ricevuto un avvertimento da Hamas che aveva annunciato un attacco su larga scala se le forze israeliane non si fossero ritirate dalla Spianata delle Moschee, dal monte del Tempio e dal compound della moschea entro le 2:00 del mattino. Vista la mancanza di una risposta da parte di Israele, Hamas aveva iniziato a lanciare razzi contro Gerusalemme già dalla sera del 10 maggio e ha continuato anche nei giorni successivi. Agli attacchi del gruppo palestinese ha immediatamente fatto seguito la risposta israeliana. Ad oggi, gli scontri hanno causato 248 vittime palestinesi, di cui 66 bambini, e 12 israeliane, di cui 2 bambini. 

Lo scorso 20 maggio, Israele e Hamas hanno confermato di aver indetto un cessate il fuoco a partire dalle 02:00 del 21 maggio che, ad oggi, è ancora in vigore. Il 25 maggio, Blinken ha affermato che il cessate il fuoco non è abbastanza e che è necessario considerarlo un punto di partenza. Il segretario di Stato ha poi aggiunto che la sua visita ha avuto anche l’obiettivo di ricostruire le relazioni con l’Autorità Palestinese. Oltre a parlare con i leader israeliani e dell’Autorità Palestinese, si recherà anche in Egitto e in Giordania.

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Camilla Canestri

di Redazione

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