Egitto e Sudan lanciano l’esercitazione militare “Guardiani del Nilo”

Pubblicato il 26 maggio 2021 alle 15:24 in Egitto Sudan

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È iniziata oggi, mercoledì 26 maggio, l’esercitazione militare congiunta tra Sudan ed Egitto denominata “Guardiani del Nilo”. L’operazione si svolgerà sul territorio sudanese, fino al 31 maggio, con l’obiettivo di “rafforzare le relazioni bilaterali e le strategie comuni per affrontare le minacce alle quali sono sottoposti entrambi i Paesi”. All’esercitazione parteciperà il personale militare dei due Stati a tutti i livelli. Le forze egiziane sono arrivate il 21 maggio presso la base aerea di Khartoum, insieme a convogli giunti via terra e via mare.

“Guardiani del Nilo” costituisce il proseguimento di una serie di missioni di addestramento congiunte tra i due Paesi ed è stata preceduta da due esercitazioni conosciute con il nome di Nile Eagles 1 e 2, finalizzate entrambe a scambiare competenze militari, a migliorare la cooperazione e a coordinare i metodi di lavoro tra Il Cairo e Khartoum. Nile Eagles 1 era stata lanciata lo scorso novembre e aveva visto la partecipazione di unità di comando e forze aeree egiziane e sudanesi. Erano state le prime operazioni congiunte di questo tipo dalla cacciata dell’ex presidente sudanese Omar al-Bashir, nell’aprile 2019. Ad aprile di quest’anno, invece, si sono concluse, sempre in Sudan, le esercitazioni aeree Nile Eagles 2, guidate dal capo di stato maggiore dell’esercito egiziano, Mohamed Farid, e dall’omologo sudanese, Mohamed Othman al-Hussein.

Queste iniziative si inseriscono nel quadro di crescenti tensioni con l’Etiopia in merito alla realizzazione e al riempimento della Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD), la diga che Addis Abeba sta costruendo sul fiume Nilo Azzurro. I disaccordi tra i tre Paesi hanno fatto sì che, il mese scorso, a Kinshasa, capitale della Repubblica Democratica del Congo, fallisse anche l’ultimo tentativo di raggiungere un accordo. Il Ministero degli Affari Esteri dell’Etiopia, in un comunicato stampa diffuso poco dopo gli incontri, aveva incolpato l’Egitto e il Sudan per la mancata intesa e aveva ribadito il suo impegno nel lavorare per la conclusione dei negoziati trilaterali. Tuttavia, il vice primo ministro e ministro degli Esteri etiope, Demeke Mekonnen, aveva chiarito che “il secondo riempimento della GERD sarebbe comunque stato portato avanti come programmato”. Mekonnen si era detto fiducioso del ruolo dell’Unione Africana nel facilitare i negoziati e aveva ribadito il principio, caro al governo di Addis Abeba, secondo il quale bisogna trovare soluzioni africane ai problemi africani, senza l’intermediazione di attori esterni al continente. “Egitto e Sudan stanno tentando di esercitare inutili pressione sull’Etiopia attraverso diversi mezzi, tra cui l’internazionalizzazione e la politicizzazione delle questioni tecniche che mineranno solo la fiducia tra i tre Paesi “, aveva concluso il ministro degli Esteri.

I governi del Cairo e di Khartoum sostengono che il piano dell’Etiopia di aggiungere al bacino della diga 13,5 miliardi di metri cubi di acqua nel 2021 rappresenti una minaccia per la loro sicurezza idrica. Si tratterebbe del secondo riempimento, dopo che già lo scorso luglio Addis Abeba aveva deciso di procedere con l’aggiunta di acqua al bacino della GERD senza un previo accordo con Egitto e Sudan. I due Paesi, quest’anno, hanno chiesto agli Stati Uniti, alle Nazioni Unite e all’Unione Europea di aiutare i tre vicini africani a raggiungere un’intesa legalmente vincolante. L’accordo, secondo Il Cairo e Khartoum, chiarirebbe le modalità di gestione e riempimento della diga, sulla base del diritto internazionale e delle norme che regolano i fiumi transfrontalieri. L’Egitto e il Sudan vogliono raggiungere un accordo internazionale in maniera tale da regolare la quantità di acqua che l’Etiopia rilascia a valle, specialmente durante i periodi di siccità, e la velocità di riempimento della diga, dal momento che il governo egiziano teme che, qualora il bacino dovesse essere riempito troppo rapidamente, questo possa influire sull’energia elettrica generata dalla diga di Assuan.

La GERD rappresenta un progetto idroelettrico destinato a diventare uno dei più grandi del continente africano. L’Etiopia ha avviato la realizzazione dell’opera nel 2011, ma, da quel momento, varie battute di arresto ne hanno rallentato la costruzione. L’Egitto ha sempre mostrato grande preoccupazione in merito. La posizione del Cairo è quella di assicurarsi che la costruzione della GERD non causi danni significativi ai Paesi situati a valle e che il suo riempimento avvenga in maniera graduale, così da non ridurre drasticamente il livello del fiume. Per l’Etiopia, invece, i serbatoi vanno riempiti subito, durante la stagione delle piogge, e, secondo Addis Abeba, il progetto idroelettrico sarà essenziale non solo per sostenere la sua economia, in rapida crescita, ma anche per favorire lo sviluppo di tutta la regione.

L’Etiopia ha iniziato a riempire il serbatoio della diga lo scorso anno dopo che i tre Paesi non sono riusciti a concludere un accordo legalmente vincolante sul suo funzionamento. I funzionari etiopi sperano che il progetto, ora completo per più di tre quarti, raggiunga la piena capacità di generazione di energia nel 2023. Il Sudan, tuttavia, è preoccupato che l’opera possa aumentare il rischio di inondazioni e compromettere il funzionamento delle sue dighe sul fiume Nilo. Il governo di Khartoum afferma che almeno 20 milioni di persone, più della metà della popolazione del Paese, potrebbero essere colpite se l’Etiopia riempisse e gestisse la diga senza coordinarsi con le altre parti interessate. Nel frattempo, l’Egitto ha definito la diga una minaccia esistenziale perché rischia di ridurre le sue quote idriche. Il Paese, che ospita oltre 100 milioni di persone e ha scarse riserve di acqua, fa affidamento quasi interamente sul fiume Nilo. 

Il 17 marzo, il primo ministro sudanese, Abdalla Hamdok, aveva inviato una richiesta formale all’Unione Africana, alle Nazioni Unite, all’Unione Europea e agli Stati Uniti per invitarle a mediare nella disputa sulla Grand Ethiopian Renaissance Dam. Khartoum aveva già lanciato l’idea di una mediazione guidata dal quartetto internazionale a fine febbraio e lo stesso Egitto si era schierato a favore dell’iniziativa. L’Etiopia, tuttavia, ha più volte rifiutato le richieste sudanesi affermando di riconoscere solo il ruolo dell’Unione Africana, che ha già preso parte alle trattative in corso. 

La costruzione del più grande sistema idroelettrico africano, dal costo di oltre 4,6 miliardi di dollari, dovrebbe generare più di 6.000 megawatt di elettricità. Si pensa che la diga, una volta terminata, renderà l’Etiopia uno dei principali produttori di energia della regione dell’Africa orientale. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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