Myanmar: Aung San Suu Kyi riappare in pubblico per la prima volta

Pubblicato il 24 maggio 2021 alle 11:05 in Asia Myanmar

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La leader del governo civile deposto dai militari del Myanmar, Aung San Suu Kyi, è apparsa in pubblico durante un’udienza in tribunale il 24 maggio, per la prima volta da quando l’Esercito ha preso il potere, il primo febbraio scorso.

Secondo quanto riferito dal suo legale, Thae Maung Maung, la donna sarebbe in buone condizioni di salute e ha avuto un incontro di 30 minuti con la sua squadra di avvocati. In totale, Aung San Suu Kyi è accusata in sei casi giudiziari diversi, cinque tra i quali presentati nella capitale Naypyidaw e uno nella principale città del Paese, Yangon. La 75enne, che si trova agli arresti domiciliari nella capitale, il 24 maggio, ha augurato “buona salute” alla popolazione e ha rilasciato commenti sulla possibilità che il suo partito, la Lega Nazionale per la Democrazia (NDL), possa essere sciolto, tramite i suoi legali. La leader ha affermato che la NDL è stata istituita per il popolo e sarà presente fin quando lo sarà anche la gente.

Lo scorso 21 maggio, durante la sua prima intervista pubblica dal primo febbraio scorso, il leader della giunta militare al momento al potere in Myanmar, il generale Min Aung Hlaing, aveva affermato che una commissione elettorale avrebbe potuto sciogliere la NDL per brogli elettorali relativi alle elezioni che hanno avuto luogo nel Paese lo scorso 8 novembre. In tale occasione, il generale aveva confermato che Aung San Suu Kyi fosse in buone condizioni di salute e che il numero di morti causati dagli scontri tra le forze armate e i manifestanti che si oppongono alla giunta militare fosse di 300 persone, di cui 47 poliziotti. Tale cifra sarebbe inferiore rispetto alle stime di organizzazioni locali che collocano il totale a oltre 800 vittime.

L’Esercito del Myanmar ha preso il potere e ha dichiarato lo stato d’emergenza per un anno, a conclusione del quale ha promesso di indire elezioni, il primo febbraio scorso. Nella stessa giornata, la leader Aung San Suu Kyi e altre figure di primo piano del governo civile, tra i quali il presidente Win Myint, sono stati arrestati. I poteri legislativi, esecutivi e giudiziari sono stati trasferiti al comandante in capo delle forze armate, il generale Min Aung Hlaing, mentre il generale Myint Swe è stato nominato presidente ad interim del Paese. L’Esercito ha giustificato le proprie azioni denunciando frodi elettorali che avrebbero caratterizzato le elezioni dello scorso 8 novembre, i cui esiti avevano decretato vincitore con l’83% dei voti la Lega Nazionale per la Democrazia (NDL), il partito fino a quel momento al governo. 

Da tale evento in poi il Myanmar ha assisto a sconvolgimenti interni su più fronti. In primo luogo, dal 6 febbraio, sono nati sia un movimento di disobbedienza civile, con il quale molti dipendenti pubblici hanno lasciato il proprio impiego, sia proteste della popolazione che l’Esercito ha represso con la violenza. Al 17 maggio, sarebbero state almeno 802 le persone morte negli scontri, secondo quanto riferito dall’associazione locale nota come Assistance Association for Political Prisoners che ha però sottolineato che il numero potrebbe essere anche più alto. Oltre a questo, 4.120 persone sono state invece arrestate. In secondo luogo, l’Esercito avrebbe ripreso a combattere contro diverse milizie etniche, le quali si sono avvicinate ai manifestanti fornendo loro anche addestramento militare. Infine, il 16 aprile scorso, più membri del Parlamento birmano deposti, alcuni leader delle proteste e altri rappresentanti di alcune minoranze etniche del Paese hanno istituito un governo di unità nazionale (GNU), che, dal 5 maggio scorso, ha un corpo armato noto come Forza di difesa del popolo. Il GNU e le sue milizie sono stati classificati come un gruppo terroristico l’8 maggio scorso.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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