Gli USA sanzionano funzionari etiopi ed eritrei per la guerra nel Tigray

Pubblicato il 24 maggio 2021 alle 20:13 in Eritrea Etiopia USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno annunciato restrizioni ai visti per i funzionari etiopi ed eritrei accusati di coinvolgimento nel conflitto civile nella regione del Tigray, in Etiopia, affermando che le persone colpite dalla misura “non hanno compiuto passi significativi per porre fine alle ostilità”.

Il segretario di Stato americano, Antony Blinken, ha dichiarato, domenica 23 maggio, che l’amministrazione USA sta altresì pensando di porre limiti all’assistenza economica e in materia di sicurezza nei confronti dell’Etiopia, ad eccezione di quanto riguarda gli aiuti umanitari in settori come la salute, l’alimentazione e l’istruzione. “Le persone nel Tigray continuano a subire violazioni dei diritti umani, abusi e atrocità, e gli aiuti umanitari urgentemente necessari vengono bloccati dalle forze etiopi ed eritree e da altri attori armati”, ha sottolineato Blinken in una dichiarazione. “Nonostante il significativo impegno diplomatico, le parti coinvolte nel conflitto del Tigray non hanno compiuto passi significativi per porre fine alle ostilità o per perseguire una risoluzione pacifica della crisi politica”, ha aggiunto.

Migliaia di persone sono state uccise e altre centinaia di migliaia sono state costrette a lasciare le loro case, nel Tigray, a partire da novembre, quando il primo ministro etiope, Abiy Ahmed, ha lanciato una campagna contro i leader del partito regionale, il Fronte Popolare di Liberazione del Tigray (TPLF).

Blinken ha affermato che le restrizioni statunitensi sono rivolte a “funzionari del governo etiope o eritreo, sia in carica che non, ai membri delle forze di sicurezza o ad altri individui, incluse le forze regionali e irregolari dell’Amhara e i membri del TPLF, responsabili o complici nell’aver minato la risoluzione della crisi nel Tigray “. Le truppe etiopi e i soldati della vicina Eritrea sono stati accusati dalla comunità internazionale di massacri e violazioni dei diritti nella loro lotta contro il gruppo tigrino. “Gli Stati Uniti condannano con la massima fermezza le uccisioni, le espulsioni forzate, la violenza sessuale e altre violazioni e abusi dei diritti umani”, ha specificato Blinken, aggiungendo: “Siamo altresì sconvolti dalla distruzione di proprietà civili, comprese fonti idriche, ospedali e strutture mediche, che si sta verificando nel Tigray”. Il Segretario di Stato USA ha infine avvertito che se i responsabili non dovessero invertire la rotta, si dovranno preparare ad ulteriori azioni da parte degli Stati Uniti e della comunità internazionale. L’Unione Europea, dal canto suo, ha già sospeso i pagamenti del sostegno al bilancio dopo le notizie di stupri di gruppo, uccisioni di massa di civili e saccheggi diffusi nella regione dell’Etiopia settentrionale.

Il Paese africano, dal canto suo, afferma di essere impegnato a indagare sulle violazioni dei diritti umani e sia il governo centrale di Addis Abeba sia Asmara hanno promesso il ritiro delle truppe eritree. Le Nazioni Unite sostengono che i crimini di guerra potrebbero essere stati commessi da tutte le parti coinvolte nel conflitto.

Lunedì 24 maggio, rispondendo alla misura annunciata da Washington, il primo ministro etiope Abiy ha denunciato le restrizioni ai visti imposte dagli Stati Uniti per la guerra nel Tigray e ha dichiarato che un simile gesto potrebbe costringere l’Etiopia a rivalutare le relazioni bilaterali. Il Ministero degli Esteri etiope, dal canto suo, ha definito la mossa “spiacevole”, “fuorviante” e “deplorevole”. “Se tale determinazione a intromettersi nei nostri affari interni e a minare i secolari legami bilaterali tra i due Paesi continua senza sosta, il governo sarà costretto a rivalutare il suo rapporto con gli Stati Uniti, il che potrebbe avere implicazioni al di là delle nostre relazioni bilaterali”, si legge nella dichiarazione del Ministero. Il governo di Addis Abeba ha dichiarato il TPLF organizzazione terroristica a inizio maggio. 

Il primo ministro Abiy aveva ordinato l’avvio di operazioni militari nella regione settentrionale del Tigray il 4 novembre 2020, dopo aver affermato che il TPLF aveva attaccato alcuni campi militari federali situati nell’area, dichiarazioni che il governo tigrino ha sempre negato apertamente. Il Fronte Popolare di Liberazione del Tigray è stato per molto tempo, almeno dal 1991, la forza dominante nella coalizione di governo, il cosiddetto Fronte democratico rivoluzionario del Popolo etiope (EPRDF), un’alleanza multietnica composta da quattro partiti, che ha guidato il Paese per quasi 30 anni prima che il primo ministro Abiy salisse al potere, il 2 aprile 2018, sulla scia di un diffuso sentimento antigovernativo nazionale. Lo scorso anno, il TPLF si è separato dall’EPRDF dopo essersi rifiutato di fondersi con gli altri tre partiti della coalizione nel neo formato Prosperity Party (PP), sotto il comando di Abiy.

L’Etiopia avrebbe dovuto tenere le elezioni nazionali ad agosto 2020, ma l’organo elettorale del Paese ha stabilito, a marzo dello scorso anno, che tutte le votazioni sarebbero state rinviate a causa della pandemia di coronavirus. I legislatori hanno dunque votato per estendere i mandati dei funzionari, che sono scaduti a inizio ottobre, mentre i leader del Tigray si sono rifiutati di accettare la decisione e sono andati avanti con le elezioni regionali, a settembre. Il voto, tuttavia, è stato ritenuto “illegale” dal governo di Abiy. 

Si stima che migliaia di persone, combattenti e non, siano state uccise da quando il conflitto è iniziato. Questo nonostante la comunità internazionale abbia chiesto più volte l’immediata fine degli scontri, la riduzione dell’escalation, il dialogo e l’accesso umanitario.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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