Donbass: militare ucraino gravemente ferito da una mina di Kiev

Pubblicato il 25 maggio 2021 alle 10:23 in Russia Ucraina

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’ufficio stampa della milizia dell’autoproclamata Repubblica popolare di Lugansk (LPR) ha dichiarato, lunedì 24 maggio, che un militare ucraino è rimasto gravemente ferito dall’esplosione di una mina precedentemente collocata a Mironovsky, nel Donbass, da Kiev. Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa russa RIA Novosti, tale area geografica è sotto la giurisdizione dell’Ucraina.

La vittima dell’incidente è il generale ucraino, il sergente Kurylenko, che si trovava nell’area perché si stava occupando dell’attività di sminamento del territorio. In precedenza, la milizia della LPR aveva accusato le forze armate di Kiev di aver seminato circa 560 mine anticarro nella periferia della cittadina di Popasnaya, situata vicino alla linea di contatto, nel Donbass, e controllata dall’Ucraina. Tra le altre città in cui è “rischioso” recarsi a causa della presenza di mine inesplose, le autorità dell’autoproclamata Repubblica hanno citato Luganskoye, Novoluganskoye, Troitskoye e Molodezhnoye.

Nel frattempo, lo stesso 24 maggio, l’autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk ha accusato l’Esercito ucraino di aver violato il cessate il fuoco intorno alle 17:30. Non è stata riportata nessuna vittima ma i combattimenti hanno causato il danneggiamento di circa 190 edifici residenziali e di un tratto del gasdotto nei pressi della miniera di Trudovskaya, situata nella periferia di Donetsk. In precedenza, il 16 maggio, il vice capo della milizia popolare della DPR, Eduard Basurin, aveva denunciato il dispiegamento di Kiev di armi pesanti nei pressi di zone residenziali del Donbass. Tale attività, ha ribadito Basurin, è vietata dalle misure aggiuntive concordate dalle parti per la normalizzazione del conflitto. di armi pesanti nell’area degli edifici residenziali, che è vietata da misure aggiuntive per garantire il cessate il fuoco. In tale quadro, dal 27 luglio 2020, nel Donbass sono entrate in vigore misure pacifiche che impongono il divieto di sparare e di detenere armi sia nelle vicinanze, sia all’interno degli insediamenti militari. Le misure, inoltre, prevedono responsabilità disciplinare per chiunque violi tali imposizioni. Secondo gli ultimi dati Onu, sono circa 13.000 le vittime del conflitto nell’Ucraina dell’Est. Tuttavia, anche dopo gli accordi di pace, le parti hanno continuato a perpetrare il conflitto e a non rispettare il cessate il fuoco.

Dall’altra parte, secondo quanto reso noto dalle Joint Forces Operation (JFO) dell’Ucraina, durante la giornata del 24 maggio sono state registrate, in totale, 8 violazioni del cessate il fuoco. L’agenzia stampa ucraina Unian ha riferito che le truppe delle milizie popolari hanno aperto il fuoco nei pressi del villaggio di Nevelske e di Vodiane. Tra le altre località che hanno fatto da sfondo al conflitto armato, il 24 maggio, la stampa locale ha menzionato il villaggio di Pavlopil e Pivdenne, nonché Pisky.

A partire dall’ultima settimana di marzo, la Russia ha iniziato a trasferire il proprio arsenale militare e le proprie truppe lungo il confine dell’Ucraina dell’Est. In risposta, Kiev ha denunciato una potenziale provocazione russa nella regione di conflitto. Per il Cremlino, tale gesto è legittimo perché finalizzato a proteggere le linee di frontiera russe. Dall’altra parte, l’intelligence ucraina, l’SBU, sostiene che le truppe moscovite avrebbero l’obiettivo prendere il controllo sulle autoproclamate Repubbliche Lugansk e Donetsk, servendosi del pretesto di proteggere i residenti russi nella zona.  Nonostante ciò, il 22 aprile, la Russia ha sorpreso la comunità internazionale e ha annunciato il ritiro delle truppe lungo la linea di contatto con l’Ucraina dell’Est.

La crisi nel Donbass è iniziata sette anni fa, il 23 febbraio 2014. All’epoca, nell’Est dell’Ucraina iniziarono azioni di protesta contro la sostituzione dell’allora presidente ucraino, Viktor Janukovič, di stampo filo-russo, con il nuovo governo filo-occidentale che si era insediato a Kiev. I manifestanti, che ritenevano il nuovo governo “illegittimo”, chiesero la federalizzazione del Paese e l’indipendenza delle aree di Donetsk e Lugansk. L’ondata di proteste si tradusse, il 6 aprile 2014, nell’occupazione dei palazzi dei Consigli regionali dei suddetti territori. Il giorno dopo, il 7 aprile, le autorità locali russofone indipendentiste proclamarono la nascita delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk. Più tardi, l’11 maggio 2014, il referendum per l’indipendenza delle due aree confermò la volontà dei separatisti. Mosca, che il 16 marzo dello stesso anno aveva “illegalmente” annesso la Crimea al suo territorio, sostenne le due nuove Repubbliche. L’Ucraina non accettò la perdita delle due aree e tentò, a partire da giugno 2014, di riprenderne il controllo.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.