La Turchia pianifica nuove esplorazioni nel Mediterraneo orientale

Pubblicato il 25 maggio 2021 alle 17:25 in Grecia Turchia

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La Turchia ha intenzione di espandere le sue esplorazioni per la ricerca di gas nel Mediterraneo orientale. Lo ha reso noto, lunedì 24 maggio, il ministro dell’Energia turco, Fatih Donmez. Ankara ha già aperto 8 pozzi nella regione, ma, a detta del ministro, sebbene ci siano tracce di gas naturale, le scoperte non sarebbero ancora significative dal punto di vista economico. L’area rappresenta un focolaio di tensioni tra la Turchia, da un lato, e Grecia e Cipro, dall’altro, perché entrambe le parti rivendicano diritti di esplorazione energetica in quelle acque e sono divise da opinioni contrastanti sull’estensione delle rispettive piattaforme continentali. 

“I nostri esperti stanno controllando i dati dopo ogni perforazione con i dati sismici ottenuti in precedenza. Potremmo avere molte altre perforazioni vicino a quei pozzi dove vediamo segni di gas”, ha rivelato Donmez all’emittente privata A Haber. “Il tempo ce lo dirà, ma siamo fiduciosi. Crediamo che ci sia un potenziale”, ha aggiunto.

Nel corso della sua intervista, Donmez ha altresì specificato che la nave da perforazione energetica turca Yavuz, attualmente in fase di manutenzione ordinaria, verrà presto “impegnata in una nuova missione”. Il ministro, tuttavia, non ha chiarito quando ciò avverrà. Mentre la Yavuz opera nel Mediterraneo orientale, la seconda nave da perforazione di Ankara, Fatih, svolge le sue attività nel Mar Nero. La terza imbarcazione, la Kanuni, si è unita alla flotta lo scorso anno. Insieme alle navi da perforazione, anche le navi sismiche Barbaros Hayreddin Paşa e Oruç Reis conducono attività di esplorazione energetica per conto di Ankara. Quest’ultima, in particolare, è stata oggetto, la scorsa estate, di un lungo contenzioso tra Grecia e Turchia, che ha rischiato di portare i due Paesi ad uno scontro. 

Tra luglio e ottobre 2020, Fatih ha realizzato la più grande scoperta di gas mai registrata dal Paese dopo aver trovato 405 miliardi di metri cubi di gas naturale nel lotto Tuna-1, nel giacimento di Sakarya, circa 100 miglia nautiche a Nord dalla costa turca del Mar Nero. Le consegne da questo sito dovrebbero iniziare nel 2023. Se altro gas potrà essere estratto per fini commerciali, le scoperte dovrebbero ridurre la dipendenza della Turchia da Russia, Iran e Azerbaigian per le importazioni di energia. “La nostra aspettativa non è limitata a 405 miliardi di metri cubi. Speriamo di aggiungere qualcosa in più con nuove scoperte. Aspettiamo fino a giugno. Non rilasciamo dichiarazioni senza certezza. I risultati dei recenti lavori di esplorazione saranno pronti a giugno”, ha affermato Dönmez lunedì.

La Turchia e la Grecia hanno opinioni contrastanti per quanto riguarda i diritti di sfruttamento delle risorse di idrocarburi nella regione del Mediterraneo orientale, non trovandosi d’accordo sul limite dell’estensione delle rispettive piattaforme continentali. Prima di essersi riavvicinate, a gennaio 2021, e aver riavviato, dopo circa 5 anni, i colloqui esplorativi per regolare la disputa sui confini marittimi, le due nazioni, che fanno entrambe parte della NATO, avevano sfiorato lo scontro militare ad agosto del 2020, dopo che la Turchia aveva inviato la sua nave da ricognizione sismica, la Oruc Reis, insieme ad una piccola flotta navale, nelle acque del Mediterraneo orientale, rivendicate dalla Grecia, per compiere le sue esplorazioni. Il governo ellenico considera quella porzione di mare come parte della sua piattaforma continentale e della sua Zona economica esclusiva (ZEE). La Turchia, tuttavia, contesta queste rivendicazioni. Sebbene le ZEE non comportino la stessa sovranità assoluta che prevedono le acque territoriali, consentono agli Stati costieri di esercitare i diritti sovrani di esplorazione e sfruttamento delle risorse minerarie, di cui il Mediterraneo orientale abbonda. La possibilità di un scontro aveva allarmato sia la NATO sia l’Unione Europea. 

Ankara dichiara di avere la costa più lunga del Mediterraneo orientale, ma sostiene che la sua zona marittima sia racchiusa in una stretta striscia di acque a causa dell’estensione della piattaforma continentale greca, caratterizzata dalla presenza di molte isole vicine alla frontiera turca. L’isola greca di Kastellorizo, che si trova a circa 2 km dalla costa meridionale della Turchia e a 570 km dalla Grecia continentale, è una delle principali fonti di frustrazioni per il governo turco, che rivendica quelle acque come proprie.

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Chiara Gentili

di Redazione

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