Armenia-Azerbaigian: sparatoria causa la morte di un militare armeno

Pubblicato il 26 maggio 2021 alle 10:54 in Armenia Azerbaigian

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Il Ministero della Difesa dell’Armenia ha dichiarato, martedì 25 maggio, che un soldato armeno è stato ucciso durante una sparatoria nella regione di Gegharkunik, lungo il confine Orientale con l’Azerbaigian.

Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Sputnik Armenia, i militari azeri avrebbero aperto il fuoco, il 25 maggio, intorno alle 14:20, nei pressi del villaggio di Verin Shorzha, causando la morte del sergente minore armeno, il 32enne V.Yu. Khurshudyan. Si tratta della prima vittima registrata dal 12 maggio, data in cui si sono acuite le tensioni lungo il confine azero-armeno. L’Azerbaigian ha risposto negando le accuse di Erevan, affermando che le forze armate di Baku non hanno fatto fuoco contro i militari armeni oltre il confine. In una nota ufficiale, il Ministero azero ha ribadito che si è trattato di un “incidente” che non ha avuto nulla a che fare con la parte azera. Baku ha altresì dichiarato di essere in contatto con la parte russa, mediatrice della disputa territoriale, per discutere della vicenda.

A seguito dell’episodio, si sono riuniti i rappresentanti dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO), un’alleanza militare per la sicurezza dei territori capeggiata dalla Russia, per discutere delle misure da intraprendere per stabilizzare la situazione lungo il confine azero-armeno ed evitare un’escalation che culmini in un conflitto. Nel corso della riunione, il vice-segretario generale del blocco, l’armeno Valery Semerikov, ha sottolineato che “l’aggravamento della crisi al confine richiede misure urgenti” di natura diplomatica e politica al fine di porre fine alla disputa decennale. La prospettiva di stabilire una pace a lungo termine, a suo avviso, sarebbe rafforzata dal dispiegamento di forze di pace russe e dai negoziati in corso. Ad intervenire è stato anche il presidente del Comitato permanente dell’Assemblea Nazionale dell’Armenia, Andranik Kocharian. Quest’ultimo ha definito “inammissibili” le violazioni territoriali dell’Azerbaigian.

La morte del soldato armeno ha scosso anche la Russia. La sera del 25 maggio, il ministro della Difesa del Paese, Sergei Shoigu, ha tenuto colloqui telefonici con l’omologo armeno, Vagharshak Harutyunyan. Tuttavia, non è stato reso noto, nello specifico, cosa abbiano concordato i due rappresentanti. Inoltre, il giorno prima, Harutyunyan ha anche tenuto colloqui con il comandante delle forze di pace russe nel Karabakh, Rustam Muradov. È rilevante ricordare che la Russia, oltre ad aver svolto la funzione di mediatrice nei negoziati di pace del 9 novembre 2020, ha anche dispiegato un contingente di peacekeepers nel territorio del Nagorno-Karabakh per evitare violazioni del cessate il fuoco da ambo i lati. In totale, sono stati collocati 1960 militari russi, 90 veicoli per il trasporto truppe e 380 mezzi corrazzati. Tuttavia, Baku non aveva accolto con favore la presenza delle forze armate russe nel territorio, soprattutto in luce del fatto che Mosca, durante il conflitto, ha supportato la parte armena. Al contempo, la Turchia ha offerto sostegno economico e militare all’Azerbaigian ma, nonostante ciò, non ha preso parte ai negoziati di pace in quanto mediatrice.

A partire da metà maggio, a seguito dell’aggravamento della disputa territoriale, si sono svolti diversi round di negoziati tra le autorità azere e armene per concordare la demarcazione del confine in modo diplomatico. Nonostante ciò, l’Armenia ha sottolineato che se la questione non sarà risolta in modo pacifico, il Paese si “riserva il diritto di ricorrere alla forza”. La Russia, in ogni caso, è intervenuta e ha svolto la funzione di mediatrice. L’Armenia, in quanto Paese membro del CSTO, si è rivolto all’Organizzazione, richiedendone il sostegno, e alla Russia per ricevere assistenza militare in caso di escalation.

La disputa territoriale sorge dal fatto che i due Paesi, servendosi di mappe sovietiche diverse, rivendicano le zone di Syunik e di Gegharkunik come proprie. È a causa di ciò che, il 12 maggio, l’Armenia ha accusato l’Azerbaigian di aver dispiegato le proprie truppe lungo il confine con l’Armenia, nella regione di Syunik. Stando a quanto dichiarato dal Ministero della Difesa di Erevan, lo schieramento di truppe di Baku sarebbe stato ordinato al fine di demarcare i confini tra i due Paesi. Con questo “pretesto”, come lo ha definito l’Armenia, l’Azerbaigian avrebbe tentato di svolgere una serie di operazioni lungo il tratto territoriale che divide i due Stati. Le forze armate di Erevan hanno preso contromisure per interrompere la violazione territoriale, forzando le truppe azere a indietreggiare.

Tuttavia, il giorno successivo, il 13 maggio, sono state denunciate altre violazioni da parte di Baku, i cui soldati erano diretti verso Sisian e Vardenis, due cittadine nella provincia di Syunik. A seguito delle ripetute violazioni, l’Armenia ha richiesto l’intervento del CSTO per avviare consultazioni incentrate sulla suddetta provincia e sul suo status territoriale. Il CSTO, formato da Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Russia e Tagikistan, è un’alleanza difensiva creata, il 15 maggio 1992, per salvaguardare il territorio dell’ex Unione Sovietica. A partire dal 2 dicembre 2004, l’Organizzazione ha ricevuto lo status di osservatore dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, con la quale ha altresì stretto un accordo di cooperazione per mantenere la pace e la stabilità nelle aree di competenza.

La regione autonoma del Nagorno-Karabakh è contesa da decenni dall’Armenia e dall’Azerbaigian. Gli scontri, scoppiati il 27 settembre 2020, raggiunsero il culmine nel mese di ottobre dello stesso anno. Sulla base del trattato di pace del novembre 2020, l’Armenia ha ceduto il controllo sull’area del Nagorno-Karabakh e su tutti i sette distretti limitrofi all’Azerbaigian, i quali, dagli anni ‘90, erano stati occupati dalle forze armene. Inoltre, tra le altre disposizioni, l’intesa prevedeva il rilascio immediato di tutti i prigionieri di guerra da ambo le parti. L’Azerbaigian, però, è proprio sugli armeni catturati dopo la firma dell’armistizio che si è concentrato, affermando che l’obbligo di rilascio previsto dall’armistizio non può applicarsi a questi ultimi. Secondo il conteggio ufficiale, Baku ha rimpatriato solamente 58 armeni, dopodiché ha sostenuto di non avere più prigionieri di guerra nel suo territorio. Tale aspetto rimane uno dei punti critici ancora irrisolti tra Baku e Erevan.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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