Esperto militare di Hezbollah ucciso in Yemen

Pubblicato il 25 maggio 2021 alle 18:41 in Libano Yemen

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Un esperto militare del gruppo libanese di Hezbollah è stato ucciso in un raid aereo condotto dalle forze della coalizione araba a Ma’rib, in Yemen. Lo ha riferito al quotidiano Al Arabiya una fonte dell’esercito yemenita, martedì 25 maggio. L’uomo in questione è Mustafa al-Gharawi, membro della squadra militare di Hezbollah che, a detta della fonte, lavorava con le milizie sciite Houthi, accusate di essere sostenute dall’Iran. Al-Gharawi è stato ucciso mentre si trovava sul fronte Serwah, a Ovest di Ma’rib, dove si era unito ai ribelli yemeniti il 21 aprile, secondo la fonte.

Solo un giorno prima, lunedì 24 maggio, l’esercito dello Yemen aveva annunciato l’abbattimento di due droni lanciati dagli Houthi, uno dei quali contro un mercato di Ma’rib. Diversi civili erano rimasti uccisi e almeno 3 risultano feriti. Nella stessa giornata, la coalizione araba aveva riferito di aver trovato e distrutto una mina marina piantata dai ribelli sciiti nel Sud del Mar Rosso. Lo aveva riportato la TV di stato saudita, specificando che la mina scoperta era “di appartenenza iraniana, del tipo ‘Sadaf'”. “Piantare mine marine con il sostegno iraniano è una pericolosa minaccia per il traffico marittimo internazionale e il commercio globale”, aveva dichiarato il portavoce della coalizione, il colonnello Turki al-Maliki. “La milizia utilizza l’Accordo di Stoccolma come un ombrello per lanciare attacchi ostili dal Governatorato di al-Hodeidah”, aveva aggiunto, riferendosi al patto sottoscritto il 13 dicembre 2018, che prevede, tra le altre cose, il cessate il fuoco nella città e nell’omonimo governatorato, snodo fondamentale per l’invio di beni commerciali umanitari ed essenziali diretti alla popolazione yemenita. Nello specifico, in base all’Accordo di Stoccolma, i ribelli sciiti Houthi avevano accettato di ritirarsi da tutti e tre i porti principali dello Yemen, Hodeidah, Saleef e Ras Isa, lasciando svolgere alla delegazione dell’Onu le necessarie attività di monitoraggio e gestione dell’area. Alla base dell’intesa, vi è poi l’impegno, da parte del gruppo sciita, a porre fine alle tensioni e a spostare le proprie truppe altrove. La fase di relativa tregua ha consentito alla Missione delle Nazioni Unite di istituire posti di blocco e di monitoraggio nel governatorato, dal 19 ottobre 2019, con il fine di garantire il rispetto del cessate il fuoco. Nonostante ciò, sono diversi i punti dell’Accordo di Stoccolma che non sono stati mai del tutto attuati.

La crisi yemenita è scoppiata a seguito del colpo di stato Houthi del 21 settembre 2014. Da gennaio 2020, le tensioni si sono particolarmente acuite presso i fronti settentrionali e nord-occidentali, tra cui Ma’rib. Qui, dalla prima settimana di febbraio 2021, gli Houthi hanno lanciato una violenta offensiva, tuttora in corso, volta a conquistare una regione ricca di risorse petrolifere e che consentirebbe loro di completare i propri piani espansionistici nel Nord dello Yemen. Al momento, però, non sono stati registrati risultati significativi, mentre il peggioramento della situazione umanitaria desta preoccupazione a livello internazionale. Gli Houthi hanno provato ad avanzare verso l’Ovest del governatorato, a circa 10 km dal centro della città, ma hanno incontrato la resistenza dell’esercito yemenita, coadiuvato dalla coalizione a guida saudita. Quest’ultima è intervenuta nel conflitto il 26 marzo 2015, e vede la partecipazione di Emirati Arabi Uniti, Sudan, Bahrain, Kuwait, Egitto e Giordania. 

Secondo quanto riferito di recente, in condizioni di anonimato, da funzionari yemeniti, prima dell’inizio dell’operazione “Decisive Storm”, con cui, il 26 marzo 2015, la coalizione internazionale a guida saudita è intervenuta nel conflitto in Yemen a fianco delle truppe filogovernative, Teheran trasferiva quotidianamente armi verso Sana’a, la capitale che gli Houthi erano riusciti a conquistare con il colpo di stato del 21 settembre 2014. A detta di tali fonti, vi era un accordo tra le autorità del gruppo ribelle e quelle iraniane, che prevedeva il trasferimento di missili e ingenti somme di denaro per mezzo di voli tra le due capitali. Poi, con l’intervento della coalizione guidata da Riad, le operazioni di contrabbando vennero trasferite sulle coste orientali yemenite. Stando a quanto affermato dai funzionari, una volta giunte sulle coste dell’Est dello Yemen, le spedizioni di armi iraniane venivano affidate a bande locali, che le trasportavano fino alla periferia di governatorati quali al-Bayda’ e al-Jawf, per poi essere trasferite presso Amran. A detta dei medesimi funzionari, si trattava perlopiù di droni iraniani e componenti di missili, assemblate localmente da esperti militari legati al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) e ad Hezbollah.

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Chiara Gentili

di Redazione

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