Afghanistan: i talebani vogliono gli Stati Uniti fuori dalla regione

Pubblicato il 26 maggio 2021 alle 20:28 in Afghanistan USA e Canada

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Il 25 maggio, il Comando Centrale degli Stati Uniti ha annunciato che tra il 16% e il 25% del ritiro statunitense dall’Afghanistan è stato completato. Lo stesso giorno, i talebani hanno minacciato ritorsioni contro eventuali Paesi della regione intenzionati ad ospitare nuove basi degli USA. 

Dopo 20 anni, gli Stati Uniti stanno lasciando l’Afghanistan perché “la missione sul campo è stata completata”, secondo quanto ha dichiarato il segretario stampa del Pentagono, John F. Kirby, il 25 maggio. Circa 160 C-17 carichi di materiale e attrezzature hanno lasciato il Paese e oltre 10.000 pezzi di equipaggiamento militare sono stati consegnati alla Defense Logistics Agency. Anche cinque postazioni militari controllate dagli USA in Afghanistan sono state restituite al controllo del Ministero della Difesa di Kabul. “Il presidente è stato molto chiaro sul fatto che le nostre truppe hanno portato a termine la missione per la quale erano state inviate in Afghanistan”, ha riferito Kirby. “Questa era impedire che il Paese venisse utilizzato come rifugio sicuro per gli attacchi terroristici verso la nostra patria, e non c’è stato un altro attentato proveniente dall’Afghanistan dall’11 settembre”, ha aggiunto. Tuttavia, il portavoce ha sottolineato che il rapporto con le forze di sicurezza afghane non sarà interrotto.

Lo stesso giorno, il 25 maggio, i talebani hanno messo in guardia i Paesi vicini che stessero valutando di ospitare basi statunitensi sul proprio territorio, affermando che i militanti “non rimarranno in silenzio” e “adempiranno le proprie responsabilità religiose e storiche nello stesso modo in cui lo hanno fatto in passato”. La notizia è stata riportata dal quotidiano filo-governativo afghano, Tolo News. “Poiché abbiamo ripetutamente assicurato ad altri che il nostro suolo non sarà utilizzato contro la sicurezza di terzi, stiamo allo stesso modo esortando questi a non usare il loro territorio e spazio aereo contro il nostro Paese”, riferisce la dichiarazione citata dal quotidiano. “Dio non voglia, se un simile passo viene fatto ancora una volta, sarà un grande errore storico e una disgrazia che sarà per sempre iscritta come una macchia oscura nella storia”, continua il testo. 

Nonostante la situazione particolarmente instabile in Afghanistan, gli Stati Uniti hanno comunque deciso di completare il ritiro delle proprie truppe, previsto entro l’11 settembre. In tale contesto, le alte sfere militari di Washington hanno affermato che le forze armate straniere potrebbero utilizzare altre basi militari nella regione, per condurre operazioni aeree e di intelligence nel Paese, in caso di necessità. I Paesi dai quali questo potrebbe essere geograficamente fattibile sono Pakistan, Tagikistan, Kazakistan e Uzbekistan. A tale proposito, il 23 maggio, l’inviato speciale russo per l’Afghanistan, Zamir Kaboluv, in un’intervista con Sputnik, ha respinto le speculazioni secondo cui gli Stati Uniti stavano prendendo in considerazione l’apertura di basi militari in Uzbekistan e Tagikistan.

Da parte sua, l’11 maggio, anche il Pakistan ha escluso la possibilità di fornire il proprio territorio per nuove basi militari degli USA, per future operazioni antiterrorismo in Afghanistan. Il ministro degli Esteri pakistano, Shah Mehmood Qureshi, in un discorso ai giornalisti ad Islamabad, ha spiegato che il suo governo ha adottato una politica che gli consente di essere “solo partner di pace” e di non essere coinvolto in alcuna futura guerra statunitense. “Non intendiamo consentire il trasferimento di uomini sul terreno e nessuna base [statunitense] verrà trasferita in Pakistan”, ha dichiarato Qureshi quando gli è stato chiesto se l’esecutivo fosse sotto pressione per fornire supporto militare agli Stati Uniti. 

In tale contesto, tuttavia, il dialogo tra il governo e i talebani rimane lento e privo di successi degni di nota. Fonti vicine ai militanti, rimaste anonime, hanno affermato che il gruppo parteciperà alla conferenza guidata dagli Stati Uniti sull’Afghanistan in Turchia, se saranno rispettate tre condizioni: la conferenza deve essere breve (massimo tre giorni), l’agenda non deve includere “i processi decisionali su questioni critiche” e la delegazione talebana sarà di basso livello. I militanti afghani avevano comunicato che non avrebbero più preso parte ad incontri diplomatici, a seguito dell’annuncio del ritiro totale delle truppe statunitensi dal Paese entro settembre e non entro maggio, come previsto dall’accordo USA-talebani del 29 febbraio 2020, sottoscritto dalla precedente amministrazione, guidata da Donald Trump. Tuttavia, una serie di pressioni e l’effettivo ritiro delle truppe statunitensi ha portato i talebani a mostrare una limitata apertura al dialogo, mentre continuano a conquistare territori sul campo. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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