Russia-Kirghizistan: Japarov incontra Putin a Sochi

Pubblicato il 24 maggio 2021 alle 17:33 in Kirghizistan Russia

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Il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha incontrato a Sochi, lunedì 24 maggio, l’omologo kirghiso, Sadyr Japarov, per discutere della cooperazione bilaterale, anche nel quadro dell’integrazione euroasiatica, nonché di come garantire stabilità al confine kirghiso-tagiko.

Secondo quanto riportato dal sito ufficiale russo, Putin ha sottolineato che la Russia si colloca al primo posto rispetto al fatturato commerciale del Kirghizistan. Sebbene il 2020 sia stato un anno in cui l’interscambio commerciale tra i due Paesi abbia subito un calo, ha affermato il capo di Stato russo, nel primo trimestre del 2021, dal primo gennaio al primo marzo, è stato registrato un aumento del 6%. Nel corso dei colloqui, Mosca ha ricordato che il 2020 si sarebbero dovuti svolgere oltre 200 eventi per celebrare “l’anno della cultura incrociata” tra i due Paesi che, tuttavia, sono stati posticipati a causa della pandemia.

Putin ha affermato che la cooperazione Mosca-Bishkek è sempre più forte e che è centrale il ruolo svolto da diversi formati che garantiscono una una sempre più attiva interazione tra i due Paesi vicini. Tra questi, Putin ha ricordato la Unione Economica Euroasiatica e (UEE) l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO). È importante ricordare che la prima è stata istituita, il primo gennaio 2015, e si tratta di un’associazione internazionale composta da Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan e Russia. L’idea, ispirata dall’integrazione tra i Paesi dell’Unione Europea, è stata annunciata nell’ottobre 2011 dal presidente russo che riprese una proposta lanciata originariamente, nel 1994, dall’allora presidente kazako, Nursultan Nazarbaev. Il CSTO riunisce Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Russia e Tagikistan, è un’alleanza difensiva creata, il 15 maggio 1992, per salvaguardare il territorio dell’ex Unione Sovietica. A partire dal 2 dicembre 2004, l’Organizzazione ha ricevuto lo status di osservatore dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, con la quale ha altresì stretto un accordo di cooperazione per mantenere la pace e la stabilità nelle aree di competenza.

I capi di Stato di Russia e Kirghizistan hanno altresì discusso della situazione lungo la linea di contatto. Putin ha sottolineato che in precedenza, l’8 maggio, il presidente del Tagikistan, Emomali Rahmon, si è recato in Russia per incontrare Putin al fine di discutere, tra le altre questioni, delle recenti tensioni con il Kirghizistan. Il presidente russo ha confermato che anche Rahmon intende normalizzare la situazione di crisi e giungere ad un accordo che prevenga che dispute analoghe si verifichino in futuro. Putin ha concluso il suo intervento affermando di supportare una pace a lungo termine e si è reso disponibile a “fare quanto possibile” per sostenere i due Paesi nel corso dei negoziati.

Per quanto riguarda il recente conflitto che ha coinvolto Bishkek e Dushanbe, è rilevante ricordare che le tensioni tra le due parti si sono acuite il 28 aprile, quando sono iniziati scontri lungo il confine tra la provincia kirghisa di Batken e quella tagika di Sughd a causa di una disputa riguardante l’impianto idrico di Golovnoy, collocato sul fiume Isfara e rivendicato da entrambe le parti. Dapprima, gli abitanti di alcuni villaggi delle due province avevano iniziato a scagliare pietre gli uni contro gli altri. Successivamente, il 29 aprile, le rispettive forze armate si sono unite agli scontri con armi e mortai, e, secondo fonti kirghise, il Tagikistan avrebbe anche schierato un elicottero da guerra di tipo Mi-24.  In totale, sarebbero state circa 150 le persone che hanno partecipato agli scontri da entrambe le parti. Nella sera del 29 aprile,

Kirghizistan e Tagikistan hanno poi concordato un primo cessate il fuoco e il ritiro dei soldati per porre fine alle ostilità. Il primo maggio, la parte kirghisa ha però accusato il Tagikistan di aver continuato a militarizzare il confine e di aver aperto il fuoco contro alcuni veicoli del Kirghizistan. Successivamente, il primo maggio le autorità dei due Paesi hanno concluso un secondo accordo per il cessate il fuoco totale e per il ritiro dei soldati schierati lungo il confine conteso.

A livello materiale, nella parte del Kirghizistan, sarebbe stato distrutto un avamposto delle forze locali e più infrastrutture civili e non sarebbero state date alle fiamme, costringendo 33.388 civili kirghisi, tra i quali ci sarebbero 19.200 minori, ad evacuare l’area. Dal lato tagiko, invece, sarebbero stati riportati danni in seguito al bombardamento di un ponte. Dal punto di vista di vittime e feriti, invece, il Ministero della Salute del Kirghizistan ha affermato di aver subito 33 perdite di cui 30 erano civili e oltre 160 feriti. Da parte tagika i morti sarebbero stati 8, metà tra i quali erano guardie di frontiera.

Il confine tra Kirghizistan e Tagikistan diventa periodicamente stato più volte teatro di disordini, sin dallo scioglimento dell’ex Unione Sovietica, avvenuto nel 1991. I due Paesi Centro-asiatici condividono 976 chilometri di confine, di cui 451 chilometri non sono chiaramente definiti e, pertanto, spesso diventano oggetto di contesa tra Bishkek e Dushanbe. Il contenzioso si complica in riferimento alle enclave. Ce ne sono otto in Asia centrale e, una di queste è Vorukh. Appartenente al territorio del Tagikistan, l’enclave è collocata nella regione di Batken, in Kirghizistan. Vorukh, che si estende su 130 km quadrati, ospita 35.000 residenti. La suddetta enclave è considerata il luogo più critico dell’Asia centrale. In particolare, sono in corso controversie per il controllo della strada che collega Vorukh al Tagikistan e per il bacino idrico locale.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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