Il piano militare USA per Kaliningrad, l’enclave russa che preoccupa la NATO

Pubblicato il 24 maggio 2021 alle 6:36 in Russia USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Gli Stati Uniti hanno elaborato un piano militare per contrastare l’avamposto militare russo nell’enclave di Kaliningrad, progettata da Mosca per rispondere all’espansione della NATO e allo scudo di difesa missilistica degli Stati Uniti in Europa.

L’enclave di Kaliningrad, che si trova tra la Polonia e la Lituania, con accesso sul Mar Baltico, è geograficamente separata dal resto della Russia e, per questo, rappresenta un’area strategicamente importante per il Paese poiché garantisce accesso al blocco europeo e alle regioni dell’Alleanza Atlantica. Per tale ragione, il Cremlino ha costruito nell’area numerose basi militari dotate di missili di difesa aerea S-300 e S-400, nonché missili anti-nave Oniks e Iskander. Il Ministero della Difesa degli Stati Uniti, consapevole del rischio che l’area rappresenta, ha elaborato, nel settembre del 2019, un piano militare per contrastare l’avamposto russo. Washington, secondo quanto riferito da The National Interest,  teme che Mosca, da Kaliningrad, possa minacciare le forze aeree, marittime e di terra della NATO.

Il comandante delle forze aeree statunitensi in Europa, il generale Gen Jeff Harrigan, ha dichiarato che l’Esercito conduce abitualmente manovre militari per prepararsi all’eventualità che la Russia sfrutti l’enclave per intimorire l’Alleanza. Tali operazioni, le multi-domain, sono efficaci e tempestive e, a detta di Harrigan, assicurerebbero il successo di Washington. Secondo quanto riportato dalla testata degli USA Breaking Defence, Harrigan, nel corso dell’intervista, non ha rilasciato ulteriori dettagli sul piano militare perché si tratta di informazioni estremamente riservate e confidenziali. Tuttavia, se, da una parte, la sua posizione geografica conferisce a Kaliningrad tutte le caratteristiche necessarie per essere un’ottima base militare, dall’altra la rende un obiettivo “altamente esposto”.

Negli ultimi anni, la Russia ha rafforzato in modo significativo la difesa dell’enclave. Le truppe di terra ivi collocate, nel 2019, hanno ricevuto un’ingente fornitura dei missili balistici russi Iskander-M. Il Cremlino ha affermato, il primo gennaio 2019, che, in tal modo, è stato completato il riarmo delle formazioni missilistiche delle truppe terrestri. A Kaliningrad, la Russia ha collocato oltre 50 veicoli, quali lanciatori, veicoli di comando e di manutenzione e altri dispositivi militari. A completare il tutto sono stati i missili balistici Iskander-M, i quali sono stati sviluppati per trasportare sia una testata convenzionale sia una nucleare fino a circa 500 chilometri di distanza.

Come è stato illustrato all’interno del sito web del Centro per gli Studi Strategici e Internazionali di Washington, la Russia ha stanziato ingenti somme di denaro per sviluppare zone Anti-Access e Area Denial, anche note come A2/AD. Queste rappresentano una strategia volta a ridurre al minimo la libertà di movimento dell’avversario nel campo di battaglia. Mosca, con tale obiettivo, ha implementato le zone A2/AD, collocandole presso avamposti che massimizzano in modo esponenziale il loro effetto strategico. Il suddetto Centro, citando i propri report di analisi, ha affermato che gli schieramenti A2/AD russi si estendono dall’Artico alla Siria. Le zone a maggior concentrazione Anti-Access sono la Crimea e Kaliningrad. In caso di escalation, tali dispiegamenti A2/AD minimizzerebbero la capacità della NATO di accedere ad aree chiave, come i Paesi Baltici o la Polonia. Il Centro ha altresì aggiunto che Mosca è consapevole di tale punto debole e potrebbe sfruttarlo a suo vantaggio.

Come ha reso noto il generale Harrigian, Kaliningrad e la sua guarnigione potrebbero essere gli obiettivi principali delle operazioni militari che il Pentagono ha definito Multi Domain Task Force (MDTF). Si tratta di un nuovo concetto di attacco, sviluppato dal Ministero della Difesa degli USA, dove le MDTF lancerebbero, simultaneamente, un’offensiva aerea, terrestre, marittima e informatica. Ad esempio, il cyber-attack interromperebbe le reti di comunicazione dei nemici e, contemporaneamente, le forze aeree, servendosi del “jamming”, bloccherebbero anche le frequenze dei radar dell’aggressore. Allo stesso tempo, le forze marittime attaccherebbero con missili da crociera a lungo raggio e quelle di terra lancerebbero razzi.

Gli analisti di The National Interest hanno altresì reso noto che, probabilmente, l’esercitazione militare che gli USA hanno svolto, nel marzo 2019, rientrerebbe all’interno del piano di attacco di Kaliningrad delle Multi Domain Task Force. Tale manovra militare prevedeva il lancio di 5 bombardieri B-52 dalla base militare Basksdale, in Louisiana, fino al Regno Unito. Almeno due dei B-52 giunti nel Regno Unito erano modelli con capacità nucleare. Tuttavia, a detta dell’analista Steffan Watkins, sarebbe stato un B-52 non nucleare, numero di serie 60-0024, ad essere utilizzato per condurre, il 14 marzo 2019, l’attacco-esercitazione su Kaliningrad.  

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.