Iran e AIEA prorogano di un mese l’accordo sul monitoraggio nucleare

Pubblicato il 25 maggio 2021 alle 9:33 in Europa Iran USA e Canada

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Lunedì 24 maggio, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) delle Nazioni Unite e l’Iran hanno prorogato di un mese, fino al 24 giugno, l’accordo per monitorare le attività nucleari di Teheran in vista dei prossimi colloqui di Vienna volti a rilanciare l’accordo sul nucleare iraniano, altresì noto come Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA).

Lo stesso 24 maggio, nel corso di una conferenza stampa, il direttore generale dell’AIEA, Rafael Mariano Grossi, ha riferito che, a seguito di colloqui con il rappresentante del programma nucleare iraniano, Ali Akbar Salehi, è stato ridotto lo spazio di manovra di Stati Uniti e di altre potenze per arrivare ad un accordo con l’Iran. Quest’ultimo, secondo quanto reso noto dal quotidiano al-Arabiya, sta già arricchendo e accumulando uranio a livelli che superano quelli consentiti dal JCPOA. Il Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale iraniano ha affermato che la proroga di un mese mira a “fornire l’opportunità necessaria affinché i negoziati abbiano un esito positivo”.

Allo stesso modo, l’inviato dell’Iran presso l’AIEA, Kazem Gharibabadi, ha accolto con favore la proroga di un mese dell’accordo sul monitoraggio delle attività nucleari di Teheran. Gharibabadi ha altresì chiarito che l’estensione dell’accordo è stata concordata in virtù della “buona fede dell’Iran” per invitare i Paesi a revocare completamente le sanzioni varate contro Teheran. Nello specifico, l’Iran ha chiarito di essere disposto a limitare le proprie attività nucleari come previsto dal JCPOA solo a seguito dell’annullamento totale delle sanzioni che Washington ha imposto prima di ritirarsi, l’8 maggio 2018, dall’accordo sul nucleare iraniano.

Parallelamente, anche il rappresentante russo presso l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, Mikhail Ulyanov, ha definito l’intesa del 24 maggio “lodevole”. Secondo Ulyanov, la proroga faciliterà il rilancio del JCPOA e manterrà un’atmosfera professionale nel corso dei Colloqui di Vienna. In tale quadro, è importante ricordare che l’accordo consente all’AIEA di raccogliere e analizzare le immagini riprese da una serie di telecamere di sorveglianza collocate presso i siti di attività nucleare in Iran.

Nel frattempo, l’Unione Europea ha riferito, lo stesso 24 maggio, che a partire dal 25 maggio, la Commissione mista si riunirà a Vienna per dare il via al quinto round di colloqui volti a ripristinare il JCPOA. In precedenza, il 7 maggio, si è concluso il quarto round dei suddetti colloqui dove i rappresentanti hanno concordato che la sessione successiva sarebbe stata chiave per l’elaborazione di un accordo.

È rilevante sottolineare che i Colloqui di Vienna hanno avuto inizio il 6 aprile e vi ha preso parte una “Commissione mista” composta da delegati provenienti da Iran, Cina, Russia, Germania, Francia e Regno Unito. Anche una delegazione degli USA, guidata dall’inviato speciale statunitense in Iran, Robert Malley, si è recata a Vienna sin da aprile, ma non ha preso parte all’incontro con gli altri Paesi, in quanto Teheran si è rifiutata di negoziare in modo diretto con Washington fino a una completa rimozione delle sanzioni.

Il Joint Comprehensive Plan of Action è stato firmato durante l’amministrazione di Barack Obama, il 14 luglio 2015, a Vienna, da parte di Iran, Cina, Francia, Russia, Regno Unito, Stati Uniti, Germania e Unione Europea. Questo prevede la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro l’Iran dall’Unione Europea, dall’Onu e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale e ispezioni dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica presso gli impianti iraniani. L’8 maggio 2018, durante la presidenza di Donald Trump, Washington si è ritirata unilateralmente dall’accordo, imponendo nuove sanzioni contro Teheran che hanno, da un lato, aggravato le condizioni economiche del Paese mediorientale, e, dall’altro lato, acuito le tensioni tra Iran e Stati Uniti.  Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, sembra essere disposto a rilanciare l’accordo, ma, nel corso degli ultimi mesi, ha più volte ribadito come sia necessario dapprima che l’Iran rispetti il patto del 2015 per riprendere gli sforzi diplomatici. Pertanto, le due parti sono rimaste bloccate in una situazione di stallo, in cui ciascuna ha aspettato che fosse l’altra ad agire per prima.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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