Cina-Filippine: dialoghi sul Mar Cinese Meridionale

Pubblicato il 24 maggio 2021 alle 13:35 in Cina Filippine

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La Cina e le Filippine hanno affrontato la questione delle dispute marittime di sovranità che di recente hanno generato tensioni tra le parti, in occasione del sesto incontro del meccanismo di consultazione bilaterale sul Mar Cinese Meridionale sino-filippino, il 21 maggio.

Il rappresentante del Ministero Affari Esteri cinese, Wu Jianghao, ha incontrato la sua omologa delle filippine,Elizabeth Buensuceso, in modalità virtuale. Wu ha ricordato che, negli ultimi anni le relazioni tra i rispettivi Paesi si sono sviluppate in maniera sana e stabile, sotto la guida del presidente cinese, Xi Jinping, e del suo omologo, Rodrigo Duterte. Wu ha quindi dichiarato che le parti dovrebbero implementare una serie di consensi raggiunti dai due leader in merito a questioni marittime, preservando le relazioni di amicizia tra i due Paesi e mantenendo la pace e la stabilità del Mar Cinese Meridionale. La delegata di Manila ha dichiarato che le parti dovrebbero intraprendere dialoghi in uno spirito di amicizia e rispetto, traducendo i risultati in atti concreti che promuovano lo sviluppo delle relazioni bilaterali.

All’incontro hanno partecipato anche i rappresentanti dei rispettivi dipartimenti o Ministeri degli Esteri, della Difesa, delle Risorse Naturali, dell’Ambiente, dei Trasporti, dell’Agricoltura, dell’Energia e della Guardia costiera. Durante l’incontro si sono tenuti anche tre gruppi di lavoro su questioni di sicurezza e politica, affari di pesca, ricerca scientifica marina e protezione ambientale.

L’incontro è avvenuto a pochi giorni di distanza da quando, il 17 maggio scorso, Duterte aveva vietato a tutti i membri del proprio gabinetto di governo di rilasciare qualsiasi commento pubblico riguardante la questione del Mar Cinese Meridionale. L’annuncio del capo di Stato filippino si collocava in un contesto di crescenti tensioni tra la Cina e le Filippine a causa delle rivendicazioni di sovranità concorrenti in tali acque, durante il quale figure di primo piano del governo di Manila hanno criticato apertamente Pechino.

Le ultime tensioni tra la Cina e le Filippine sono nate dopo che il 21 marzo scorso,  Manila aveva inoltrato a Pechino una prima protesta diplomatica per la presenza, a partire dal precedente 7 marzo, di circa 220 imbarcazioni cinesi nei pressi delle scogliere Whitsun Reef, contese tra le parti, definendo le navi in questione “milizie”. La Cina aveva affermato che queste stessero cercando riparo nell’area, dove avrebbero avuto diritto di trovarsi visto che tale zona rientrerebbe in acque rivendicate da Pechino e, in particolare, nell’arcipelago delle Spratly o Nansha, considerate cinesi. Il loro numero era progressivamente diminuito, ma le imbarcazioni cinesi sarebbero restate in loco per giorni per essere poi raggiunte da altre, spingendo le Filippine a chiedere loro di andarsene, ad inviare aerei da guerra per monitorare le loro operazioni e ad intensificare le pattuglie di navi da guerra dell’Esercito a sostegno della Guardia costiera, già presente in loco.  Anche gli USA erano intervenuti sulla vicenda dichiarando il proprio appoggio a Manila e accusando Pechino di utilizzare “milizie militari” per “intimidire, provocare e minacciare altre Nazioni”. Manila aveva poi inviato una seconda protesta diplomatica alla Cina, il 14 aprile scorso, accusando Pechino di pescare illegalmente nell’area e di aver ammassato 240 navi nelle acque territoriali filippine. Più tardi, il 12 maggio, Manila ha dichiarato che vi fossero circa 300 imbarcazioni cinesi nelle acque contese.

A livello internazionale, le tensioni tra Manila e Pechino nel Mar Cinese Meridionale erano state oggetto di una sentenza della Corte di giustizia internazionale, il 12 luglio 2016, emessa a conclusione di un processo iniziato nel 2013. In quell’anno, Manila aveva denunciato Pechino per aver costruito isole artificiali nelle acque contese tra i due Paesi. In particolare, nel 2012, la Cina aveva sottratto il controllo sulle scogliere Scarborough alle Filippine dopo un periodo di stallo tra le parti, militarizzandole e depositandovi anche alcuni missili. Sulla base della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), la Corte Internazionale di Giustizia aveva invalidato le rivendicazioni cinesi, basate sulla cosiddetta Linea dei nove tratti, e si era espressa in favore delle Filippine, sostenendo che Pechino avesse violato la loro sovranità. La Cina si era rifiutata di partecipare al processo e non ha mai preso in considerazione e rispettato il suo esito.

In tale contesto, il presidente delle Filippine, Rodrigo Duterte, dalla sua ascesa alla guida del Paese, il 30 giugno 2016, ha sempre mantenuto buone relazioni con Pechino ed è stato spesso criticato per non aver richiesto alla Cina di rispettare la sentenza della Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia del 12 luglio 2016. Duterte è sempre stato riluttante a farlo, sostenendo che nel caso di un conflitto con la Cina per le questioni del Mar Cinese Meridionale, il proprio Paese avrebbe perso.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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