Proteste in Oman per maggiori garanzie sul lavoro

Pubblicato il 24 maggio 2021 alle 13:30 in Medio Oriente Oman

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Il 23 e 24 maggio, decine di manifestanti sono scesi in piazza nella città portuale di Sohar, in Oman, per chiedere maggiori garanzie sul lavoro e un miglior trattamento economico. Si tratta dei primi disordini registrati dall’inizio del sultanato di Haitham bin Tariq a gennaio del 2020. 

Secondo quanto riferito da Al-Jazeera English, i partecipanti alle proteste hanno lanciato pietre contro la polizia, che ha cercato di disperdere la folla utilizzando gas lacrimogeni. I video pubblicati sui social media relativi al 24 maggio mostrano circa una trentina di omaniti nella città di Sohar che fuggono dagli agenti polizia, in tenuta antisommossa. Secondo le fonti presenti sul posto, numerose forze di sicurezza sono state immediatamente dispiegate nella città portuale e anche nella capitale, Muscat. La polizia reale dell’Oman non ha confermato di aver effettuato arresti, ma sono circolati online alcuni filmati di agenti che portano via i manifestanti. 

Sohar è la capitale e la città più grande del governatorato settentrionale di Al Batinah, in Oman. Antica capitale del Paese, è nota per la sua funzione di passaggio dal mare ma anche per gli arrivi verso l’Oman che provengono dai vicini Emirati Arabi Uniti (EAU). Sohar ospita un porto chiave per la penisola, nonché impianti di produzione di alluminio e acciaio. Non è chiaro se le proteste, iniziate domenica 23 maggio, siano state organizzate a seguito di un licenziamento di massa delle persone scese in piazza. A tale proposito, il Ministero del Lavoro dell’Oman ha riferito di essere a conoscenza di un raduno di individui che chiedeva “nuovi posti di lavoro e di risolvere i problemi di coloro che erano stati licenziati”. Tuttavia, non è chiaro a quale azienda o settore facesse riferimento. 

Per anni Muscat ha provato a rilanciare la propria economia con l’obiettivo di ridurre il divario tra ricchi e poveri e diversificare le fonti di reddito, introducendo tasse e riformando il sistema di sussidi. Tuttavia, con il precedente sultano, Qabus bin Said al-Said, deceduto il 10 gennaio 2020, le misure proposte sono state più volte ostacolate da forze politiche interne ed internazionali. Oggi, gli esperti ritengono che il sultano Haitham bin Tariq, a lui succeduto, possa essere più propenso ad attuare le tanto attese riforme. Tra le misure che hanno destato maggiore attenzione e che si pensa influenzeranno anche altri Paesi del Golfo vi è anche l’imposta sul reddito per i più abbienti, a partire dal 2022.

Tuttavia, il primo obiettivo del Sultanato è quello di ridurre il deficit di bilancio all’1,7% del PIL entro il 2024, da un deficit iniziale pari al 15,8% nel 2020. Tra gli obiettivi del nuovo piano a medio termine 2020-2024, vi è poi l’aumento delle entrate non petrolifere al 35% del totale entro il 2024, rispetto al 28% del 2020. Parallelamente, Muscat spera di raggiungere un tasso di crescita di circa il 6% entro il 2040 e di essere tra i primi tra i primi dieci Paesi al mondo per scambi commerciali. Il Fondo Monetario Internazionale prevede che il PIL del Sultanato crescerà del 7,4% nel 2021, rispetto all’1,8% del 2020.

L’obiettivo a lungo termine del Sultanato è allontanare lo spettro di nuove crisi, diversificando la propria economia, rendendola indipendente dalle esportazioni di energia e rafforzando il ruolo del settore privato. Al pari di altri Paesi del Golfo, l’Oman deve far fronte alle conseguenze economiche della pandemia di nuovo coronavirus, provocate sia dalle restrizioni imposte per impedire un’impennata dei contagi sia dal calo dei prezzi di petrolio. Il sultano Haitham bin Tariq, che vanta esperienza nel campo della gestione economica ed amministrativa, crede che la crisi attuale possa rappresentare il momento giusto per guidare l’economia dell’Oman verso una maggiore efficienza, oltre che verso il cambiamento.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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